Archive for the ‘Modello Standard’ Category

Cross-iga

Tuesday, August 17th, 2010

Non credo ad una vita “dopo” la morte.
Non ci ho mai creduto, ed ho sempre trovato un po’ favolistica (per non dire stupida) l’idea che una volta che l’anima ha abbandonato il corpo, tutto rincominci in una vita paradigmatica della giustizia universale.
Tuttavia, oggi e solo per oggi, mi piace pensare che sia così.
Mi piace pensare all’anima che abbandona il corpo di Francesco Cossiga, un po’ come accadeva alle faine di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” quando tiravano le cuoia a causa del troppo ridere.
Mi piace pensare a questa specie di pellicola semitrasparente che abbandona il corpo continuando a ridere, per svolazzare finalmente libera in una stanza di spettatori attoniti.
Mi piace pensare a questo fantasmino bruttarello mentre si presenta al cospetto di San Pietro, e al dialogo fra i due.
“Caro Francesco, hai tanta voglia di ribadire che sei Cattolico? Qua non ti posso lasciare entrare, mi capisci? Ci sono troppe cose su cui dovrei chiudere un occhio, e nell’Aldilà non possiamo certo permetterci una Giustizia cieca: ne andrebbe del nostro buon nome!”
“Suvvia, Pietro! Mi sono sempre confessato! Ho sempre pregato!”
“Sì, ma pregavi dopo aver combinato tutti quei casini! Un buon cattolico avrebbe pregato prima, no?! E che mi dici di tutti quei documenti che ti passavano sulla scrivania mentre eri Ministro? Le stragi, la lotta armata, e la tua responsabilità nella coordinazione delle Forze dell’Ordine? Cosa mi dici di Gladio Bianca? Parliamoci chiaro, Francesco: qua per te non c’è posto!”
“Va bene, mi accontento del Purgatorio… almeno lì ci sarà un posticino per me, no?!”
“Ecco, vedi… anche questo discorso è un pochino complicato: il Purgatorio, per noi burocrati dell’Aldilà, ha la funzione di purificare le anime che non sono ancora pure e degne di presentarsi al cospetto di Dio. Diciamo che tu ne hai combinato un po’ troppe, e sei… per così dire… uscito dalla Grazia di Dio…”
“Ma non è possibile! Ho pregato sempre, ogni domenica! Mi sono confessato, ho preso la Comunione, mi hanno perfino dato l’Estrema Unzione!”
“Certo, certo… ma non è questo il punto! La nostra religione non è un concorso a punti, e timbrare il cartellino ogni settimana non dà alcuna garanzia!”
“Allora cosa mi aspetta?!”
“Eh… è dura da decidere così, su due piedi. Diciamo che su per giù, nessuno ti scampa l’Antenora, fra i traditori della Patria…”
“C… Come?!”
“Già, e questa sarebbe già una forte indulgenza… che gli direi a quello lì, poi?!”
A quel punto, nella mia fantasia, San Pietro indica un omino sulle sue, con una faccia un po’ sciupata ma serena.
L’omino, con un cenno di mano, saluta Cossiga.
“C… Ciao, Aldo!”
“Ciao, Francesco! Alla fine ci si incontra di nuovo, eh?”
E San Pietro conclude il discorso, dicendo:
“Capisci? Credimi: fra i Traditori della Patria starai meglio che fra i Traditori dei Benefattori. E questa è davvero l’unica indulgenza che mi posso concedere nel tuo caso, caro Francesco! E ora, se vuoi scusarmi, quassù c’è tanto lavoro da fare…”
E la cartolina in bianco e nero di Francesco Cossiga sprofonda come un foglio di carta fra le fiamme dell’Inferno, mentre San Pietro poggia una mano sulla spalla di Aldo Moro, e insieme tornano fra le luci del Paradiso.
Lo so, è solo un sogno.
Ma è bello credere alla vita dopo la morte, ogni tanto…

Commissariare il Comune di Iglesias?

