Archivio per la Categoria “Politica”

Cheap cocaine, a dry inhale, the pills that kill and take
the pain away

Così cantavano i mitici Pantera oltre dieci anni fa.
I giornalisti di Repubblica invece si accorgono oggi dell’”usanza” e titolano: Milano coca-market – spaccio ai ragazzini.
Si scandalizzano e fanno un articolo ingenuo, oltre che banale.
Si scandalizzano quando vedono una ragazza andare a comprare della droga, prendendosela col fatto che le nuove generazioni hanno perso gli ideali.
Non accettano il fatto che decenni di proibizionismo “all’italiana” stanno trasformando quello che era un semplice mercato nero in un malcostume generalizzato e pericoloso.
La legge cieca prodotta da persone del calibro di Giovanardi, che scrivono senza la benchè minima conoscenza del problema, hanno fatto lievitare il prezzo delle droghe leggere e crollare quello delle droghe pesanti, più leggere, quindi facilmente trasportabili, e soprattutto remunerative.
Da un punto di vista salutistico ci sono enormi differenze tra una “dose” (per usare il loro linguaggio) di cocaina e una “dose” di marijuana. Ma questo Giovanardi non lo vede, o non lo vuole vedere.
Anche per quanto riguarda assuefazione e rischio di taglio “sporco” ci sono enormi differenze, e anche in riferimento a questo Fini & co. preferiscono mettere due belle fette di prosciutto Parmacotto davanti alle pupille.
Quella ragazza che ha fatto il tiro di cocaina da dieci miseri euro avrà assunto sì e no, diciamo, il 30% di cocaina e il 70% di chissà che.
Aggiungiamo l’ipocrisia del fatto che l’alcool, che sia per effetti dopanti sia per quanto è poco salutare può certamente essere paragonato a marijuana ed hashish, ed è invece legale ed accettato dalle persone.
Quello che Giovanardi, Fini ed altri innominabili personaggi non arrivano a capire è che occorre EDUCARE, non proibire. Tutto ciò che è innato nelle persone, o frutto di male abitudini consolidate, è un problema assai delicato, e deve essere trattato con competenza.

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Ogni Paese ha il suo pitbull col rossetto.

Noi abbiamo Mariastella, che era quanto di peggio potesse capitare alla scuola italiana già derelitta.

Con le sue decisioni folli sta dando il colpo di grazia ad un’istituzione oltremodo disastrata.

Riassunto delle puntate precedenti: dopo i tagli ai fondi scolastici, ha annientato la SSIS, ridotto l’obbligo scolastico da 16 a 14 anni, tolto la possibilità al docente di scegliere i testi, istituito il maestro unico ed ora ridotto l’orario scolastico.

Senza muovere un dito per la riduzione del precariato o per arginare la famigerata “fuga dei cervelli”.

L’errore che compie è quello di considerare, dopo l’Università, anche la scuola pubblica come un’azienda, che deve produrre tanto.

Togliere la libertà di scelta all’insegnante significa che il governo centrale ha facoltà di scegliere i testi, dunque ha la possibilità di introdurre dei falsi storici, che verranno diffusi ad un’intera generazione su base nazionale.

La riduzione da 16 a 14 anni invece, giustificata in base ad un “allineamento con le medie europee”, serve ovviamente a risparmiare e come deterrente al prosieguo degli studi. Ovviamente l’allineamento con la media europea non è un buon motivo per renderci più ignoranti, in un Paese afflitto da scarsità delle risorse e che deve invece puntare proprio sulla formazione e sull’istruzione.

La riduzione dell’orario di lezione serve a risparmiare e a rendere un poco più ignoranti quelli che si avviano ad essere i sudditi di un regime che va delineandosi in maniera sempre più netta (ma che viene chiamato liberalismo, puah!).

Poi si parla di iniziare ad insegnare “internet” (che non è una materia scolastica, e che di per sè non vuol dire niente). Questo forse vuol dire che si insegnerà a chattare su msn o a navigare su Yahoo, tagliando qualche verso di Foscolo e qualche integrale.

La Gelmini parla sempre di ripristino della meritocrazia, proprio lei che ha ottenuto il titolo di avvocato in maniera del tutto discutibile.

Con un governo come questo, che sta riuscendo persino ad essere peggiore dei precedenti Berlusconi, l’Italia non va da nessuna parte.

L’informazione è completamente sbilanciata sul filo-governativo, dunque le cose che ho detto io, che sono fatti veri ed assolutamente verificabili, non vengono messi in risalto dalla stampa.

