Quella volta, il Governo chiese all’Agenzia di indagare su un’invasione di vampiri etiopi.
Io ed il mio aiutante Frank attendevamo con ansia il giorno di una prova simile, giocando a freccette ed eliminando, una ad una, le bolle da un bicchiere di acqua gasata.
Pochi sanno che i vampiri etiopi sono dannosi solo se di sesso maschile, in quanto quelli di sesso femminile continuano ad avere le mestruazioni (spesso abbondanti) fin dopo la trasformazione, e questo implica la possibilità di autoalimentarsi senza pratiche di caccia.
Coi vampiri etiopi di sesso maschile, invece, la questione è parecchio più delicata: odiano il sangue mestruale vampiro, e cacciano durante le ore notturne.
Contrariamente a ciò che si pensa, trovando repellente il mestruo, si concentrano su prede maschili, spesso vergini.
Essendo, in epoca moderna, la verginità maschile una condizione frequente, potete immaginare cosa significò per un’isola come Cipro, una tale e nefanda, riprovevole epidemia…
Fatte salve le donne, tuttavia, io e Frank ci concentrammo sul piano di viaggio.
Ambedue stabilimmo che uno studio preliminare in Etiopia avrebbe rappresentato certo una perdita di tempo… ma piacevole!
Quindi, sorseggiando un nero caffè, affrontammo la solitudine del deserto collinare in cerca di qualche serpente raro e velenoso, e verso sera pianificammo il viaggio a Cipro.
Appena sbarcati ci attaccarono, denti aguzzi e acuminati, il pilota morì sul colpo, salvo poi attaccarci anch’esso.
Non si aspettavano però la sorpresa che io e Frank gli propinammo: dei fucili ad acqua caricati con mestruo, utilissimi contro quella particolare specie di vampiro, ed efficaci pure contro i testimoni di Geova.
Schizzando sangue mestruale ovunque, ci facemmo largo verso il secondo aereo, su cui salimmo lasciando Cipro alle nostre spalle.
Il mestruo non era abbastanza, sarebbe stato necessario pianificare una tecnica molto più elaborata, qualcosa di scacchistico, ma senza arrocco corto.
Trovammo una soluzione semplice e geniale: organizzare trasfusioni clandestine di sangue mestruale nei corpi dei maschi adulti ciprioti.
Così, sicuri del fatto nostro, ci inabbissammo nelle fogne di Barcellona per rispuntare, non visti, da un tombino in Cipro.
Io, Frank, e Caracalla Rotterdam (un dottore di nostra conoscenza) passammo una mattina ed un pomeriggio infernale, pompando sacche di sangue dentro vene ignare.
Era facile, tuttavia, in quanto la scusa era banalmente attraente: le nostre cavie erano distratte da canti gregoriani e vodka, e facilmente allargavano le braccia non curanti dei nostri aghi.
Quando fu notte, ci tenemmo la mano in attesa dell’attacco, che non tardò ad arrivare.
I vampiri mordevano le vittime, per poi esplodere.
Le vittime, tuttavia, diventavano vampiri, ed il sangue mestruo nel loro corpo, da noi innestato, generava una seconda esplosione.
Quella notte… oh, sì! Quella notte festeggiammo alla grande, in un mare d’esplosioni mestruali.
Fu così che io e Frank portammo a termine quella difficile missione, ed il Governo, in cambio, ci permise di tenere i flaconcini avanzati che utilizzammo per dei gustosi cocktails.
Cin cin! Tling!
Io e Frank
July 18th, 2010Commissariare il Comune di Iglesias?
June 1st, 2010Quel che ci si chiede, a questo punto, è: “è possibile commissariare il Comune?”
Indipendentemente dall’esito del ballottaggio, infatti, ciò che ha caratterizzato le elezioni pseudo-democratiche della giunta comunale Iglesiente è stato un attacco serrato alla democraticità del voto.
Quest’attacco è stato messo in atto in maniera concentrica da apparati di potere capeggiati da individui più interessati alla gestione delle proprie tasche che al benessere socio-politico della città.