Tuesday, June 1st, 2010

Quel che ci si chiede, a questo punto, è: “è possibile commissariare il Comune?”
Indipendentemente dall’esito del ballottaggio, infatti, ciò che ha caratterizzato le elezioni pseudo-democratiche della giunta comunale Iglesiente è stato un attacco serrato alla democraticità del voto.
Quest’attacco è stato messo in atto in maniera concentrica da apparati di potere capeggiati da individui più interessati alla gestione delle proprie tasche che al benessere socio-politico della città.
Gli episodi che più di tutti emergono nel loro squallore sono relativi alla distribuzione di pasta da parte di un candidato del Popolo della Libertà d’appoggio a Paolo Fogu ed il tentativo di immortalare la scheda elettorale in un meccanismo di mercificazione del voto.
Tuttavia queste sono solo punte dell’iceberg di corruzione e clientelizzazione del voto che negli ultimi mesi si è intensificata ad Iglesias: sono note le code all’ingresso dell’ufficio in cui Giorgio Oppi (il topo scappato via dalla nave della giunta Cappellacci, appena prima che esplodesse lo scandalo dell’eolico con un’inusuale preveggenza…) accoglie i più o meno disperati in una cinematografica dispensazione di scambi voto-favore, sono noti i giochi d’appalti e gli accordi sotto-banco che i partiti hanno cominciato a tessere in trame sempre più fitte da addirittura anni prima delle elezioni, come le concessioni a Casa Serena e i reimpasti partitici a livello locale e regionale.
Visto che quindi la democraticità del voto è stata esautorata dal comportamento generalmente criminoso della politica, talvolta sfociato in un vero e proprio comportamento criminale che vede i cittadini come semplici generatori di denaro da utilizzare per interessi privati, ci si chiede se non sia possibile appellarsi alla legislazione anti-mafia ed obliterare l’esito del voto in favore di un commissariamento tecnico.
Senza entrare nel merito meramente politico della vicenda, è possibile chiedere un intervento centrale per cercare di ripristinare un minimo di credibilità nella contesa elettorale?

Sulle candidature “giovani” alle liste comunali

Saturday, May 1st, 2010

Come una triste fotocopia di ciò che accadde in campagna elettorale cinque anni orsono, mi è capitato di osservare su Facebook dei volantini di candidature “giovani” alle liste per le Elezioni Comunali di Iglesias.
Tralasciando completamente qualsiasi commento sulle liste di centro o di destra, per le quali ho la totale disistima e non ho intenzione di esprimere critiche costruttive, mi soffermo sulle candidature di “Sinistra Ecologia Libertà”.
Innanzitutto preciso che, comunque si voglia leggere la mia posizione, sono assolutamente favorevole all’interesse incondizionato dei giovani per la Politica (quella con la “P” maiuscola), soprattutto nei tempi di carenza culturale e di coscienza civica in cui viviamo.
Esprimo il più totale dissenso, però, nei confronti della strumentalizzazione che è stata messa in atto ai danni degli stessi dalle sacche della politica (quella con la “p” minuscola) adulta.
Se cinque anni fa potevo concedere ai membri più maturi della rappresentanza partitica di sinistra l’attenuante della “buona fede”, la reiterazione mi libera dai dubbi di un’ingiusta accusa di strumentalizzazione.
L’illusione che si sta perpetrando è che la partecipazione diretta alla bagarre elettorale sia una forma di impegno politico, quando invece questa è (o dovrebbe essere, in tempi civili) soltanto il culmine di un percorso di crescita.
Come conseguenza, l’illusione che ne fa da corollario è che sia sufficiente iscriversi ad una lista politica (magari, ma non per forza) rispondente alla propria ideologia, drenare qualche voto (nella fattispecie rastrellato in famiglia) per credere di aver prodotto un risultato politico.
Questa mistificazione è molto pericolosa (e produce danni).
