Archivio per la Categoria “Riflessioni”
Amici fedeli, dopo una pausa di qualche mese dovuta a mille cose, mi viene da scrivere qualcosa riguardo qualche avvenimento dell’ultim’ora.
in sostanza, io mi sono isolato per un mesetto, e mi ritrovo con una nuova casa, un nuovo lavoro, un nuovo stile di vita e, purtroppo, anche con un nuovo governo ed un nuovo parlamento da far ridere i polli.
Ma che avete fatto (dico in generale): avete rieletto Berlusca e la sua ciurma? Non ne avete avuto abbastanza allora? Ok, se non altro avrò molto di cui scrivere nel futuro prossimo.
Potrei scrivere qualcosa sulla ministra pin-up, sulla compagine neo-fascista che deciderà come spendere i miei soldi, sui secessionisti con poteri straordinari, sui ciarlatani che devono, nostro malgrado, essere presi sul serio, etc. etc.
All’ordine del giorno, vediamo… non ho che da scegliere!
La ministra-modella chiede più soldi per “le donne”, la xenofobia di Maroni che rischia di creare incidenti diplomatici seri a livello europeo, Travaglio che viene attaccato (senza essere però smentito) per aver detto che il nostro presidente del senato ha avuto rapporti con mafiosi, i giornali e le tele che si “dimenticano” chissà come di CENTOMILA MORTI in Birmania…
E tutto questo, badate bene, solo OGGI!
Sono elettrizzato. Mi frego le mani. Stay tuned!
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Qualcuno mi definisce, perfino io stesso alle volte, maschilista.
Ma cos’è un pensiero, o un’azione, maschilista? Ci si può incantare sul termine, che evoca un ottuso difensore di una certa superiorità sociale che va, via via, limandosi.
Niente di più sbagliato. Penso, ed ho sempre pensato, che occorre dare spazio ed autorità alle donne come agli uomini capaci.
Maschilisti sono ben altri diffusi atteggiamenti, femminili quanto maschili.
Prendiamo ad esempio Gabriella Carlucci. Ecco, prendete quell’immagine lì, quella che vi è venuta in mente alla lettura del nome, e fissatela. Quanti di voi hanno pensato alla deputata di Forza Italia? E quanti hanno invece impressa chiaramente nella memoria una conduttrice un pò oca che gioca a far vedere la coscetta in trasparenza?
E soprattutto: chi è Gabriella Carlucci oggi? Ã?Ë? una deputata messa lì da Silvio, quel caro Silvio che si sbatte continuamente a dichiararsi in difesa delle donne come protagoniste della politica.
Gabriella Carlucci, evidentemente decerebrata, politicamente inesperta, è stata messa lì perchè famosa, e perchè bona, a sentir molti. Ma soprattutto per un semplice fatto che potrebbe sfuggire: il fatto è che non ragiona, ovvero che è una povera sciocca che sa a malapena girare la ruota e dire sì al padron Silvio da Arcore. Una yes-girl.
Ebbene, io ritengo estremamente maschilista questo concetto che (non solo Silvio) ha della donna. Ritengo maschilista il fatto che si scelga una candidata in base a quanta gente l’ha vista in televisione.
Dall’altro versante, c’è il modo che le donne hanno di porsi, ovvero per una ricerca della miglioria estetica, per un accentuamento e per un continuo rimarcare la differenza tra sessi. Una che per anni si fa ritrarre in televisione mostrando le tette non fa che cercare di guadagnare facili attenzioni dall’altro sesso, passando per vie erotiche che la natura mette a loro disposizione. Ad un prezzo: pagando il fatto di essere ricordate come delle portatrici di belle tette.
Questo atteggiamento, femminile, io lo faccio rientrare in un concetto allargato di maschilismo, ovvero una implicita soggezione femminile al sesso maschile detentore di potere, il genere “da sedurre”.
Da questa angolazione, se vengono paragonate due donne come la Carlucci e la Bonino, affiorano delle differenze sostanziali: la Bonino è una che ha fatto politica per tutta la vita, e che viene presa come un soggetto politico; la Carlucci fa politica dall’anno scorso, e viene invece presa come una soubrette prestata alla politica.
Terzo, è maschilista l’istituzione (bipartisan) delle “quote rosa”, ovvero della riserva di una quota di poltrone a sederini di donna. Se un’idea è buona, se un candidato è interessante, deve esserlo a prescindere dal genere in cui milita.