Occorre che ogni persona che sa si impegni a diffondere i fatti, in attesa che vengano tempi migliori.

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Su una cosa ho sempre concordato con le ideologie di destra: ed è che quando la situazione precipita nella sregolatezza ed i criteri di gestione della cosa pubblica vanno alla deriva, presi in ostaggio da mille correnti contrastanti e tutte sbagliate, c’è la necessità di un pò di sano pragmatismo.

Serve una gestione parca delle risorse pubbliche, occorre tirare la cinghia, fare economia, e fare come facevano i nostri nonni: rinunciare al superfluo.

Nel mio piccolo ho imparato, amministrando a dovere le mie (scarse) disponibilità economiche, ad ottimizzare il loro utilizzo per averne un alto rendimento.

Purtroppo l’Italia è un vecchio spendaccione, allora ciò che serve è una classe dirigente competente e che abbia a cuore la salvezza dell’Italia e degli italiani.

È proprio necessario arrivare ad una guerra civile o ad una rivoluzione per ottenere questo?

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Sbaglia chi sostiene che la democrazia sia la miglior forma di governo possibile.

Nulla è vero a prescindere. La “democrazia” italiana ne è un esempio. Se il comunismo è la dittatura del proletariato, la democrazia è la dittatura dell’ignoranza.

In effetti il sistema è fondato su un principio semplicistico e demagogico: ‘tutte le persone hanno pari importanza e la loro opinione ha pari valore nelle decisioni’.

L’applicazione di suddetto principio pareggia, di fatto, anche la forza-decisione delle persone, e vanifica gli sforzi che le persone fanno per tenersi informati.

Le persone non sono tenute ad essere informate, anzi, ci sono non pochi deterrenti. Uno sono i toni che vengono usati nei dibattiti. Volutamente, le forze politiche tendono a tenere un clima di tensione costante e al dire SEMPRE E COMUNQUE, in maniera spesso ipocrita, semplicemente IL CONTRARIO di ciò che ha detto l’avversario.
In tale situazione, la “barriera all’ingresso” dell’ignorante diventa invalicabile. Egli, o forse è meglio dire esso, vuole fidarsi di quello che dice il rappresentante, e farà  suoi gli argomenti del paladino, in maniera vacua e totalmente acritica.

Un altro deterrente è la qualità  dell’informazione, in cui si ritrova forte parzialità  ed in cui la componente indipendente, pressochè inesistente, fatica a sopravvivere in quanto le persone non ci si riconoscono, ed i partiti non le sostengono con la loro moneta.

A complicare le cose, la classe dirigente fa quel che può per sminuire il valore di chi detiene la conoscenza e non può essere sottoposto a controllo (il corpo docente) o di chi concorre ad avere un potere che, per definizione, deve essere fuori dalla giurisdizione della politica (la magistratura).

In un utopico sistema di voto corretto, le persone votano con cognizione di causa e, soprattutto, alcune di esse hanno maggior forza decisionale. Ovviamente la cosa è impossibile da implementare nel mondo reale.

Però si andrebbe in quella direzione se si facesse una sorta di quiz all’elettore. Esempio: l’elettore che non risponde o non sa ha capacità  di voto 1. L’elettore che conosce le cose che sta votando ha capacità  di voto 2 o 3.

La roadmap sarebbe: formare un organismo completamente indipendente che forma le domande e le sottopone, e far votare l’elettore mediante voto elettronico, cosa questa che farebbe risparmiare dei miliardi di euro.

Purtroppo tutto ciò non accadrà  mai.

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Sono Silvio. Ho la licenza d'uccidere.

Ciao, sono Bond. Silvio Bond.

Il popolo italiano mi ha conferito la licenza d’uccidere.

Ora che ho anche Giorgio dalla mia parte, finalmente non mi sento più perseguitato dalla magistratura.

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Amici fedeli, dopo una pausa di qualche mese dovuta a mille cose, mi viene da scrivere qualcosa riguardo qualche avvenimento dell’ultim’ora.

in sostanza, io mi sono isolato per un mesetto, e mi ritrovo con una nuova casa, un nuovo lavoro, un nuovo stile di vita e, purtroppo, anche con un nuovo governo ed un nuovo parlamento da far ridere i polli.

Ma che avete fatto (dico in generale): avete rieletto Berlusca e la sua ciurma? Non ne avete avuto abbastanza allora? Ok, se non altro avrò molto di cui scrivere nel futuro prossimo.