Innanzitutto, il problema della storia: è vero che andrebbe coinvolta la fetta giovanile cittadina nella politica, ma in quel processo di studio e di acculturalizzazione che produce dei reali movimenti civici, ricchi di elementi entusiasti e motivati nel rinnovamento, ma questo richiederebbe una preparazione che è frutto di diversi anni di studio e maturazione, che mi vien difficile immaginare in ragazzi poco meno che ventenni; un ragazzo che non ha attraversato i dovuti processi di maturazione, non può avere alle spalle la storia necessaria che gli permetta di rappresentare i suoi concittadini in sede istituzionale. Prima mistificazione.
Secondo punto, il problema degli obiettivi: è vero che la quasi totalità dei problemi sociali vengono scaricati (anche in forme violente) sui giovani e che questi sono i primi coinvolti nell’interesse comune di risolverli, ma per farlo bisogna porsi degli obiettivi tecnicamente alla portata di chi si candida; quali sono i problemi che questi ragazzi si propongono di risolvere e come?
A parte lo slogan sulla “Cultura come matrice del Lavoro, dell’Economia Solidale e dello Sviluppo Sostenibile dell’Ambiente” (che non è uno slogan partitico, in quanto sono temi importanti ma generici e nell’interesse di tutti… un gruppo partitico di ispirazione MSIna potrebbe benissimo utilizzare le stesse identiche parole), il primo obiettivo proposto è la rimozione provocatoria della Vittoria dalla statua di Francesco Ciusa in Piazza Oberdan in quanto “imposizione censorea” del regime fascista.
La prima osservazione: Ciusa aderiva al fascismo e realizzava opere d’arte su commissione, e la disputa di cui si parla non è un’imposizione censorea, ma una modifica di stile in chiave fascista ad (o, per meglio dire, ai danni di) una scultura di concezione pre-fascista; da qui il rifiuto della firma, la polemica, ed una fetta di storia che conferiscono alla statua il valore artistico-simbolico che possiede. La presenza delle “Ali alla Patria” non sminuiscono l’opera, e anzi sono monito del soppruso della politica ai danni dell’arte, facendo venir meno il motivo censoreo e portandoci alla seconda osservazione: l’arte ha il diritto e il dovere di interessarsi alla politica come forma critica o celebrativa di essa, mentre la politica non ha alcun diritto di interessarsi all’arte se non nella forma del mecenatismo e della salvaguardia culturale… e questo vale pure per Sinistra Ecologia Libertà!
Mi limito ad una terza ed ultima osservazione: sulla base dello stesso principio, dal Louvre dovrebbero buttar via tutte le opere ritrattistiche commissionate dai nobili del passato in quanto attualmente la Francia è repubblicana e anti-monarchica, ad esempio. Evidentemente è una proposta priva di senso.
Continuando a scorrere nel programma, si parla di un impegno per mantenere viva una rete di conoscenze che coinvolga i giovani attualmente diasporati in Italia o nel Mondo e permettergli di avere un impatto propositivo nella città di Iglesias… ma per questo non è assolutamente necessario candidarsi in Consiglio Comunale, ovvero ci si può organizzare a costo zero in una rete di risorse telematiche. Perché questo non è stato fatto fin’ora dal partito? Dando veste istituzionale a questa proposta è chiaro che si possano ottenere dei benefici territoriali, ma la creazione di una rete di conoscenze non è materia di campagna elettorale.
Un altro problema, l’antagonista: quali sono i blocchi sociali che questi ragazzi vogliono sfondare? La rete familiare e clientelare che notoriamente impedisce alla meritocrazia di diventare il criterio selettivo della classe dirigente? Lo scambio potere-favore che penalizza soprattutto le fasce giovani? In realtà è proprio ad essa che inconsapevolmente si stanno asservendo, drenando ognuno una ventina di voti non-ideologici dei propri famigliari. Altra contraddizione, altra mistificazione.

