Regia: Ruggero Deodato
Anno: 1977
Trama: la storia (che ha pretese di essere vera) si sviluppa, se si sviluppa, nella jungla attorno a Manila, Filippine.
Un aereo effettua un atterraggio di fortuna in una radura. Il suo equipaggio è formato da tre uomini e una donna.
Durante il viaggio si parlava di una leggenda secondo cui nei pressi di quel posto viveva ancora una comunità di selvaggi ancora all’età della pietra.
Il resto della trama è così scontato che è come se lo sapeste già , ma lo riporto per completezza. Non si sa mai che qualcuno abbia abitato la luna negli ultimi cinquant’anni e non riesca ad immaginarlo.
Due tizi, tale Robert e Charlie, trovano un bivacco abbandonato, e capiscono che è un posto infestato dai cannibali. Appreso questo, Charlie trova che la prima cosa da fare sia lanciarsi nella jungla urlando senza meta. Robert genialmente lo segue e si perdono.
Quando fanno rientro al campo, è scurigato e non fa a volare. Durante la notte, la donna insiste per uscire a far pipì (o la cacca, non è specificato), e viene aggredita. Questo lo si intuisce dall’urlo che, a giudicare da quando è avvenuto, fa stimare che la distanza dall’aereo fosse sì o no tre metri.
I tre succitati se ne sbattono e si riaddormentano, impauriti dai cannibali.
La mattina susseguente, con calma, i tre si catapultano all’interno della jungla in una direzione casuale ed il pilota, arrampicatosi su uno qualsiasi del milione di alberi presente, rimane ucciso da una sfera costellata di punte. Una trappola. Gli indigeni piazzano una trappola su di un albero qualunque e ci azzeccano! Semplicemente ridicolo.
I due, disarmati ma sempre più motivati a ritrovare la loro compagna di viaggio viva e a salvarla da un’orda di cannibali, alla fine la trovano. Di più, sorprendono i selvaggi mentre consumano la troietta. Sono così abili da arrivare a pochi metri dalla verde sala da pranzo senza farsene accorgere.
Saputo questo rinunciano e costruiscono una zattera di fortuna che gli servirà per lanciarsi in quello che inizialmente pare il Rio delle Amazzoni, e diventa ben presto un minuscolo torrente in piena. Tonti senza frontiere. Purtroppo i due non riescono ancora una volta a morire ma come due brocchi centrano in pieno l’unica roccia presente. La sorte avversa divide i due protagonisti. Qui si vede tutta la professionalità di Robert, interpretato dal calzolaio di Deodato, con un’espressività degna del portone di casa mia.
A questo punto Robert, affamato, mangia dei funghi velenosi e vomita (in maniera del tutto innaturale) quella che pare essere una spugna da bagno imbevuta in una specie di melma verdissima e fluorescente, che mi ha fatto tornare in mente Slimer.
L’inevitabile accade. Viene catturato dai cannibali e rinchiuso in una grotta. Qui la parte esilarante: i cannibali attendono la preda in una parete rocciosa ed iniziano a fare “Uh, uh, uh” in coro. Notare la sottile metafora della discendenza dell’uomo dalle scimmie. Ma fammi il piacere…
Questi cannibali non sono mica tanto all’età della pietra, visto che hanno abbondanza di corde e conoscono l’uso delle carrucole alla perfezione. Qui entra in scena l’elemento chiave che colloca invariabilmente questo caccolavoro ai piani alti della gerarchia trash: le tette!
Arriva infatti la solita figa cannibale, ovviamente nuda, incuriosita dalle fattezze dell’americano. Nulla di fatto per ora.
Robert viene rinchiuso in un anfratto e i marmocchi ci pisciano sopra. Un pò ci speravo. Esiste una giustizia.
Arriva la bonazza di prima con fare guardingo e gli fa una sega da dietro il cancello. Inqualificabile.
Con un sotterfugio che non avrebbe ingannato neppure la panciera di Marisa Laurito, Robert riesce a fuggire trascinandosi la figa con se. Trascina che ti trascina, si immedesima nel ruolo e se la scopa con modi oltremodo barbari. Lei avrà trovato la cosa perfettamente normale, tant’è che se ne innamora (almeno sembra) e va in giro a procurargli immangiabili bacche e altre schifezze. Vagamente maschilista. Un punto solo per questo.
Ma le sorprese non finiscono qui: gira che ti rigira, incontra nuovamente il minchione che guidava la zattera, con un ginocchio ferito, ovvero ricoperto di un trucco posticcio probabilmente riciclato dalla festa di Halloween del figlio di Deodato. *
In quel momento passa un elicottero ma non li vede.
I due, zoppica zoppica, riescono ad arrivare nelle vicinanze dell’aereo, quando vengono assaliti dai cannibali, che uccidono e SI MANGIANO la ragazza. Oggi gnocchi, anzi, gnocche. La sequenza quando mangiano la donna è estremamente trash, in quanto le fanno un buco in pancia e ne estraggono quello che noi sardi chiamiamo “centupillonisi”, ovvero frisciura de boi. Inoltre la aprono, ma è chiaramente un manichino malfatto.
A pancia piena, i due fuggono ma vengono nuovamente attaccati. Qui Robert si supera, uccidendo un cannibale e nutrendosi del suo fegato. L’altro stronzo zoppo, demoralizzato, viene trascinato da Robert fino all’aereo , che mette in moto e parte.
Charlie muore, Robert no, vivrà felice e contento e FINALMENTE QUESTO FILMACCIO FINISCE.
Conclusioni:
Se questo film è una storia vera, lo è anche Cenerentola.
Mi stupisce come Deodato abbia potuto evolvere così verticalmente nei soli tre anni che separano la nascita di questo film e quella di Cannibal Holocaust. Le differenze stilistiche sono macroscopiche.
Gli attori che recitano in questo film sono dei cani. Probabilmente è un film prodotto sottocosto con attori dilettanti scelti dall’ufficio di collocamento. Non si spiega altrimenti.
Voti:
voto estetico: 1
voto trash: 7.5 + 1 = 8.5
* visto che ho tirato in ballo il figlio di Deodato, Saverio, ora dirò una piccola nota: è stato ignobilmente sfruttato dal padre a 4-5 anni per interpretare la parte di comparsa in “un’ondata di piacere”. Faceva un bambino in spiaggia.