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Nei call-center troviamo oggi i luoghi di maggiore sfruttamento delle povere lavoratrici (le donne spopolano in questo settore, infatti) che lo popolano.Vi racconto l’ennesimo sotterfugio organizzato dalla classe borghese ai danni di poveri ragazzi, prostrati dalla disoccupazione e dall’eccesso di consumismo.
I contratti che vengono proposti ai ragazzi prevedono un guadagno unicamente in base al numero di contratti stipulati. Se produci zero prendi zero. E questo potrebbe sembrare, a prima vista, una forma di concetto meritocratico. Che ha una pecca nascosta, e sta negli elenchi forniti al personale.
Essendo totalmente svalutato il tempo del dipendente, il padrone non punta a fornire degli elenchi che abbiano una forte densità di potenziali clienti, in quanto non paga A TEMPO.
Il povero dipendente, dunque, per avere uno stipendio quasi decente è costretto a lavorare una quantità di tempo superiore, colmando così la mancanza del suo datore di lavoro, che ottiene elenchi di bassa qualità a prezzo prossimo allo zero.
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Su Repubblica.it, le prime tre notizie dell’home page (che corrispondono alla ‘prima pagina’ della versione cartacea) erano: una sull’aborto, una sulla crisi di governo ed una di Carla Bruni e Sarkozy.
Come a dire che non c’è altro da dire, se non rivelare frivoli dettagli privati di una relazione privata tra due personaggi pubblici. Pochi minuti dopo è stata tolta e declassata, per lasciar spazio a una notizia sulla canzone “Volare” di Modugno, che credevo volata via da tempo.
Se questa è l’informazione che ci meritiamo, ora capisco perchè la gente sia così ignorante.
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Per quanto la mia indole possa sembrare, perfino a me, del tutto solitaria, pur’io possiedo alcuni istinti che, se qualcuno chiama “voglia d’amore” o “mancanza di calore umano”, io chiamo semplicemente “desiderio di avere qualcuno con cui scambiare due chiacchiere ed in cui ficcare la mazza”. Per quanto il mio gretto linguaggio possa essere deprecabile, esso è l’unico ad esprimere totalmente il mio punto di vista sulla questione. Ed in fondo, è a questo che serve il linguaggio.
Forse la mia sensibilità è così fine da non poter “ricercare l’amore”, in quanto è qualcosa di così spontaneo e profondo che non va ricercato, ma deve nascere senza forzature, bilateralmente. Per altri (o meglio, altre), all’opposto, non ho alcunchè da offrire rispetto a ciò che esse ricercano, dunque generalmente m’ignorano.
Purtuttavia, pochi giorni fa è avvenuta l’eccezione. Una plurale (non affatto singolare) ragazzotta, decide di frequentarmi per capire se il connubio potesse essere fattibile.
A mio avviso ovviamente non lo era, ma lo era almeno al punto summenzionato da me ricercato. In mancanza d’altro, invero.
Nelle conversazioni con la giovane mi è sfuggito di bocca che mi piace (sebbene non lo faccia abbastanza spesso, e comunque con scarsi risultati) lo scrivere, e lo scrivere in particolar modo racconti e poesie.
Non ho avuto l’impulso, nè il bisogno di precisare che tipo di racconti e poesie, che come ben sapete non ha molto a che spartire con l’arte che fu dell’Alfieri e del Foscolo.
Nè ha molto a che spartire con la damigella in questione, la quale, ignara del rischio a cui si espose, mi dimandò di scrivere per ella dei versi.
Ora, posto che la mia conoscenza della tizia si fermava a poco oltre il suo nome, neppure completo, mi chiedo anzitutto cosa scrivere, ma soprattutto: cosa s’aspettava ella dalla mia contorta mente?
Forse una mezza dozzina di versi in rima del tutto banali e privi d’entusiasmo? Non è nel mio stile.
Preso da un lampo di senno, glielo risparmiai, soprattutto perchè scrivendo non so esser altro che sincero.
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Lo spunto da cui parte il ragionamento odierno è una mail, giunta dal sindaco, in cui si pubblicizza un progetto denominato “corsi di autoimprenditorialità femminile”.
La prima cosa che mi balza in mente è che non può un’istituzione creare dei corsi ed escludere gli uomini. Questo per un fatto di pari opportunità .
Mi sembra che le donne attualmente non siano affatto precluse dalla vita politica ed economica, tutt’altro. Il compito delle femministe può dirsi concluso con successo.
