Il Napoleone del Marketing

December 14th, 2009

La cosa che mi ha colpito più profondamente, sapete qual è stata?
Riguardatelo pure, il video.
Riguardatelo ancora e ancora.
Dopo essere stato colpito ed allontanato verso la macchina dai servizi di sicurezza, si solleva con tutte le sue forze con un unico intento…
Quello di mostrare la faccia insanguinata alla gente ed alle telecamere.
Così facendo ottiene, peraltro, esattamente ciò che vuole ottenere, cioè trasformarsi in vittima e in protagonista in un unico gesto che lo consacrerà per sempre a Maestro Assoluto di Propaganda.
Quel gesto è contrario ad ogni senso logico (ti spaccano la faccia, le tue guardie del corpo ti mettono al sicuro, che cazzo ti riaffacci verso la folla a fare? Ah, dimenticavo: sei cristiano… stavi porgendo l’altra guancia…) e senso istituzionale (è tuo dovere proteggere te stesso in quanto Presidente del Consiglio, evitando quindi di esporti a rischi inutili), mentre si giustifica solo nell’ottica in cui il personaggio voglia fare visual marketing.
Quel gesto (operazione) ha permesso di associare al volto di Berlusconi quello di una vittima (che veramente poco gli si addice)…
Eppure è lì, e parla allo stomaco degli italiani.
Stravagante il decorso degli eventi: va via con una borsa del ghiaccio, arriva in ospedale fra le dichiarazioni deliranti, ma dopo due ore arrivano i bollettini medici che parlano di TAC, prognosi riservata per 15 giorni, lacero-contusione, emorragie interne ed esterne, denti rotti, il tutto condito da un nugolo di dichiarazioni iperrealistiche del Mastro Propaganda (e del suo entourage).
“La battaglia politica non dovrebbe mai diventare violenza”, si sente riecheggiare sui media. Peccato che nessuna battaglia politica si sia trasformata in violenza.
L’attentatore è uno psicopatico, in cura da una decina d’anni e leggende fin’ora non smentite ci dicono che sarebbe addirittura un tesserato PDL. Nessun Leninista, niente politica. Peccato, provate con un’altra cazzata.
“Questo è il frutto della campagna di odio nei miei confronti”, “questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania”, ha tuonato il Biscione dall’ospedale, toccando il culo alle infermiere.
Nessuno, però, ha portato avanti una campagna d’odio contro l’ospedalizzato di Arcore: è lui che da giorni non fai altro che insultare tutte le Istituzioni Italiane, dalla Magistratura al Quirinale, dal Parlamento alla scuola, dai lavoratori ai pensionati; esaspera i toni e sputa calunnie e veleni attraverso i suoi giornali e le sue televisioni.
Coloro che accusa non fanno altro che chiedergli, in coro, delucidazioni sulle sue malefatte (di cui si hanno riscontri documentali ma non si riesce a dimostrarle in tribunale perché da 15 anni si fa o si fa fare leggi apposite per non essere condannato).
Fare domande significa mettere in piedi una campagna d’odio?
O forse omettere le risposte, calunniare, diffamare, occupare e congestionare impunemente e illecitamente le istituzioni è un atto che ingenera tensione sociale e violenza?
E ancora, capisco che sia stata una bella botta, ma questo flipper di cazzate non lo sparava pure prima?
Non mi stupisce, devo tristemente dire, la sovrabbondanza di italiani che (alcuni dopo averlo votato) simpatizzano criminalmente con tale gesto e arrivano addirittura a conferirgli valore politico: ma è solo il gesto di un delinquente, e chiedo a voi intellettualmente complici, se avete veramente bisogno di un gesto simile per avere la meglio su un omuncolo così squallido.
Allora vi dico che Berlusconi non è una colpa: è la scusa.
La vostra scusa preferita.
Lo scudo che vi ha permesso di non prendervi nessuna responsabilità, speculare sui condoni, frodare il fisco, mettervi dalla parte del potere.
Simpatizzando con quel gesto vi fate carnefici, vi trasformate in tanti piccoli Berlusconcini.
Evitiamo di auto-alimentare questo delirio e non confondiamo le acque: quello che è accaduto non ha niente a che vedere con la politica.
C’è stato solo un comizio a cui sfortunatamente ha partecipato un delinquente psicopatico, megalomane in cura psichiatrica da una decina d’anni: Silvio Berlusconi.

Gli istanti dopo l’esplosione

November 18th, 2009

Verte tutto sull’esplosione
e mi fa scoppio, intonaco,
ciocca sul muro.

Mi fa cannone
sparso sul palazzo,
da grattar via
e umiliato.

Il peccato d’essere
drasticamente evaporato
nel rozzo tentativo
di bloccare una valanga,
e solo per vent’anni.

Ora quei luoghi sono teatro
delle colpe che muovete
come storpie marionette.