Gli episodi che più di tutti emergono nel loro squallore sono relativi alla distribuzione di pasta da parte di un candidato del Popolo della Libertà d’appoggio a Paolo Fogu ed il tentativo di immortalare la scheda elettorale in un meccanismo di mercificazione del voto.
Tuttavia queste sono solo punte dell’iceberg di corruzione e clientelizzazione del voto che negli ultimi mesi si è intensificata ad Iglesias: sono note le code all’ingresso dell’ufficio in cui Giorgio Oppi (il topo scappato via dalla nave della giunta Cappellacci, appena prima che esplodesse lo scandalo dell’eolico con un’inusuale preveggenza…) accoglie i più o meno disperati in una cinematografica dispensazione di scambi voto-favore, sono noti i giochi d’appalti e gli accordi sotto-banco che i partiti hanno cominciato a tessere in trame sempre più fitte da addirittura anni prima delle elezioni, come le concessioni a Casa Serena e i reimpasti partitici a livello locale e regionale.
Visto che quindi la democraticità del voto è stata esautorata dal comportamento generalmente criminoso della politica, talvolta sfociato in un vero e proprio comportamento criminale che vede i cittadini come semplici generatori di denaro da utilizzare per interessi privati, ci si chiede se non sia possibile appellarsi alla legislazione anti-mafia ed obliterare l’esito del voto in favore di un commissariamento tecnico.
Senza entrare nel merito meramente politico della vicenda, è possibile chiedere un intervento centrale per cercare di ripristinare un minimo di credibilità nella contesa elettorale?
Arrestatemi
May 25th, 2010Intercettazione della Polizia, nella quale Berlusconi e Dell’Utri parlano della bomba apparentemente piazzata da Vittorio Mangano ai danni dello stesso Berlusconi.
“Silvio: Pronto?
Marcello: Pronto.
Silvio: Marcello!
Marcello: Eccomi!
Silvio: Allora, è Vittorio Mangano.
Marcello: Eh!
Silvio: …che succede se ha messo la bomba.
Marcello: Non mi dire!
Silvio: Sì.
Marcello: E come si sa?
Silvio: E… da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all’intelligenza.
Marcello: Ah, è fuori?
Silvio: Sì, è fuori.
Marcello: Ah, non lo sapevo neanche.
Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l’ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto… è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.
Marcello: Alla Mangano, sì sì.
Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo…
Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.
Silvio: Sì. Uno: “ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?” Lui ha messo una bomba.
(risate)
Marcello: Lui non sa scrivere!
(risate)
Silvio: Su con la vita!
Silvio: [...] la verità ai carabinieri gli ho detto, [...] telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. “Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l’arrestiamo!” Gli dico: “Ma nooo, sù, per trenta milioni!” Poi mi hanno circondato la villa, no? [...] sera siamo usciti, io ([e Fedele?]) dalla macchina, paurosissimi [...].
Marcello: Ormai non sei uscito più.
Silvio: Poi casomai vediamo.
Marcello: Va be’, sentiremo.”
Sulle candidature “giovani” alle liste comunali
May 1st, 2010Come una triste fotocopia di ciò che accadde in campagna elettorale cinque anni orsono, mi è capitato di osservare su Facebook dei volantini di candidature “giovani” alle liste per le Elezioni Comunali di Iglesias.
Tralasciando completamente qualsiasi commento sulle liste di centro o di destra, per le quali ho la totale disistima e non ho intenzione di esprimere critiche costruttive, mi soffermo sulle candidature di “Sinistra Ecologia Libertà”.
Innanzitutto preciso che, comunque si voglia leggere la mia posizione, sono assolutamente favorevole all’interesse incondizionato dei giovani per la Politica (quella con la “P” maiuscola), soprattutto nei tempi di carenza culturale e di coscienza civica in cui viviamo.
Esprimo il più totale dissenso, però, nei confronti della strumentalizzazione che è stata messa in atto ai danni degli stessi dalle sacche della politica (quella con la “p” minuscola) adulta.
Se cinque anni fa potevo concedere ai membri più maturi della rappresentanza partitica di sinistra l’attenuante della “buona fede”, la reiterazione mi libera dai dubbi di un’ingiusta accusa di strumentalizzazione.
