Archivio per la Categoria “Recensioni”

Quando vai a vedere un film di Moretti, non sai mai cosa aspettarti.

Quest’ultimo film ha molti punti a suo favore, e denota la volontà  da parte del regista di non tornare più sui suoi temi tanto cari degli esordi.

Anzitutto, nelle prime scene, un improbabile moretti s’improvvisa bagnino e salva una donna in mare. E senza usare controfigure. Chissà  quante volte sarà  stata girata quella scena.

Il film mi ricorda un periodo della vita in cui sono stato in quel personaggio. Andavo tutti i giorni nella stessa piazzetta. Per mesi.

Oddio, non ero del tutto volontario come Moretti, ero pressochè costretto, ma tuttavia ci andavo volentieri.

Ora capisco perchè i vescovi si son scagliati contro questo film: perchè erano invidiosi. Di Isabella Ferrari, ovvio. Si sarebbero dovuti scagliare di più contro quel “orca la madonna”, ma ormai una bestemmia non fa più notizia.

Magistrale la regia.

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Quella di oggi è stata per me una giornata dolorosa, per due motivi.

Il primo è che ho visto il film dei Simpson. Il secondo perchè mi è vacillata la stima (cinematografica) per il caro amico Quarkonio che l’ha definito “carino”.

E sì che volevo andare a vedere “espiazione”.

Gli episodi di quello che ho sempre definito uno dei due cartoons per i quali vale la pena vivere (l’altro è, ovviamente, south park), oltre ad aver sempre brillato per ritmo, intensità , e per una sorta di metafora-specchio della società  americana, non sono stati portati efficacemente al grande schermo.

Vuoi perchè, in certi momenti, si ha l’impressione che certe gag siano state inserite a mò di giunzione tra scene, vuoi per la diversità  caratteriale dei personaggi che noi tutti conosciamo (non mancano dei momenti sentimentali del tutto fuori luogo, homer che diventa intelligente d’un tratto, il rapporto homer-bart mutato, etc.), a violare norme caratteriali ormai assodate. Insomma, sembra che questa storia sia stata scritta da qualcun altro.

La sensazione più esatta che ho provato è stata che questo film è stato preparato TROPPO, cioè che sia stato preparato rifinendo particolari che dovevano invece esser lasciati grezzi.

Il ritmo caratteristico dei Simpson è alto, e per tenere il ritmo intenso per 90 minuti occorre qualcosa di più che una puntata da mezz’ora dilatata a tre mezz’ore.

Se i Simpson, per loro natura, non si prestano ad essere portati al cinema, non vedo perchè forzare la cosa.

Guardate Tex Willer. Saranno 40 anni che non si muove da quel suo fumetto che gli calza a pennello, e ancora molti lo leggono.

Voto: 4 e mezzo

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Un maestro e conoscitore del cinema come Tim Burton, non poteva trovare un modo peggiore di infangare la sua meritata fama. Il film inizia in modo ben poco coinvolgente, ma a lungo andare si rivela decisamente peggio. Il tedio di una fiaba trita regna sovrano per tutta la durata del film, con picchi indescrivibili.
I personaggi non trasmettono granchè di quel sentimentalismo che si cerca di rappresentare, e all’osservatore inerme si presenta una carrellata di storie infantili e bizzarre per nulla amalgamate tra loro, a tentare di riempire le due ore di vuotezza totale. Il film è infatti decisamente oblungo, e questo fa crollare ogni ritmo, oltre che le palpebre.
Il finale del film è inclassificabile quanto a pateticità  e banalità , e la sua visione è consigliata solo a chi, come me, è in cerca di temprare la propria forza di volontà  con sfide inarrivabili.
Lo sconsiglio vivamente a tutti gli organismi pluricellulari.

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Sto guardando “Magia Nuda”, uno shockumentary del ‘75 dei fratelli Castiglioni (gli stessi de Addio ultimo uomo, per chi fosse appassionato).

Tratta della tribù dei Mundari, un popolo di primitivi che dovrebbe abitare sulle coste del Nilo Bianco (Sudan, Uganda).

Dico dovrebbe perchè la mia fiducia nei Castiglioni è pressochè nulla, e su google, alla voce Mundari si trova che è un linguaggio indiano.