In conclusione, temo che ancora una volta si sottovalutino i pericoli della propaganda politica che coinvolge i giovani… eppure abbiamo tutti sotto gli occhi l’esempio di ciò che accadde cinque anni fa, quando un’operazione analoga fu portata avanti dallo schieramento di sinistra.
Operazione che non ebbe alcun seguito, non generò alcun movimento culturale, non coltivò nessuna delle intelligenze che aveva a disposizione.
L’unica cosa che venne fuori da quell’esperienza fu un gruppo di giovani (con cinque anni in più sulle spalle, ma sempre giovani) disillusi, lontani dalla scena attiva e contrariati dalla classe politica.
Dimenticare e riproporre una realtà simile a distanza di così poco tempo è degno di una sinistra malata di Alzheimer… che come si sa è una malattia degenerativa.
E le malattie degenerative non perdonano…

Il Napoleone del Marketing

Monday, December 14th, 2009

La cosa che mi ha colpito più profondamente, sapete qual è stata?
Riguardatelo pure, il video.
Riguardatelo ancora e ancora.
Dopo essere stato colpito ed allontanato verso la macchina dai servizi di sicurezza, si solleva con tutte le sue forze con un unico intento…
Quello di mostrare la faccia insanguinata alla gente ed alle telecamere.
Così facendo ottiene, peraltro, esattamente ciò che vuole ottenere, cioè trasformarsi in vittima e in protagonista in un unico gesto che lo consacrerà per sempre a Maestro Assoluto di Propaganda.
Quel gesto è contrario ad ogni senso logico (ti spaccano la faccia, le tue guardie del corpo ti mettono al sicuro, che cazzo ti riaffacci verso la folla a fare? Ah, dimenticavo: sei cristiano… stavi porgendo l’altra guancia…) e senso istituzionale (è tuo dovere proteggere te stesso in quanto Presidente del Consiglio, evitando quindi di esporti a rischi inutili), mentre si giustifica solo nell’ottica in cui il personaggio voglia fare visual marketing.
Quel gesto (operazione) ha permesso di associare al volto di Berlusconi quello di una vittima (che veramente poco gli si addice)…
Eppure è lì, e parla allo stomaco degli italiani.
Stravagante il decorso degli eventi: va via con una borsa del ghiaccio, arriva in ospedale fra le dichiarazioni deliranti, ma dopo due ore arrivano i bollettini medici che parlano di TAC, prognosi riservata per 15 giorni, lacero-contusione, emorragie interne ed esterne, denti rotti, il tutto condito da un nugolo di dichiarazioni iperrealistiche del Mastro Propaganda (e del suo entourage).
“La battaglia politica non dovrebbe mai diventare violenza”, si sente riecheggiare sui media. Peccato che nessuna battaglia politica si sia trasformata in violenza.
L’attentatore è uno psicopatico, in cura da una decina d’anni e leggende fin’ora non smentite ci dicono che sarebbe addirittura un tesserato PDL. Nessun Leninista, niente politica. Peccato, provate con un’altra cazzata.
“Questo è il frutto della campagna di odio nei miei confronti”, “questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania”, ha tuonato il Biscione dall’ospedale, toccando il culo alle infermiere.
Nessuno, però, ha portato avanti una campagna d’odio contro l’ospedalizzato di Arcore: è lui che da giorni non fai altro che insultare tutte le Istituzioni Italiane, dalla Magistratura al Quirinale, dal Parlamento alla scuola, dai lavoratori ai pensionati; esaspera i toni e sputa calunnie e veleni attraverso i suoi giornali e le sue televisioni.
Coloro che accusa non fanno altro che chiedergli, in coro, delucidazioni sulle sue malefatte (di cui si hanno riscontri documentali ma non si riesce a dimostrarle in tribunale perché da 15 anni si fa o si fa fare leggi apposite per non essere condannato).
Fare domande significa mettere in piedi una campagna d’odio?
O forse omettere le risposte, calunniare, diffamare, occupare e congestionare impunemente e illecitamente le istituzioni è un atto che ingenera tensione sociale e violenza?
E ancora, capisco che sia stata una bella botta, ma questo flipper di cazzate non lo sparava pure prima?
Non mi stupisce, devo tristemente dire, la sovrabbondanza di italiani che (alcuni dopo averlo votato) simpatizzano criminalmente con tale gesto e arrivano addirittura a conferirgli valore politico: ma è solo il gesto di un delinquente, e chiedo a voi intellettualmente complici, se avete veramente bisogno di un gesto simile per avere la meglio su un omuncolo così squallido.
Allora vi dico che Berlusconi non è una colpa: è la scusa.
La vostra scusa preferita.
Lo scudo che vi ha permesso di non prendervi nessuna responsabilità, speculare sui condoni, frodare il fisco, mettervi dalla parte del potere.
Simpatizzando con quel gesto vi fate carnefici, vi trasformate in tanti piccoli Berlusconcini.
Evitiamo di auto-alimentare questo delirio e non confondiamo le acque: quello che è accaduto non ha niente a che vedere con la politica.
C’è stato solo un comizio a cui sfortunatamente ha partecipato un delinquente psicopatico, megalomane in cura psichiatrica da una decina d’anni: Silvio Berlusconi.

Non-x è x

Sunday, April 26th, 2009

Alla fine siamo arrivati ad Orwell!

Secondo il Papa, infatti, l’anti-laicità contribuirebbe alla laicità.

Benedetto… ma vaffanculo! :-)

“La guerra è pace; la libertà è schiavitù; l’ignoranza è forza…” – La Fattoria degli Animali (G. Orwell)

Sardinian Election Day ovvero Navigare in acque fognarie con un gommone bucato

Wednesday, February 25th, 2009

In molti* si chiederanno il motivo della mia assenza su questo blog. Presto detto: competizione gastronomica, ho mangiato 65 hot dog in 15 minuti sfiorando (per un solo hot dog) il record mondiale… e la possibilità inoltre di evocare il demone Pazuzu ruttando “al contrario” dopo il sessantaseiesimo.

*Ok, sono affetto da disturbi percettivi, e allora?! Cazzo volete?!

Ho avuto inoltre dei problemi di salute legati ad una rinoplastica andata a male: dopo aver chiesto esplicitamente al dottore di farmi il naso esattamente come il pene, mi sono reso conto fondamentalmente di due cose: ogni starnuto è un piccolo mattone al muro sociale che mi sto ergendo intorno. Inoltre, è difficile parlare con le palle in bocca.*

*Mi chiedo** come faccia la mia ragazza.

**In realtà non me ne frega niente, sono problemi suoi.

Ci sarebbe tanto da commentare sulla situazione socio-politica attuale, visto che tantissimo tempo è passato dal mio ultimo post politico: la corsa alle presidenziali di Obama, la liberazione degli schiavi, il colpo di pistola a teatro… e poi Mao e la Rivoluzione Culturale, il primo uomo sulla Luna, l’Assemblea Costituente, Pancio Villa e Carlo Magno. Non è dietrologia, è che tutta la mia cultura storica si basa sugli articoli di Angelo Panebianco.

In realtà, quello di cui vorrei trattare in questo post (dopo aver naturalmente preso le pillole: altrimenti queste formiche non smetteranno mai di camminarmi sulla pelle), sono le Elezioni Regionali in Sardegna. Evento per il quale, dopo anni di diritto e dovere civico e morale, mi sono sentito nel dovere etico di disertare, per svariati motivi.