L’illusione che si sta perpetrando è che la partecipazione diretta alla bagarre elettorale sia una forma di impegno politico, quando invece questa è (o dovrebbe essere, in tempi civili) soltanto il culmine di un percorso di crescita.
Come conseguenza, l’illusione che ne fa da corollario è che sia sufficiente iscriversi ad una lista politica (magari, ma non per forza) rispondente alla propria ideologia, drenare qualche voto (nella fattispecie rastrellato in famiglia) per credere di aver prodotto un risultato politico.
Questa mistificazione è molto pericolosa (e produce danni).
Innanzitutto, il problema della storia: è vero che andrebbe coinvolta la fetta giovanile cittadina nella politica, ma in quel processo di studio e di acculturalizzazione che produce dei reali movimenti civici, ricchi di elementi entusiasti e motivati nel rinnovamento, ma questo richiederebbe una preparazione che è frutto di diversi anni di studio e maturazione, che mi vien difficile immaginare in ragazzi poco meno che ventenni; un ragazzo che non ha attraversato i dovuti processi di maturazione, non può avere alle spalle la storia necessaria che gli permetta di rappresentare i suoi concittadini in sede istituzionale. Prima mistificazione.
Secondo punto, il problema degli obiettivi: è vero che la quasi totalità dei problemi sociali vengono scaricati (anche in forme violente) sui giovani e che questi sono i primi coinvolti nell’interesse comune di risolverli, ma per farlo bisogna porsi degli obiettivi tecnicamente alla portata di chi si candida; quali sono i problemi che questi ragazzi si propongono di risolvere e come?
A parte lo slogan sulla “Cultura come matrice del Lavoro, dell’Economia Solidale e dello Sviluppo Sostenibile dell’Ambiente” (che non è uno slogan partitico, in quanto sono temi importanti ma generici e nell’interesse di tutti… un gruppo partitico di ispirazione MSIna potrebbe benissimo utilizzare le stesse identiche parole), il primo obiettivo proposto è la rimozione provocatoria della Vittoria dalla statua di Francesco Ciusa in Piazza Oberdan in quanto “imposizione censorea” del regime fascista.
La prima osservazione: Ciusa aderiva al fascismo e realizzava opere d’arte su commissione, e la disputa di cui si parla non è un’imposizione censorea, ma una modifica di stile in chiave fascista ad (o, per meglio dire, ai danni di) una scultura di concezione pre-fascista; da qui il rifiuto della firma, la polemica, ed una fetta di storia che conferiscono alla statua il valore artistico-simbolico che possiede. La presenza delle “Ali alla Patria” non sminuiscono l’opera, e anzi sono monito del soppruso della politica ai danni dell’arte, facendo venir meno il motivo censoreo e portandoci alla seconda osservazione: l’arte ha il diritto e il dovere di interessarsi alla politica come forma critica o celebrativa di essa, mentre la politica non ha alcun diritto di interessarsi all’arte se non nella forma del mecenatismo e della salvaguardia culturale… e questo vale pure per Sinistra Ecologia Libertà!
Mi limito ad una terza ed ultima osservazione: sulla base dello stesso principio, dal Louvre dovrebbero buttar via tutte le opere ritrattistiche commissionate dai nobili del passato in quanto attualmente la Francia è repubblicana e anti-monarchica, ad esempio. Evidentemente è una proposta priva di senso.
Continuando a scorrere nel programma, si parla di un impegno per mantenere viva una rete di conoscenze che coinvolga i giovani attualmente diasporati in Italia o nel Mondo e permettergli di avere un impatto propositivo nella città di Iglesias… ma per questo non è assolutamente necessario candidarsi in Consiglio Comunale, ovvero ci si può organizzare a costo zero in una rete di risorse telematiche. Perché questo non è stato fatto fin’ora dal partito? Dando veste istituzionale a questa proposta è chiaro che si possano ottenere dei benefici territoriali, ma la creazione di una rete di conoscenze non è materia di campagna elettorale.