Non voglio annoiarvi con miei commenti, meglio lasciare spazio ai fotogrammi.

Eccovi i Mundari che fanno lo shampoo…

Shampoo Mundari

Questa è una famosa pratica sessuale Mundari…

Cunnilinguus

… che produce innegabili risultati!

Post Cunnilinguus

L’amore per la musica è forte nei Mundari

Danza

Un popolo che ha le scienze mediche infuse nella saggezza popolare. Qui vediamo un’applicazione dell’ostetricia

Ostetricia

Ma anche nella caccia, vediamo l’abilità  dei Mundari nel trasformare una giraffa chiusa…
Giraffa chiusa

…in giraffa aperta…

Giraffa aperta 1

…e non finisce qui…

Giraffa Aperta 2

…eccovi un’altra scena pittoresca.

Tartarughe

Non dimentichiamo che ai Mundari piace anche la carne d’elefante…

Elefante chiuso

…e che non hanno grossi problemi a macellarla.

Elefante aperto

Per quanti di voi fossero riusciti ad arrivare fin qui con la lettura, vi dico che tutto ciò, e anche di più, è avvenuto nei primi 18 minuti di visione. Dura un’ora e mezza. Il mio stomaco non ha retto oltre.

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Ã?Ë? tutto grasso che cola.

Se è vero che i tempi di Pulp Fiction sono ormai lontani, è anche vero che un buon regista non può rimanere statico.

Con questa pellicola, dalla storia un pò raffazzonata, Tarantino riesce comunque a cavare un film di grandi emozioni, grande fotografia (ne è il direttore), e con alcune idee assolutamente originali.

Da vero maestro dell’azione, ci regala certi momenti da cardiopalma, che contemporaneamente mantengono una dose di divertimento fuori dalla norma.

Resta da capire questa contrapposizione, ovviamente cercata, tra commedia classica americana e metafora sulla stessa. Ottimo uso dell’autoironia.

Da notare gli svariati riferimenti a suoi films, ma soprattutto l’omaggio a Takeshi Kitano.

Consigliatissimo

Voto: 8 e 1/2

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Regia: Ruggero Deodato

Anno: 1977

Trama: la storia (che ha pretese di essere vera) si sviluppa, se si sviluppa, nella jungla attorno a Manila, Filippine.

Un aereo effettua un atterraggio di fortuna in una radura. Il suo equipaggio è formato da tre uomini e una donna.

Durante il viaggio si parlava di una leggenda secondo cui nei pressi di quel posto viveva ancora una comunità  di selvaggi ancora all’età  della pietra.

Il resto della trama è così scontato che è come se lo sapeste già , ma lo riporto per completezza. Non si sa mai che qualcuno abbia abitato la luna negli ultimi cinquant’anni e non riesca ad immaginarlo.

Due tizi, tale Robert e Charlie, trovano un bivacco abbandonato, e capiscono che è un posto infestato dai cannibali. Appreso questo, Charlie trova che la prima cosa da fare sia lanciarsi nella jungla urlando senza meta. Robert genialmente lo segue e si perdono.

Quando fanno rientro al campo, è scurigato e non fa a volare. Durante la notte, la donna insiste per uscire a far pipì (o la cacca, non è specificato), e viene aggredita. Questo lo si intuisce dall’urlo che, a giudicare da quando è avvenuto, fa stimare che la distanza dall’aereo fosse sì o no tre metri.

I tre succitati se ne sbattono e si riaddormentano, impauriti dai cannibali.
La mattina susseguente, con calma, i tre si catapultano all’interno della jungla in una direzione casuale ed il pilota, arrampicatosi su uno qualsiasi del milione di alberi presente, rimane ucciso da una sfera costellata di punte. Una trappola. Gli indigeni piazzano una trappola su di un albero qualunque e ci azzeccano! Semplicemente ridicolo.
I due, disarmati ma sempre più motivati a ritrovare la loro compagna di viaggio viva e a salvarla da un’orda di cannibali, alla fine la trovano. Di più, sorprendono i selvaggi mentre consumano la troietta. Sono così abili da arrivare a pochi metri dalla verde sala da pranzo senza farsene accorgere.

