Ogni Paese ha il suo pitbull col rossetto.
Noi abbiamo Mariastella, che era quanto di peggio potesse capitare alla scuola italiana già derelitta.
Con le sue decisioni folli sta dando il colpo di grazia ad un’istituzione oltremodo disastrata.
Riassunto delle puntate precedenti: dopo i tagli ai fondi scolastici, ha annientato la SSIS, ridotto l’obbligo scolastico da 16 a 14 anni, tolto la possibilità al docente di scegliere i testi, istituito il maestro unico ed ora ridotto l’orario scolastico.
Senza muovere un dito per la riduzione del precariato o per arginare la famigerata “fuga dei cervelli”.
L’errore che compie è quello di considerare, dopo l’Università, anche la scuola pubblica come un’azienda, che deve produrre tanto.
Togliere la libertà di scelta all’insegnante significa che il governo centrale ha facoltà di scegliere i testi, dunque ha la possibilità di introdurre dei falsi storici, che verranno diffusi ad un’intera generazione su base nazionale.
La riduzione da 16 a 14 anni invece, giustificata in base ad un “allineamento con le medie europee”, serve ovviamente a risparmiare e come deterrente al prosieguo degli studi. Ovviamente l’allineamento con la media europea non è un buon motivo per renderci più ignoranti, in un Paese afflitto da scarsità delle risorse e che deve invece puntare proprio sulla formazione e sull’istruzione.
La riduzione dell’orario di lezione serve a risparmiare e a rendere un poco più ignoranti quelli che si avviano ad essere i sudditi di un regime che va delineandosi in maniera sempre più netta (ma che viene chiamato liberalismo, puah!).
Poi si parla di iniziare ad insegnare “internet” (che non è una materia scolastica, e che di per sè non vuol dire niente). Questo forse vuol dire che si insegnerà a chattare su msn o a navigare su Yahoo, tagliando qualche verso di Foscolo e qualche integrale.
La Gelmini parla sempre di ripristino della meritocrazia, proprio lei che ha ottenuto il titolo di avvocato in maniera del tutto discutibile.
Con un governo come questo, che sta riuscendo persino ad essere peggiore dei precedenti Berlusconi, l’Italia non va da nessuna parte.
L’informazione è completamente sbilanciata sul filo-governativo, dunque le cose che ho detto io, che sono fatti veri ed assolutamente verificabili, non vengono messi in risalto dalla stampa.
Occorre che ogni persona che sa si impegni a diffondere i fatti, in attesa che vengano tempi migliori.
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