Un altro problema, l’antagonista: quali sono i blocchi sociali che questi ragazzi vogliono sfondare? La rete familiare e clientelare che notoriamente impedisce alla meritocrazia di diventare il criterio selettivo della classe dirigente? Lo scambio potere-favore che penalizza soprattutto le fasce giovani? In realtà è proprio ad essa che inconsapevolmente si stanno asservendo, drenando ognuno una ventina di voti non-ideologici dei propri famigliari. Altra contraddizione, altra mistificazione.
In conclusione, temo che ancora una volta si sottovalutino i pericoli della propaganda politica che coinvolge i giovani… eppure abbiamo tutti sotto gli occhi l’esempio di ciò che accadde cinque anni fa, quando un’operazione analoga fu portata avanti dallo schieramento di sinistra.
Operazione che non ebbe alcun seguito, non generò alcun movimento culturale, non coltivò nessuna delle intelligenze che aveva a disposizione.
L’unica cosa che venne fuori da quell’esperienza fu un gruppo di giovani (con cinque anni in più sulle spalle, ma sempre giovani) disillusi, lontani dalla scena attiva e contrariati dalla classe politica.
Dimenticare e riproporre una realtà simile a distanza di così poco tempo è degno di una sinistra malata di Alzheimer… che come si sa è una malattia degenerativa.
E le malattie degenerative non perdonano…
Apologia di Morgan e della Poesia
April 1st, 2010Sull’intervento di Morgan a Raiperunanotte ho riflettuto parecchio, viste le polemiche destate dalla sua presunta inconsistenza ed illogicità.
Sicuramente il livello di comprensione non è fruibile in modo giornalistico (così come nel caso di un altro grande artista, ovvero Daniele Luttazzi), ma si fa necessaria una lettura d’altra chiave, ovvero poetica, da qui le incomprensioni.
La tesi di fondo è che in Italia ci sia un vuoto culturale prima ancora che giornalistico, che Morgan riferisce alla mancanza di “poesia”.
La citazione di Dante e Pasolini non è a sproposito, e non fa parte di un elenco “illogico” come un’apparente sottocultura livellata alla massa può credere.
La poesia di Dante e di Pasolini, in epoche diverse, aveva potere di denuncia artistica, e arrivava, dal punto di vista culturale, tremendamente prima delle cronache del suo tempo.
E il potere ne ha operato la censura, perché l’arte è trascinatrice di cultura attraverso la rottura dei tabù dell’usufruitore del messaggio e l’incentivazione dello spirito critico.
Il caso di Pasolini, più vicino a noi ed eloquente, mostra come la censura del potere operi dapprima sugli scomparti culturali della società (delitto Pasolini, 1975) e solo dopo, anche a distanza di anni, sul potere giornalistico (delitto Pecorelli, 1979).
Il meccanismo è noto sin dai tempi dell’Illuminismo: al Pantheon di Parigi, sul monumento a Diderot, si legge la gratitudine per chi “con la sua enciclopedia preparò alla rivoluzione”.
Risulta evidente come già da allora fosse chiaro che la cultura possiede un ruolo primario e preparatore per i cambiamenti sociali.
Diversamente, il potere non potrebbe mai operare una censura di tipo giornalistico senza aver prima operato un’omologazione alla sottocultura di massa, abituando prima alla censura culturale, poi all’assenza di cultura, infine alla censura dell’informazione (all’ultimo stadio).
Attualmente, in Italia, la censura di tipo giornalistico è stata ampiamente spianata dalla devastazione e dal livellamento culturale, e questa era la denuncia poetica a cui si riferiva Morgan.
Il fischio dal loggione, il “chi se ne frega” mentre nel Paladozza riecheggiano i versi del Sommo Poeta, è ammissione di sconfitta: basta un singolo ad urlare un “me ne frego” rivolto a Dante, e la vittoria contro il regime è persa… tantopiù che Dante, attraverso la bocca di Morgan, stava spiegandoci sia i problemi dell’Italia che la loro soluzione:
“[...]«La prima di color di cui novelle
tu vuo’ saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.
A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta. [...]”