Il primo e più importante: ho trascorso il weekend del Sardinian Election Day su YouJizz.com, apprezzando le delicate sfumature femministe di un sito porno mai noioso.

Il secondo: il risultato era scontato, sebbene i saputelli di sinistra (che parola abusata, non pensate? esprime una lateralità impropria) continuassero ad alimentare l’autoillusione di una possibile vittoria di Renato Soru.

Il terzo: se per una improbabile inesatta analisi da parte mia avesse dovuto vincere Soru, il mio voto sarebbe stato completamente ininfluente. Chissà perché questa però ha solo il sapore di una scusa. Va bene, lo ammetto: lo è. Però è anche vero che rileggendo il primo motivo non sento il bisogno di arrivare al terzo punto. Se non per un motivo estetico. E per i disturbi ossessivi-compulsivi di cui soffro.

Riassumiamo ciò che è accaduto: elezioni regionali, un numero n di candidati immediatamente ridotto in poltiglia dal rullo compressore del bipolarismo, modello che ormai sta facendo a pezzi anche gli ultimi barlumi di tradizione politica che ci rimane.

Rimangono solo Renato Soru (presidente uscente) ed Ugo Cappellacci (presidente entrante*) a contendersi il titolo di Miss Maglietta Bagnata Sardegna 2009. Ah no… scusate, quello era solo un sogno che ho fatto ieri. In realtà si sono contesi la Presidenza del Consiglio Regionale (che in fin dei conti non è così diverso…).

*Fatevi da soli la battuta, non ho tempo da perdere in sodomie.

Nella foto potete vedere i due candidati durante il confronto televisivo a Ballarò, mai andato in onda per motivi di Buon Costume.

Una battaglia che, sostanzialmente, non ha avuto nulla di politico: dal quel punto di vista infatti Soru, ma anche Gavino Sale e a dirla tutta anche mio nonno (o qualsiasi altro personaggio di fantasia) avrebbe presentato un programma migliore di Cappellacci. Anche se il candidato del PD fosse andato in tv a dire: “Un programma?! andatevene tutti affanculo, voi e il programma!” avrebbe presentato un’agenda di lavoro migliore dello squallore proposto dal centro-destra.

La politica non c’entra niente: è tutta la realtà socio-culturale sottesa che ha prodotto la vittoria del Cappellaio Matto. Analizziamola su diversi livelli.

Il livello locale: le realtà comunali di sinistra, precedentemente radicatesi nel territorio in un arco di tempo lungo ormai sessant’anni*, non solo non hanno fatto un beneamato cazzo per la Sardegna, ma sono anche colpevoli di aver creato e contribuito a consolidare una rete clientelare degna delle Mafie più becere (non che le realtà di destra abbiano fatto qualcosa di diverso, ma almeno sono criminali manifesti: per loro il clientelismo è un punto del programma politico); pensiamo ad esempio a Pierluigi Carta, ad Iglesias, che dopo aver bloccato la formazione della Giunta Comunale a causa di una bieca spartizione di assessorati per due anni**, per il successivo periodo amministrativo ha lasciato in pratica la città in balia di se stessa. Cioè delle reti clientelari locali che si autoalimentano da generazioni.

*Avete mai pensato che è il numero totale di anni trascorsi da una coppia di tette appartenenti ad un’unica donna di trent’anni? O equivalentemente da due coppie di tette, appartenenti a due differenti ragazze di quindici anni? Qui mi fermo per motivi legali.

**E il motivo, successivamente venuto a galla, era il seguente: i Democratici di Sinistra, dopo averlo fatto eleggere sindaco con circa 3600 voti su 7000 (cioè più della metà), volevano per forza assegnare a Malgioglio l’Assessorato alla Tapezzeria Comunale. Pierluigi Carta l’aveva invece già promesso a Solange.

E come lui, tanti sono stati i sindaci di sinistra che non hanno fatto bene il proprio lavoro per impossibilità o incapacità, o che hanno semplicemente dato continuazione ad una politica anticulturale di scambio voto-favore. E questo è un elemento molto importante, che per il momento mettiamo da parte, ricordando che la “sinistra” ha grosse responsabilità nell’aver contribuito a radicare nel territorio una concezione politica clientelare.