In questo momento è il mondo maschile ad avere una flessione. Quello che vorrei comunicare è che proprio atteggiamenti demagogici come questi corsi che ho menzionato, o quelli delle “quote rosa”, siano i principali fautori di una presunta soggezione femminile nei confronti del mondo maschile, in quanto rimarcano la differenza.
A fare la calza!
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Se è vero che i politici sono lo specchio della civiltà che rappresentano, è vero a maggior ragione che la televisione è lo specchio della popolazione sua spettatrice.
Mi spiego: la “classe dirigente” (o, per meglio dire, classe digerente) ha interesse a dare dei sedativi psicologici al popolo che vuole sedurre, se non pilotare. Questi sedativi sono rappresentati da programmi televisivi standard volti a distogliere l’attenzione dai problemi reali e a dare un’illusione di benessere. L’aspetto più subdolo di tale macchinazione è che si costruiscono i programmi in maniera tale che si crei una sorta di dipendenza da essi.
Ieri si è svolto un teatrino che ha dell’assurdo, durante l’apertura della prima puntata di Miss Italia, condotta da due personaggi che dovrebbero essere destinati al macero.
Vogliono farci credere che la permalosa Goggi se la sia presa in maniera plateale con il primo caso di alzheimer mai scoperto, Bongiorno, per una questione ridicola.
Ma io non sono disposto a crederlo per una serie di motivi:
- la riesumata Goggi in questo modo avrebbe posto la parola fine sulla sua carriera da pseudo-presentatrice fallita
- uno spettacolo come Miss Italia viene preparato scrupolosamente per mesi, non ci sono MAI imprevisti
- occorreva trovare un “petardo” ad inizio show che facesse salire gli ascolti, vista la decadenza inarrestabile di una boiata qual’è Miss Italia
- chi avrebbe fatto una scenata tanto eclatante, per poi tornare così ingloriosamente sui suoi passi (per poi lasciarsi andare in tali e tanti sorrisoni falsissimi)?
La verità è che si cercano “cose da far succedere” per catturare lo spettatore ingenuo e credulone.
Mi sembra che chi guarda la televisione in maniera acritica e si beve tutte le baggianate che gli si propinano (spendendo talvolta la propria vita in questa passiva attività ), si collochi volontariamente in una situazione da “The Truman Show”.
Vi lascio con una domanda: la classe gerontocratica al comando, sia a livello politico sia televisivo, ha grossomodo tutta la stessa età , ovvero dai 60 in su. Questo significa che, nell’arco di un periodo imminente e probabilmente breve, morirà più o meno in blocco.
Non vi nascondo di agognare quel momento; ma poi, cosa succederà ?
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E’ recente la notizia che, la vecchia aquila della politica italiana (peggio: europea), Franco Frattini, ha avuto l’idea risolutiva per combattere il terrorismo: vi concedo qualche secondo prima di leggerla, in maniera tale che possiate liberare le vostre menti.
[...]
L’idea dell’arguto Franco è semplicemente geniale: bloccare sui motori di ricerca le ricerche che abbiano a che fare keywords come “bomba”, “genocidio”, “terrorismo” etc. etc.
Già intravedo, nella mente del fine europarlamentare (che proporrei come erede di Leonardo da Vinci) l’istituzione di una apposita commissione europarlamentare che selezioni un esteso vocabolario con le parole giudicate… pericolose.
Eh sì, un colpo mortale al terrorismo, che non saprà più come trovare le informazioni di cui necessita.
Ohh, scusate, ho detto una parole di troppo. Ho detto INFORMAZIONE! Già perchè in realtà l’unica cosa che verrà colpita sarà in realtà quella: l’informazione.
Nessuno di noi, se venisse approvata la follia frattiniana, potrebbe andare a cercare materiale di approfondimento storico. Il responsabile di Google gli ha risposto in maniera eloquente: gli ha detto “Frattini, POOOOBAAAA”.
Di recente, il governo cinese ha stretto un accordo con la stessa Google, per stilare una policy secondo cui le ricerche su questioni invise al governo (es. “democrazia”) venissero bloccate. E stavolta Google ha ceduto.
Questo è vero terrorismo: è terrorismo politico ed informativo.
L’episodio mi porta alla mente un fatto altrettanto grave, avvenuto negli anni 90.
Il crittografo Phil Zimmermann inventò l’algoritmo crittografico PGP. Era una algoritmo assolutamente robusto, basato su chiave asimmetrica, tuttora utilizzatissimo nelle sue molte varianti.