Strappato al nido
in un volo sgraziato,
ma forte abbastanza
perché le mie memorie
vi lascino nudi
e soli.

Novità in libreria

October 26th, 2009

Salve a tutti,

dopo mesi di assenza dell’intero blog, torno sul web per segnalare la presenza in libreria di due progetti letterari di cui ho avuto l’onore di essere co-autore: l’Antologia associata al “Premio Astrolabio 2008” e l’Antologia associata alla “III edizione del Premio Letterario Giovane Holden“.

Grazie per l’attenzione e a presto.

Amburgo

July 6th, 2009

Solitamente cerco un modo efficace di raccontare le cose, ma oggi non è proprio giornata.

Non è giornata, quindi mi limito a mettere in fila avvenimenti, uno dietro l’altro, come il trenino della più triste delle orge che riuscireste mai ad immaginare, con tanto di falli in gomma e massaggiatori vibranti per testicoli.

Quello che vorrei dire, senza mai scadere nel banale e nel ridicolo, è che i cinque giorni che ho passato in questa stanza d’albergo, praticamente nella loro interezza, sono stati come un viaggio brutale e stupido dentro me stesso, faccia a faccia con la psichedelia idiota del reale.

Circondato giorno per giorno da personaggi degni di tal caratterizzazione, un tuffo nella Amburgo più piovosa e grigia pensabile, vissuta nelle zone suburbane e popolate da una selva infestata di ratti umani dagli accenti duri e aggressivi.

Ho popolato una stanza d’albergo, con un codice d’ingresso che mi ha risparmiato anche il piacere di sentir tintinnarmi una chiave in tasca.

Colori sgargianti e fastidiosi, vita frenetica.

Sono come una spia che ha perso il contatto con la sua base, e non vi parlo di un James Bond capace di muoversi e dare a Sua Maestà quello che si merita, ma di una specie di profugo, di un agente perso nei meandri della sua missione, senza più arte né parte.

Non fa per me, penso.

Eppure sono qui, a digitare codici, andare e venire in quest’albergo, vestito come un idiota, con una coperta verde che mi avvolge le gambe fino al polpaccio, pareti turchesi, mobili in finto legno satinato, parete con colori primari, specchio enorme davanti, letto doppio, e tutto questo mi minaccia.

Salire nell’ascensore e vedere nani che entrano, sorridono, e premono il pulsante del settimo quando tu vorresti andare al primo, camminare in corridoio e vedere un uomo nudo che si copre con le mani, e poi cammina tranquillo verso la camera.

Queste sono le cose verso le quali, per quanto vi sembri strano, mi sono sempre sentito pronto, nonostante non me le aspetti.

Ho già detto che mi muovevo come un ratto per la suburbia? Sì, ma quello che non vi ho detto è che ho fatto mia la vita che si è svolta in quegli anfratti umani.

Ho fatto spese, conservando gli scontrini come un ragioniere privo di ogni capacità emozionale, ho salutato barboni come si salutano gli animali di uno zoo in cui le gabbie sono sociali, ho nuotato nel fango ruvido e puntuto degli orari dei treni e degli autobus, tra la pioggia e versi, tra poesie e bocche cucite, tra gente che mi toccava e mi diceva cose che non capivo.

Ho viaggiato.

Mozart è stata la mia colonna sonora, e le docce sono state il mio passatempo.

Ho amato, ho riacquisito la mia solitudine, preso e perso l’entusiasmo, e tutto questo milioni di volte, ho saputo e ho ignorato, ho scritto e letto, ho ascoltato e taciuto.

Quello che mi rimane è un cestino pieno, dei pompelmi scambiati per arance, prosciutto crudo affumicato, formaggio a fette, pane a fette, succo all’arancia, un caffé orribile, un letto ancora fatto, una valigia da fare, una notte insonne, l’ultima in questo posto senza grazia.

Tende chiuse.

L’idea di dovermi mettere del cotone in una ferita che ho aperta in bocca.

L’idea di dovermi staccare da tutto, prima di raccogliere le idee.

Le raccolgo, e ascolto Mozart ancora.

E quello che è più assurdo e sublime, è che non ho bisogno di nulla.

Ho giusto un po’ di stanchezza, ma sono assolutamente lucido, e non ho bisogno di nulla.

Perché ho tutto.

E il topo striscerà fuori e prima di impazzire prenderà un aereo, tra poche ore.

Abbandonerà i colori accesi e disturbanti, gli accenti forti.

E qualsiasi cosa succeda, è felice.

Stazione di notte

July 6th, 2009

“Si sa che i pensieri di chi viaggia si riducono, nella stanchezza, a ricordi futili e insistenti.”

Corrado Alvaro

Non-x è x

April 26th, 2009

Alla fine siamo arrivati ad Orwell!