Il livello regionale: Soru ha governato. E bene. Ha rispettato il programma elettorale, anche su punti che suonavano come tromboni di propaganda (come la restituzione della sovranità nazionale a territori occupati da basi NATO, argomento che i politici del passato glissavano proponendo sempre nuovi tormentoni estivi). Ha per la prima volta nella nostra storia contribuito a forgiare ed informare un’immagine di cultura e società sarde, indipendenti dal resto dell’Italia e degne di un rispetto che l’identità socio-culturale di un luogo assume solo quando ottiene rappresentanza politica. E Soru ha realizzato per la prima volta, dopo millenni, questa grande utopia. La “salva-coste” ha impedito la speculazione edilizia su un territorio più volte violentato. I progetti di supporto meritocratici verso i giovani laureati saranno a lungo ricordati come una piccola ventata di cambiamento in una Terra congestionata dai baronati*. Le strade, le aziende, i soldi dall’Europa, il credito con lo Stato Centrale, la salvaguardia di Tuvixeddu**. Tante, tantissime cose. Politicamente Soru è intoccabile, nonostante da parte del suo organico siano state portate avanti iniziative dubbie (ad esempio le leggi sulla sanità della Dirindin***).

*A proposito, il mio cognome non è Anedda, quindi domani mi ritroverò una testa di cavallo morto sul cuscino. E solo per aver detto la parola “Anedda”.

**Necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu: la più grande tutt’ora esistente nel Mediterraneo, seconda solo in grandezza ed importanza alla Valle dei Morti egiziana. Il sindaco di Cagliari Emilio Floris ha autorizzato l’edificabilità sul suo territorio, e per questo verrà ricordato dalla Storia come un criminale contro il Patrimonio dell’Umanità. Con Cappellacci, quei lavori avranno definitivamente luogo.

***Di nome fa Nerinea. Che genitori di merda. A quel punto chiamatela Perinea, stronzi! Giusto per ricordarla con simpatia…

Primo stacchetto pubblicitario: cani che abbaiano, donne stupende con la diarrea (ed io che pensavo che non cagassero neppure), e canzoncine talmente orecchiabili che sento di avere bisogno di una lobotomia bilaterale per levarmele dalla testa.

Il livello regionale (strikes back): perché Soru è caduto? Perché sostanzialmente, è stato fatto fuori dalla sua stessa coalizione partitica. Ricordiamo brevemente che, a differenza del PD che non ha alcuna radice sul territorio e nessun tessuto di valori condivisi su larghe scale geografiche (insomma non è un partito, è un acronimo che significa “ognuno, a livello locale, gestisce la sua rete di interessi”), il movimento di Mr Tiscali è ben radicato nel territorio, ed associato ad un bagaglio culturale preciso. Solo altre due realtà partitiche italiane sono altrettanto radicate: la Lega, in quanto partito populista per eccellenza, e Forza Italia, in quanto propone un insieme completo di valori contro-culturali assolutamente radicati in tutta Italia*.

*Valori nobili come mafia, clientelismo, assenza di senso civico e cultura, servilismo, integralismo o lascivia clericale funzionale ai propri interessi, violenza e tensione sociale, omofobia, xenofobia, razzismo, e chi più ne ha più ne metta.

In questo senso, per il PD, accorparne il movimento è stata la grande occasione di dare realtà partitico-ideologica ad un movimento radicato (e non il contrario! Il PD aveva bisogno di Soru, e non viceversa! Qualsiasi cosa vi dicano i giornali!), e questo Veltrusconi l’aveva capito bene (per il momento posso riferirmi ad un’unica entità, senza mai perdere in poesia). Al di là delle ulteriori analisi a seguire, questo dato è confermato dal fatto che, pur andando a perdere, si è portato a casa 5 punti percentuali in più della sua coalizione.

L’analisi su scala regionale si fonde a questo punto con quella a livello nazionale: mentre la coalizione non si preoccupava d’altro che, una volta accorpato il movimento, continuare a gestire e salvaguardare in modo meschino la propria rete di clienti, Berlusconi ha cominciato a percepire la reale minaccia: il rischio era che per la prima volta, in Sardegna ed in Italia, si creasse un movimento capeggiato da un vero leader non solo antiberlusconista ma anche propositivo e con un impatto positivo sul territorio. Ovvero un monumento alla caducità sua e del suo impero. Quello Ottomano, intendo.

Questo è stato il motivo della scelta di Ugo “Lichene” Cappellacci, ovvero il classico personaggio completamente incompetente nel suo campo, abbastanza sconosciuto*, e completamente manovrabile. Figlio del commercialista di Berlusconi. L’essenza stessa del clientelismo. La classica persona a cui offrire un lavoro da lavacessi, ben sapendo che li laverà male, giusto per sentire la sua lingua ruvida tra scroto e l’ano.

*E non “sconosciuto alla politica”, come vi ha fatto credere la campagna fallimentare della sinistra: è già stato infatti responsabile come assessore al Bilancio di uno dei più grandi debiti pubblici della Regione Sardegna durante l’amministrazione Pili-Masala, nel biennio 2003-2004. Non era l’homo novus, ma aveva grosse credenziali! Cazzo, ormai pare che il limite di presentabilità dei candidati sia sancito moralmente solo dall’omicidio plurimo.