Il Poeta giudica “infernale” la violazione delle regole dettata dalla “libido”, ma ancor peggio la distorsione delle regole della sociale convivenza, per auto-sollevarsi dal biasimo.
In altre parole, Dante sta mettendo in luce, in maniera pre-scientifica e pre-illuminista, come il potere indaffarato al fine di cambiare le regole per autoalimentarsi e perpetuarsi (agendo in modo anti-democratico, creando un cuscinetto autoritario tra il Popolo e le Istituzioni) è da giudicarsi come sbagliato… e questo prescinde da una struttura democratica di società!
Prima arriva la democrazia culturale (artistica, poetica), poi politica!
La soluzione è metalinguistica, insita nei versi stessi: solo l’Arte è in grado di giudicare questo abuso, e lo fa attraverso la Poesia.
Così, imbastire un dibattito sulla censura giornalistica senza citare quella culturale, porta gli oratori ad essere lontani, come disse Morgan, da “un livello di verità” imprescindibile, rivelando l’assenza dell’idea di un vero cambiamento che parta dall’acquisizione di uno “spirito critico che riempia il vuoto culturale”.
Per salvare l’Italia è necessario prendersi la responsabilità di fondare una nuova “enciclopedia” che prepari alla rivoluzione culturale, senza la quale sarà del tutto superfluo dialogare degli atti di potere e di una censura generalmente accettata dal nostro triste omologato-omogeneizzato umano che chiamiamo “Italiani”.

Il mio modello
April 1st, 2010Se fosse bruno e bello ed alto e forte,
lo giocheresti come fosse un porco;
per questo il mio modello è brutto e sporco,
è grasso, ha il pene moscio e gambe corte.
Se fosse donna splendida e formosa
la tratteresti come fosse cagna;
però la mia modella non è degna
nemmeno della bestia più schifosa.
Se metto in posa solamente storpi
puoi solo contemplarli, senza indizio,
e riconoscer l’arte in turpi corpi
strappato dal superficial giudizio,
e prima che le idee, malizia, accorpi,
ti priverò del vanto d’altrui vizio.
8 Marzo – 10 battute
March 8th, 2010La caccia? Agli italiani piace sempre meno. Solo uno su dieci a favore, ma è abbastanza per mettere in fuga gli altri nove.
La caccia? Agli italiani piace sempre meno. Solo uno su dieci a favore. A Rosarno, tuttavia, la percentuale dei favorevoli è maggiore, ma solo quand’è “stagione”. Di arance.
Napolitano: «Diritto di voto va garantito, senza “se” e senza “a che ora”.»
Riammesse le liste della Polverini e Formigoni. Per festeggiare, il PDL fornisce i bagni di ogni sede nazionale con rotoli di carta igienica suddivisi in quattro sezioni e 139 articoli.
Trattativa tra Stato e mafia? Il generale Mori nega: nessuna trattativa, solo dei vecchi vinili che Riina mi doveva indietro.
All’Asinara, la protesta-reality dei cassa-integrati in diretta dal web. Non trova spazio in TV per la difficoltà nella gestione del televoto.
8 Marzo, Napolitano esorta le donne: “Esigere sempre rispetto della dignità”. Curioso invito, da uno per cui una Clio e una moglie sono la stessa cosa.
Fragalà, dalle analisi dei RIS scagionato l’unico indagato. A questo punto diventa veramente oscuro il movente per l’omicidio dell’avvocato penalista ex-difensore di mafiosi al maxi-processo che dopo aver voltato le spalle a Cosa Nostra ha ricevuto minacce dai boss carcerati in regime di 41-bis.
Notte degli Oscar. Una cerimonia talmente noiosa che la statuetta mostrava segni di cedimento al sonno.
Per Renato Vallanzasca la foto del primo giorno fuori dal carcere. È talmente fotogenico che ricordo i suoi omicidi con simpatia.
Arte e democrazia
March 8th, 2010Certo è che, sottoposto al giudizio altrui, ci si sente più vulnerabili, soprattutto nell’attesa.