Saputo questo rinunciano e costruiscono una zattera di fortuna che gli servirà  per lanciarsi in quello che inizialmente pare il Rio delle Amazzoni, e diventa ben presto un minuscolo torrente in piena. Tonti senza frontiere. Purtroppo i due non riescono ancora una volta a morire ma come due brocchi centrano in pieno l’unica roccia presente. La sorte avversa divide i due protagonisti. Qui si vede tutta la professionalità  di Robert, interpretato dal calzolaio di Deodato, con un’espressività  degna del portone di casa mia.

A questo punto Robert, affamato, mangia dei funghi velenosi e vomita (in maniera del tutto innaturale) quella che pare essere una spugna da bagno imbevuta in una specie di melma verdissima e fluorescente, che mi ha fatto tornare in mente Slimer.
L’inevitabile accade. Viene catturato dai cannibali e rinchiuso in una grotta. Qui la parte esilarante: i cannibali attendono la preda in una parete rocciosa ed iniziano a fare “Uh, uh, uh” in coro. Notare la sottile metafora della discendenza dell’uomo dalle scimmie. Ma fammi il piacere…

Questi cannibali non sono mica tanto all’età  della pietra, visto che hanno abbondanza di corde e conoscono l’uso delle carrucole alla perfezione. Qui entra in scena l’elemento chiave che colloca invariabilmente questo caccolavoro ai piani alti della gerarchia trash: le tette!

Arriva infatti la solita figa cannibale, ovviamente nuda, incuriosita dalle fattezze dell’americano. Nulla di fatto per ora.

Robert viene rinchiuso in un anfratto e i marmocchi ci pisciano sopra. Un pò ci speravo. Esiste una giustizia.

Arriva la bonazza di prima con fare guardingo e gli fa una sega da dietro il cancello. Inqualificabile.

Con un sotterfugio che non avrebbe ingannato neppure la panciera di Marisa Laurito, Robert riesce a fuggire trascinandosi la figa con se. Trascina che ti trascina, si immedesima nel ruolo e se la scopa con modi oltremodo barbari. Lei avrà  trovato la cosa perfettamente normale, tant’è che se ne innamora (almeno sembra) e va in giro a procurargli immangiabili bacche e altre schifezze. Vagamente maschilista. Un punto solo per questo.
Ma le sorprese non finiscono qui: gira che ti rigira, incontra nuovamente il minchione che guidava la zattera, con un ginocchio ferito, ovvero ricoperto di un trucco posticcio probabilmente riciclato dalla festa di Halloween del figlio di Deodato. *

In quel momento passa un elicottero ma non li vede.

I due, zoppica zoppica, riescono ad arrivare nelle vicinanze dell’aereo, quando vengono assaliti dai cannibali, che uccidono e SI MANGIANO la ragazza. Oggi gnocchi, anzi, gnocche. La sequenza quando mangiano la donna è estremamente trash, in quanto le fanno un buco in pancia e ne estraggono quello che noi sardi chiamiamo “centupillonisi”, ovvero frisciura de boi. Inoltre la aprono, ma è chiaramente un manichino malfatto.

A pancia piena, i due fuggono ma vengono nuovamente attaccati. Qui Robert si supera, uccidendo un cannibale e nutrendosi del suo fegato. L’altro stronzo zoppo, demoralizzato, viene trascinato da Robert fino all’aereo , che mette in moto e parte.

Charlie muore, Robert no, vivrà  felice e contento e FINALMENTE QUESTO FILMACCIO FINISCE.

Conclusioni:

Se questo film è una storia vera, lo è anche Cenerentola.

Mi stupisce come Deodato abbia potuto evolvere così verticalmente nei soli tre anni che separano la nascita di questo film e quella di Cannibal Holocaust. Le differenze stilistiche sono macroscopiche.

Gli attori che recitano in questo film sono dei cani. Probabilmente è un film prodotto sottocosto con attori dilettanti scelti dall’ufficio di collocamento. Non si spiega altrimenti.

Voti:

voto estetico: 1

voto trash: 7.5 + 1 = 8.5

* visto che ho tirato in ballo il figlio di Deodato, Saverio, ora dirò una piccola nota: è stato ignobilmente sfruttato dal padre a 4-5 anni per interpretare la parte di comparsa in “un’ondata di piacere”. Faceva un bambino in spiaggia.

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