Secondo il Papa, infatti, l’anti-laicità contribuirebbe alla laicità.

Benedetto… ma vaffanculo! :-)

“La guerra è pace; la libertà è schiavitù; l’ignoranza è forza…” – La Fattoria degli Animali (G. Orwell)

Dieci anni dopo

April 23rd, 2009

Dieci anni fa.

Una notte a guardare fuori dalla finestra, la testa gonfia, piena di pensieri, birra, sensazione di solitudine.

E ancora sta lì, la mia compagnia, fatta di pugni al muro, testate in lacrime, unghie rotte contro le cose.

Un sigaro ha aiutato la serata ad evolvere, dando le giuste connotazioni e sfumature ad un locale in cui avevo un’età di molto superiore alla media.

A chiedermi quanto tempo ho perso, nel temerla.

La mia compagna solitudine.

Tutto sa di sigaro, contrazioni da vomito.

Al corpo manca ossigeno, e se n’è accorto per quanto abbia cercato di nasconderglielo.

Se n’è accorto perché non c’è moda, non c’è omologazione, non c’è alcun processo di conformazione che possano allontanarlo dalla sua compagna carnale.

Dall’unica che ha veramente amato ma mai desiderato.

La mia compagna solitudine.

Ciò di cui non ho bisogno

April 21st, 2009

Dare il giusto peso alle cose cercando di razionalizzarle è sempre un’operazione delicata e difficile, soprattutto quando le si vive intensamente e completamente.

Un po’ come cercare di apprezzare la forza di una tempesta mentre si è travolti in pieno oceano dalla stessa.

Eppure ogni volta mi stupisco di me stesso e della mia straordinaria capacità di scoprire continuamente nuove forme di serenità.

Nella mia piccola storia, questi piccoli altopiani quieti si manifestano quando il mio lato emotivo e razionale si abbracciano e si amano, in altre parole quando trovo un equilibrio interiore.

Quando questo accade, il mio mondo si blocca in un respiro infinito, senza dolore, sofferenza, rabbia o rancore.

Ringrazio le persone che non perdono occasione per ricordarmi quanto orrenda sia la paura, la viltà, la disonestà, nei comportamenti e nelle esternazioni del sentimento.

Mi aiutano a capire di cosa, nella vita, non ho bisogno.

Sfida culinaria

April 7th, 2009

La sfida si gioca sul campo dell’arte culinaria.

In un angolo, il cuoco cerca di proporre pochi argomenti concisi e senza tanti fronzoli, sulle proprietà alimentari delle penne con panna e gamberetti, ricordando tuttavia che non si tratta di un piatto economico (in termini soprattutto di tempo e soldi).
Nell’altro, un panino McDonald’s, non richiede presentazioni, tutti sanno che non ha alcuna proprietà alimentare spendibile in un contesto pubblicitario, tuttavia è molto economico (e, tra parentesi, si può trovare ovunque…).
Il cliente ha assaggiato ambedue: ha il ricordo fresco della pasta, e un ricordo ancora vivo del panino.

La sfida pubblicitaria tuttavia è completamente sbilanciata: per cinque minuti al giorno che il cuoco può dedicare a rimarcare al cliente la qualità del suo prodotto, vi saranno ore intere di assalti televisivi fatti di spot martellanti e stracolmi di jingle che decanteranno l’economicità della grande multinazionale.

Sta al cliente sapere esattamente cosa vuole, spegnere la televisione e scegliere senza farsi condizionare psicologicamente dalla pubblicità.

Penne con panna e gamberetti (ricetta e dosi per due persone)

200 gr di penne rigate;
200 gr di gamberetti;
200 gr di panna da cucina;
vino bianco quanto basta;
mezza cipolla;
un cucchiaio d’olio;
sale, pepe (a scelta) e prezzemolo quanto basta.

Tritare la mezza cipolla e farla rosolare in una padella con l’olio, finché non rilascia l’acqua e s’indora.
A quel punto, far asciugare un po’ l’acqua del condimento (ma non tanto da far seccare le cipolle), poi aggiungere i gamberi e farli rosolare con un po’ di vino bianco.
Cuocere le penne al dente, in acqua salata; scolare la pasta ed aggiungerla alla padella del condimento assieme alla panna, ad un pizzico di prezzemolo e pepe (a scelta).
Dare una veloce mescolata, fino alla conclusione della cottura.

Alba inconsapevole

April 7th, 2009

Contro ogni forza,
sfuggendo da ogni supposto dovere,
in una strana alba fredda
ho taciuto
nell’attesa consapevole
di uno scampolo di perfezione
da te distrattamente ignorato.

Ma il tempo è avaro di bellezza
e per questo, la personale e sciocca
forzatura
di nascondere quel primo e freddo sole
mi permette, ogni cieco giorno,
di conservarlo, pulito ed ingenuo,
dentro ciò che sono convinto di essere.