Così mi sento, da quando ho spedito il libro all’editor, ed è in un certo senso una bella sensazione.
Però non mi lego a questa schiera, detto con parole non mie.
Ho riflettuto a lungo sul “se” e come sottoporre le mie parole al giudizio della “rete”, ovvero quella stupenda mistificazione di democrazia che da qualche anno a questa parte viene malintesa da gran parte delle persone.
È questa la grande illusione di democrazia, esattamente: internet.
Internet, e soprattutto i social network come Facebook, altro non fanno che livellare in modo orizzontale qualsiasi posizione intersociale, illudendo chiunque di contare quanto chiunque, in un’unica grande pianura culturale.
Questo non è vero, ma è una splendida scusa.
La verità è che la cultura, e di conseguenza la democrazia, hanno forme espressive oblique, né orizzontali (populismo fascista) né verticali (autoritarismo fascista).
La democrazia è una splendida via di mezzo, che non ammette vie di mezzo.
Questo perché la massa sub-acculturata (de-culturata) tende ad avere un’opinione e a sentire la necessità di esprimerla nelle sue forme più basse.
Il social network non fa altro che dare un palco ed un microfono, ma non impone un’attribuzione di responsabilità (non solo legale ma soprattutto culturale) a chi parla.
Poter esprimere un’opinione ai quattro venti non è manifestazione o garanzia di democrazia, e questo sfugge ai più.
L’opinione va “sudata”, il microfono va preso in mano solo quando si ha realmente qualcosa da dire e si conoscono approfonditamente i contenuti su cui si esprime un’idea, e questa è democrazia.
Esprimere un’opinione informata in modo libero, e far breccia nelle menti e nei cuori dell’auditorio in cui si parla: questa è democrazia.
Quindi, in base a queste convinzioni, ho deciso di non sottoporre il mio testo a Facebook, perché sarebbe come entrare in un bar, tra amici e sconosciuti, e mettermi a decantare le mie poesie.
… e, poi, fare il giro dei tavoli a chiedere, a persone che magari non hanno ascoltato neppure due versi, che ne pensano di ciò che scrivo e recito.
Che valore potrebbe avere un parere espresso in questo contesto?
Veramente scarso, penso.
Allora è giusto che, democraticamente, si crei un dialogo artistico tra me e le persone a cui la mia arte parlerà.
La democrazia, come l’arte, va meritata, e spero e sono sicuro che tanti amici “meriteranno” il mio libro con una semplicità assurda e terribile, e io “meriterò” i loro commenti positivi e negativi.
Ma so anche che dovranno cercarmi, ed io li cercherò, e ci cercheremo.
Non voglio che sia un caso che ci trovi a discutere di me, voglio che sia volontà, voglio che sia amore.
Sperando di non esser frainteso, preciso che non è una smania presuntuosa di selezione dell’auditorio, ma una volontà di moderazione dell’opinione nel primo modo possibile, ovvero obbligando al ragionamento.
Le mie parole non ti scorreranno davanti in modo casuale, te le sarai andate a cercare, le avrai lette e avrai cercato di capirle.
Solo alla fine, mi dirai che ne pensi, e sperabilmente ne discuteremo davanti ad un bicchiere di vino.
Editore permettendo.
Il Napoleone del Marketing
December 14th, 2009La cosa che mi ha colpito più profondamente, sapete qual è stata?
Riguardatelo pure, il video.
Riguardatelo ancora e ancora.
Dopo essere stato colpito ed allontanato verso la macchina dai servizi di sicurezza, si solleva con tutte le sue forze con un unico intento…
Quello di mostrare la faccia insanguinata alla gente ed alle telecamere.
Così facendo ottiene, peraltro, esattamente ciò che vuole ottenere, cioè trasformarsi in vittima e in protagonista in un unico gesto che lo consacrerà per sempre a Maestro Assoluto di Propaganda.
Quel gesto è contrario ad ogni senso logico (ti spaccano la faccia, le tue guardie del corpo ti mettono al sicuro, che cazzo ti riaffacci verso la folla a fare? Ah, dimenticavo: sei cristiano… stavi porgendo l’altra guancia…) e senso istituzionale (è tuo dovere proteggere te stesso in quanto Presidente del Consiglio, evitando quindi di esporti a rischi inutili), mentre si giustifica solo nell’ottica in cui il personaggio voglia fare visual marketing.