Potrei scrivere qualcosa sulla ministra pin-up, sulla compagine neo-fascista che deciderà  come spendere i miei soldi, sui secessionisti con poteri straordinari, sui ciarlatani che devono, nostro malgrado, essere presi sul serio, etc. etc.

All’ordine del giorno, vediamo… non ho che da scegliere!

La ministra-modella chiede più soldi per “le donne”, la xenofobia di Maroni che rischia di creare incidenti diplomatici seri a livello europeo, Travaglio che viene attaccato (senza essere però smentito) per aver detto che il nostro presidente del senato ha avuto rapporti con mafiosi, i giornali e le tele che si “dimenticano” chissà  come di CENTOMILA MORTI in Birmania…

E tutto questo, badate bene, solo OGGI!

Sono elettrizzato. Mi frego le mani. Stay tuned!

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Giulio con il suo compagno di giochi preferito

Quel gran pezzo dell’ubaldo del giulianone ne combina un’altra: cerca di passare dalla porta di servizio della politica.

I temi della sua proposta? Uno. No all’aborto. E la recessione economica? Non vorrà  mica risolvere tutto con un no all’aborto.

Quel che serve sono sì, i no sono distruttivi.

Scappa di fronte a Pannella, schermisce volgarmente con la Guzzanti, prega Berlusconi, e si accattiva Ruini e Mastella.

Propone la loro stessa minestra dialettica, che è una rivisitazione in chiave clerico-biologica del matematicissimo principio d’induzione:

se tu sei uomo, e ieri eri uomo, allora lo eri anche avantieri. Che poi prosegue con: se ieri eri uomo, e lo eri anche avantieri, allora lo eri anche il giorno prima.

Questo è il solo argomento (e che argomento) usato dai pro-life per difendere una posizione retrograda e traballante.

Se eri uomo appena nato, allora lo eri anche prima, da feto. E prima ancora, da embrione.

Ma la matematica non funziona come crede Ferrara, e nemmeno l’organismo umano: esso produce vari embrioni, dopodichè li seleziona. La maggior parte vanno via negli assorbenti, altri vengono spazzati via perchè inadeguati, o perchè troppi.

Allora come dare del feto a un minuscolo gruppetto di cellule, giacchè le probabilità  che esse diventino feto sono decisamente basse? O come dargli della persona, se non eseguendo una cantilena clericale che ormai conosciamo a memoria?

I motivi per cui mi schiero a favore dell’aborto legalmente tutelato, della pillola del giorno dopo e di tutti i sistemi anticoncezionali sono di natura sociale: la persona, quella vera, sviluppata, in un certo momento della vita sente il bisogno di procreare. Ã?Ë? questa la verità , ed è questa l’unica pulsione naturale che è meravigliosa.

Ma la società  genera continuamente strumenti per controllare la propria vita. La consapevolezza dell’uomo è cresciuta, e la razionalità  può sostituire gli istinti. Così possiamo decidere di non morire di peritonite, ma farci tirar via l’appendice in tempo. Oppure possiamo evitare di andare a caccia per mangiare, come il giulianone stesso dimostra. E possiamo decidere di interrompere una gravidanza, qualora le condizioni sociali, economiche o salutari non lo consentano.
Questo è un diritto assimilato dalla società  odierna, ed un diritto dato non è mai più revocabile se non con l’oppressione violenta. Si può abortire clandestinamente con un pò di “sano” prezzemolo, o con due calci ben assestati all’utero. Con rischio di collasso nel primo caso e di sterilità  nel secondo.

Vuole tornare a questo il servile direttore, che usa lo strumento informativo per farsi propaganda spudoratamente? Chissà  se sfrutterà  il faccione di Mastella, nomade politicamente emarginato, per guadagnare qualche sedia rinforzata a Montecitorio?

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L’attuale legge elettorale, la porcellum, non essendo nominativa, consegna ai partiti la facoltà  di scegliere la composizione del Parlamento.

Significa che, entro certi limiti, i partiti hanno facoltà  di collocare persone nei seggi, comunque vadano le votazioni.

Faccio un esempio: comunque vadano le elezioni, anche in caso di disfatta, Veltroni sa comunque di poter contare su un solido 25-30% di voti degli italiani, e così la sua controparte repubblicana.