In altre parole, Cappellacci rappresenta i Sardi, clienti sottomessi (abituati a questo ruolo dalle realtà comunali, specialmente quelle storicamente gestite dal centro-sinistra), molto più di quanto faccia Soru. E questo Berlusconi l’ha capito benissimo.

In unione con la necessità di fare a pezzi il nemico che potrebbe in futuro divenire il simbolo stesso della sua sconfitta, il Biscione fa ciò che solo un raffinato figlio di puttana sa fare: avvia una campagna mediatica nazionale contro Soru (vedi l’uso criminoso di Studio Aperto, che i sinistrelli della democrazia “dal basso” di internet deridevano), ed entra in gioco in prima persona “mettendoci la faccia” (mentre noi ci “mettevamo il culo”); si è recato in Sardegna da padrone, ha offeso l’ospitalità della nostra Terra con trovate da pagliaccio di bassa lega, ed ha perpetuato il ricatto voto-favore tanto radicato ormai nella mentalità isolana*.

*Triste e squallido esempio, il caso dell’Euroallumina: un’azienda Russa la cui chiusura è stata decisa per ragioni di mercato, la cui responsabilità è stata invece attribuita strumentalmente a Soru, con tanto di promessa politica altisonante: “Votate Ugo e risolveremo la questione” (e quella sottointesa: “Non votate Ugo e saranno lacrime e sangue…”). L’epilogo: subito dopo le elezioni, la direzione russa ha disertato sia il tavolo delle trattative regionale che quello del ministero, e l’azienda verrà chiusa, com’era ovvio che fosse. 5000 famiglie disperate. Disperate, ma che forse finalmente avranno capito che è meglio cadere, che cadere con un’emorragia al retto.

La campagna si è poi spinta ai margini tipici della propaganda berlusconiana: il decreto Salvacoste è diventato responsabile dell’impatto economico sulla Sardegna dovuto alla crisi internazionale. Solo un criminale come il nano malefico poteva concepire un modo svelto e rapido per far digerire ai Sardi una stronzata simile.

Ancor peggio, dopo uno strumentale processo (Soru accusato di abuso edilizio, impugnata la stessa salva-coste da lui prodotta) che ha costretto il presidente uscente alle dimissioni, le facce da culo di centro destra e centro sinistra dopo aver spesso appoggiato incondizionatamente la politica berlusconiana, in concertazione blateravano sul “conflitto di interessi di Mr Tiscali” o sull’ineleggibilità di un presidente indagato. Come perder tempo a spendere altre parole oltre a “Vaffanculo”?

In questo contesto propagandistico, Berlusconi ha dato il classico colpo di machete che ha sradicato Soru dal territorio, sfruttando l’appoggio offerto dallo stesso PD. Scampato pericolo. Meno male. erotipexstgrfhdtriujryuo5789eknrt. Scusate, devo smetterla di guardare siti porno mentre scrivo gli articoli.

Sconfiggendo Soru, Berlusconi ha tagliato le gambe al PD (in quanto contenitore*) e ad un possibile autorevole candidato alle prossime presidenziali nazionali (da qui la campagna mediatica su tutto lo Stivale).

*Parlare del PD come di un profilattico ultraresistente** usato è sempre un piacere.

**Per chi non avesse colto la metafora nella sua interezza, gli ultraresistenti sono utilizzati nel sesso anale.

Veltroni l’ha capito (cioè ha capito che il suo inutile partito ha perso anche l’ultima possibilità di contare qualcosa, incorporando un movimento culturale vero), per questo si è dimesso. Un po’ come qualcuno che mangia un chilo di prugne senza badare al fatto che da qualche parte dovranno pur uscire, ed al momento della spurgata si rivolge a qualcun altro: “Cagale tu, per favore, io non me la sento…”

Altro stacchetto pubblicitario: donne mostrano tette in cambio di qualcosa, un uomo saluta persone a caso per strada, indiani ballano mentre discutono di detersivi.

Detto questo, so che voi che leggete di nascosto ciò che scrivo state solo cercando di farmela pagare per quella volta che ho dato fuoco al gatto bianco di signora Lillina, ma vi giuro che farò di tutto per scoprire chi siete e strapparvi i bulbi oculari.

Come dite? La mia analisi non ha potere predittivo? Ciò che ho scritto ha solo valore a posteriori? Un po’ come dire che le pessime condizioni di salute di Giulio Andreotti non ci avessero dato segnali sufficienti sull’imminente morte di Oreste Lionello. Frase riformulabile nella più diretta: il Bagaglino nasconde i misteri delle Trame Atlantiche. Stragi comprese.

Ora scusate ma essendo il ghostwriter di Clemente Mastella, ho in ballo il discorso per la candidatura alle Europee.

A presto.