Quel gesto (operazione) ha permesso di associare al volto di Berlusconi quello di una vittima (che veramente poco gli si addice)…
Eppure è lì, e parla allo stomaco degli italiani.
Stravagante il decorso degli eventi: va via con una borsa del ghiaccio, arriva in ospedale fra le dichiarazioni deliranti, ma dopo due ore arrivano i bollettini medici che parlano di TAC, prognosi riservata per 15 giorni, lacero-contusione, emorragie interne ed esterne, denti rotti, il tutto condito da un nugolo di dichiarazioni iperrealistiche del Mastro Propaganda (e del suo entourage).
“La battaglia politica non dovrebbe mai diventare violenza”, si sente riecheggiare sui media. Peccato che nessuna battaglia politica si sia trasformata in violenza.
L’attentatore è uno psicopatico, in cura da una decina d’anni e leggende fin’ora non smentite ci dicono che sarebbe addirittura un tesserato PDL. Nessun Leninista, niente politica. Peccato, provate con un’altra cazzata.
“Questo è il frutto della campagna di odio nei miei confronti”, “questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania”, ha tuonato il Biscione dall’ospedale, toccando il culo alle infermiere.
Nessuno, però, ha portato avanti una campagna d’odio contro l’ospedalizzato di Arcore: è lui che da giorni non fai altro che insultare tutte le Istituzioni Italiane, dalla Magistratura al Quirinale, dal Parlamento alla scuola, dai lavoratori ai pensionati; esaspera i toni e sputa calunnie e veleni attraverso i suoi giornali e le sue televisioni.
Coloro che accusa non fanno altro che chiedergli, in coro, delucidazioni sulle sue malefatte (di cui si hanno riscontri documentali ma non si riesce a dimostrarle in tribunale perché da 15 anni si fa o si fa fare leggi apposite per non essere condannato).
Fare domande significa mettere in piedi una campagna d’odio?
O forse omettere le risposte, calunniare, diffamare, occupare e congestionare impunemente e illecitamente le istituzioni è un atto che ingenera tensione sociale e violenza?
E ancora, capisco che sia stata una bella botta, ma questo flipper di cazzate non lo sparava pure prima?
Non mi stupisce, devo tristemente dire, la sovrabbondanza di italiani che (alcuni dopo averlo votato) simpatizzano criminalmente con tale gesto e arrivano addirittura a conferirgli valore politico: ma è solo il gesto di un delinquente, e chiedo a voi intellettualmente complici, se avete veramente bisogno di un gesto simile per avere la meglio su un omuncolo così squallido.
Allora vi dico che Berlusconi non è una colpa: è la scusa.
La vostra scusa preferita.
Lo scudo che vi ha permesso di non prendervi nessuna responsabilità, speculare sui condoni, frodare il fisco, mettervi dalla parte del potere.
Simpatizzando con quel gesto vi fate carnefici, vi trasformate in tanti piccoli Berlusconcini.
Evitiamo di auto-alimentare questo delirio e non confondiamo le acque: quello che è accaduto non ha niente a che vedere con la politica.
C’è stato solo un comizio a cui sfortunatamente ha partecipato un delinquente psicopatico, megalomane in cura psichiatrica da una decina d’anni: Silvio Berlusconi.

Gli istanti dopo l’esplosione
November 18th, 2009Verte tutto sull’esplosione
e mi fa scoppio, intonaco,
ciocca sul muro.
Mi fa cannone
sparso sul palazzo,
da grattar via
e umiliato.
Il peccato d’essere
drasticamente evaporato
nel rozzo tentativo
di bloccare una valanga,
e solo per vent’anni.
Ora quei luoghi sono teatro
delle colpe che muovete
come storpie marionette.
Strappato al nido
in un volo sgraziato,
ma forte abbastanza
perché le mie memorie
vi lascino nudi
e soli.