Phil venne formalmente indagato dalla magistratura statunitense per aver favorito lo spionaggio, ed il suo algoritmo venne considerato alla stregua di una scatola di munizioni (!). Fonte
In sostanza, i politici, contro ogni logica, tendono ad occultare l’informazione, ed evidentemente la considerano una strada praticabile.
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Per trattare opportunamente il tema, occorre però illuminarlo da un altro punto di vista: ovvero se questa strategia proibizionista dell’informazione funzioni o meno.
Ancora una volta ricorrerò a paragoni informatici (chi di informatica ferisce,…).
Come molti di voi sapranno, i sistemi operativi sono software esposti a possibili bug di sicurezza. Un bug è un errore nella programmazione che fa funzionare male il software o, nei casi peggiori, permette di fargli fare operazioni sgradite.
Viviamo in un’epoca in cui sono altamente sviluppati due modelli di sviluppo software: quello proprietario e quello collaborativo.
Quello proprietario è paragonabile alla monarchia: un’azienda detiene il controllo sul codice sorgente e lei sola può modificare il software, lei sola dunque può tappare i buchi di sicurezza.
Quello collaborativo è invece paragonabile alla democrazia: chiunque può modificare il software ed il codice sorgente è disponibile all’intera comunità mondiale. Chiunque può tappare un baco di sicurezza, a patto di averne le capacità .
Apparentemente, quello collaborativo sembrerebbe il più soggetto ad attacchi di natura distruttiva: sarebbe infatti sufficiente studiare il codice sorgente per scovarne falle. Peggio: sarebbe sufficiente stare in ascolto dei messaggi della community per attaccare i bugs scovati da altri.
Eppure la storia ci dice che non è così che va. La presenza di una rete in cui chi scova una falla lo comunica a tutti fa sì che si inneschi un meccanismo che fa correggere il baco in men che non si dica.
E per fortuna coloro che hanno intenzioni maligne sono molti meno di coloro che hanno intenzioni benigne (questo è evidente, altrimenti il software collaborativo non esisterebbe proprio).
Chiunque si occupi un minimo di sicurezza sa che, storicamente, i migliori sistemi operativi sono quelli prodotti in maniera cooperativa (BSD, Linux…).
Altro esempio: alcuni sostengono che non si debbano raccontare nei telegiornali i sistemi che i trafficanti adottano per occultare la droga.
Perfettamente inutile: tutti devono essere informati, e così facendo si informano anche le forze dell’ordine, che possono cercare meglio.
Per riallacciarmi al discorso, vorrei sostenere la tesi che è perfettamente inutile e direi perfino puerile cercare di fermare un qualunque meccanismo mediante il blocco delle informazioni.
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Malgrado i miei tentativi di mutare in direzione opposta, di evolvermi, sono e rimango un introverso, uno che cela gran parte delle emozioni che prova.
Da quel che mi pare di vedere, dalle reazioni di coloro i quali interagiscono con me, mi sembra pure di riuscirci molto bene, benchà© trovi stupide e dissennate le motivazioni ed inesistente il fine.
Non starò qui a dissertare oltre sulla mia natura, giacchà© non la conosco a sufficienza.
Vorrei usare questo spazio in maniera migliore, parlandovi di un episodio successo poc’anzi.
Ho provato, per un istante, sincero schifo per una persona umana. Vi è mai successo?
Ebbene sì. Schifo. La persona era di fronte a me, il suo aspetto era gradevole, il suo sguardo era sfuggente.
Ha pronunciato una frase talmente indegna che la mia scabrosa fantasia non avrebbe saputo concepire.
Di fronte a me stava l’immagine di un essere, animale, a poca distanza dai miei occhi, e mi ha fatto per un istante interrogare se quello che accadeva fosse reale o fosse una mia distorsione percettiva.
Lo schifo è una sensazione profonda, fine. Non è odio, nà© carenza di simpatia. E’ disgusto, disprezzo.
Ho provato schifo per una persona, perchà© in meno di un secondo ha dimostrato la totale inesistenza in essa di sentimenti umani, che io ritengo voluta, artificiosa.
Ho provato altresì schifo per tutti i presenti, me compreso, che hanno sopportato che venisse espresso un concetto di tale bassezza sorvolando.
Gli atteggiamenti indegni sono la causa della mancanza di aderenza con la natura della società umana.
Occorre reagire sul momento. Mi ripropongo di farlo nel futuro. Almeno potrei smettere di provar schifo di me stesso.
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