
Quel gran pezzo dell’ubaldo del giulianone ne combina un’altra: cerca di passare dalla porta di servizio della politica.
I temi della sua proposta? Uno. No all’aborto. E la recessione economica? Non vorrà mica risolvere tutto con un no all’aborto.
Quel che serve sono sì, i no sono distruttivi.
Scappa di fronte a Pannella, schermisce volgarmente con la Guzzanti, prega Berlusconi, e si accattiva Ruini e Mastella.
Propone la loro stessa minestra dialettica, che è una rivisitazione in chiave clerico-biologica del matematicissimo principio d’induzione:
se tu sei uomo, e ieri eri uomo, allora lo eri anche avantieri. Che poi prosegue con: se ieri eri uomo, e lo eri anche avantieri, allora lo eri anche il giorno prima.
Questo è il solo argomento (e che argomento) usato dai pro-life per difendere una posizione retrograda e traballante.
Se eri uomo appena nato, allora lo eri anche prima, da feto. E prima ancora, da embrione.
Ma la matematica non funziona come crede Ferrara, e nemmeno l’organismo umano: esso produce vari embrioni, dopodichè li seleziona. La maggior parte vanno via negli assorbenti, altri vengono spazzati via perchè inadeguati, o perchè troppi.
Allora come dare del feto a un minuscolo gruppetto di cellule, giacchè le probabilità che esse diventino feto sono decisamente basse? O come dargli della persona, se non eseguendo una cantilena clericale che ormai conosciamo a memoria?
I motivi per cui mi schiero a favore dell’aborto legalmente tutelato, della pillola del giorno dopo e di tutti i sistemi anticoncezionali sono di natura sociale: la persona, quella vera, sviluppata, in un certo momento della vita sente il bisogno di procreare. Ã?Ë? questa la verità , ed è questa l’unica pulsione naturale che è meravigliosa.
Ma la società genera continuamente strumenti per controllare la propria vita. La consapevolezza dell’uomo è cresciuta, e la razionalità può sostituire gli istinti. Così possiamo decidere di non morire di peritonite, ma farci tirar via l’appendice in tempo. Oppure possiamo evitare di andare a caccia per mangiare, come il giulianone stesso dimostra. E possiamo decidere di interrompere una gravidanza, qualora le condizioni sociali, economiche o salutari non lo consentano.
Questo è un diritto assimilato dalla società odierna, ed un diritto dato non è mai più revocabile se non con l’oppressione violenta. Si può abortire clandestinamente con un pò di “sano” prezzemolo, o con due calci ben assestati all’utero. Con rischio di collasso nel primo caso e di sterilità nel secondo.
Vuole tornare a questo il servile direttore, che usa lo strumento informativo per farsi propaganda spudoratamente? Chissà se sfrutterà il faccione di Mastella, nomade politicamente emarginato, per guadagnare qualche sedia rinforzata a Montecitorio?