In questa maniera sono stati investiti due baroni che hanno il potere di assegnare a loro piacimento non pochi seggi parlamentari, a occhio e croce direi circa la metà  di ciascun ramo.
Dopo le elezioni si assegnano i seggi in base a come sono andate le votazioni, ma sempre passando per la volontà  dei “baroni”.

Non vedo la democraticità  di un sistema in cui la volontà  dell’elettore sia trattata solo in termini quantitativi e non qualitativi.

Curiosamente, mi sono andato a leggere l’articolo 56 della Costituzione, che riguarda la Camera dei Deputati; ne cito il primo comma:

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

A voi quanto sembra diretto un sistema che consegna il potere, sotto forma di numero di voti, ad un barone che sceglie chi far sedere nell’ambita seggiola? Non occorre essere dei costituzionalisti per vedere che questa definizione cozza un pochino con quella voluta dai Padri Costituenti.

Ho un esempio da proporvi: è il discusso accordo fra radicali e pd. In base all’accordo, indipendentemente dall’esito delle urne, i radicali avranno 7 deputati e 2 senatori. Ai radicali non interessa l’esito delle votazioni. Forse è stato fatto anche per tenerli fuori dalla campagna elettorale?
In una proporzionale a liste bloccate il problema non ci sarebbe stato. Ci sarebbe stata una scheda con un elenco di nomi, e l’elettore avrebbe dovuto barrare il nome del suo candidato prediletto. Tuttavia un neo di questo sistema è il fatto che la gente scelga in base a simpatie o, peggio ancora, non conosca affatto i candidati e scelga senza avere gli elementi per farlo.

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Qualcuno mi definisce, perfino io stesso alle volte, maschilista.

Ma cos’è un pensiero, o un’azione, maschilista? Ci si può incantare sul termine, che evoca un ottuso difensore di una certa superiorità  sociale che va, via via, limandosi.

Niente di più sbagliato. Penso, ed ho sempre pensato, che occorre dare spazio ed autorità  alle donne come agli uomini capaci.

Maschilisti sono ben altri diffusi atteggiamenti, femminili quanto maschili.

Prendiamo ad esempio Gabriella Carlucci. Ecco, prendete quell’immagine lì, quella che vi è venuta in mente alla lettura del nome, e fissatela. Quanti di voi hanno pensato alla deputata di Forza Italia? E quanti hanno invece impressa chiaramente nella memoria una conduttrice un pò oca che gioca a far vedere la coscetta in trasparenza?
E soprattutto: chi è Gabriella Carlucci oggi? Ã?Ë? una deputata messa lì da Silvio, quel caro Silvio che si sbatte continuamente a dichiararsi in difesa delle donne come protagoniste della politica.

Gabriella Carlucci, evidentemente decerebrata, politicamente inesperta, è stata messa lì perchè famosa, e perchè bona, a sentir molti. Ma soprattutto per un semplice fatto che potrebbe sfuggire: il fatto è che non ragiona, ovvero che è una povera sciocca che sa a malapena girare la ruota e dire sì al padron Silvio da Arcore. Una yes-girl.
Ebbene, io ritengo estremamente maschilista questo concetto che (non solo Silvio) ha della donna. Ritengo maschilista il fatto che si scelga una candidata in base a quanta gente l’ha vista in televisione.

Dall’altro versante, c’è il modo che le donne hanno di porsi, ovvero per una ricerca della miglioria estetica, per un accentuamento e per un continuo rimarcare la differenza tra sessi. Una che per anni si fa ritrarre in televisione mostrando le tette non fa che cercare di guadagnare facili attenzioni dall’altro sesso, passando per vie erotiche che la natura mette a loro disposizione. Ad un prezzo: pagando il fatto di essere ricordate come delle portatrici di belle tette.

Questo atteggiamento, femminile, io lo faccio rientrare in un concetto allargato di maschilismo, ovvero una implicita soggezione femminile al sesso maschile detentore di potere, il genere “da sedurre”.

Da questa angolazione, se vengono paragonate due donne come la Carlucci e la Bonino, affiorano delle differenze sostanziali: la Bonino è una che ha fatto politica per tutta la vita, e che viene presa come un soggetto politico; la Carlucci fa politica dall’anno scorso, e viene invece presa come una soubrette prestata alla politica.

Terzo, è maschilista l’istituzione (bipartisan) delle “quote rosa”, ovvero della riserva di una quota di poltrone a sederini di donna. Se un’idea è buona, se un candidato è interessante, deve esserlo a prescindere dal genere in cui milita.

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Radicali Italiani