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Sul fenomeno della Clausura

Sunday, February 1st, 2009

Quando si parla delle cose, bisognerebbe sempre chiamarle con il loro nome, per evitare che il senso di ciò di cui si parla si mimetizzi con la cornice retorica o venga mistificato con sottili alterazioni semantiche o insinuazioni di giudizio.

È opportuno allora introdurre il concetto di “delirio mistico”, termine clinico che indica un disturbo psichico caratterizzato da costruzioni mentali senza nesso coi fatti reali, non correggibili razionalmente dal soggetto che ne soffre in base all’esperienza e alla critica; caratteristica è l’assoluta certezza che il soggetto patologico ha della realtà delle sue rappresentazioni mentali, infarcite di particolari esperienze relazionate ad entità metafisiche divine.

Forti del livello di conoscenza ormai raggiunto nel campo della psichiatria medica, possiamo quindi con buona approssimazione associare il fenomeno della “clausura” ad una manifestazione delirante, appunto.

Senza entrare nelle implicazioni antisociali dell’atto in sé, tuttavia, da buon pensatore laico non posso assolutamente esprimere forme di giudizio sugli slanci spirituali individuali, che non solo rispetterò (ed invito tutti a farlo) ma difenderò (e nuovamente invito tutti a farlo).

Ciò che invece ritengo inaccettabile è la costruzione strumentale che sta prendendo piede nella mia cara città, legata al fenomeno della clausura: se rispetto gli slanci spirituali individuali, sono stomacato dall’enfasi che viene attribuita a questa fenomenologia; in particolare mi riferisco ad articoli di giornale e feste rituali sponsorizzate da realtà ecclesiastiche, con tanto di volantinaggio agit-propagandistico (in alcuni casi rivolto ad un pubblico completamente immaturo ed incapace di avere opinioni critiche sull’argomento, come classi intere di bimbi delle elementari!).

Così come il pensiero laico si fa promotore del rispetto totale delle convinzioni spirituali individuali, allo stesso modo un minimo di quel rispetto dovrebbe ottenere reciprocità!

È chiaro che in tempi bui per la ragione, come quelli in cui viviamo, tempi in cui la tensione sociale cresce al vacillare dei cosiddetti Valori con la “V” maiuscola, le nevrosi individuali tendono ad infondersi e diffondersi nei gruppi e viceversa.

Quando però questa sorta di delirio collettivo (che prende forme mostruose) ha addirittura origine strumentale (mi riferisco alle gerarchie della Chiesa Cattolica, che alimentano ed enfatizzano tali fenomeni) tutto questo non può che trasformarsi nell’urgenza, per ogni buon laico, di rivendicare uno spazio per il proprio pensiero.

Un pensiero di contrapposizione, nel rispetto della spiritualità, ma che ha come dovere morale l’anti-religiosità.

Perché è giusto contrapporsi ad un pensiero religioso che si dice favorevole ad una rinuncia totale come quella del dono della vita.

È giusto tracciare una linea in cui la razionalità è sempre all’erta ed espleta sempre la propria funzione di controllo delle facoltà irrazionali (stupende e terribili) che sono proprie dell’uomo.

Ed è giusto che la parte irrazionale e spirituale dia il giusto sale alla vita rendendola meravigliosa e misteriosa, ma senza mai confondere la percezione del reale.

Perché quando avvengono squilibri di questo tipo, i fenomeni alienanti sono dietro l’angolo.

Ancora più terrificante è il fatto che c’è chi è pronto ad usare ed abusare di questi, per questioni “strutturali” e “politiche”, con la malafede propria di chi si propone come palliativo ai mali sociali.

Non contrapporre la “ragione” alla “follia” autolesiva di fenomeni quali la clausura è senza dubbio una colpa di cui tutta la Società si dovrebbe far carico; ma chi ha agito in malafede avrà due volte il carico di responsabilità di non aver aiutato chi di quell’aiuto aveva bisogno.

Perché quelle persone hanno il potere di aiutare; hanno il potere ad esempio di utilizzare la terminologia giusta: chiamando quelle sbarre “sbarre” invece che “grate”, le sbarre di una prigione in cui gli asceti decidono di rinchiudersi per sempre, senza mai risolvere il malessere che è in loro.

Scelgono di non aiutare, ma anzi, di fomentare.

Permettendo una totale annichilazione della Ragione.

Agiscono in malafede, giocando ad addormentare le coscienze; e come si sa bene “il sonno della Ragione genera mostri”. Loro i mostri li hanno svezzati e fatti crescere.

E questi mostri hanno già inghiottito molte persone, ed è nostro dovere svegliarci prima che succeda ancora.

Questo pezzo nasce dall’indignazione personale provata dopo la lettura dell’articolo comparso sull’Unione Sarda. Ho preferito non cercare la pubblicazione su testate cartacee a diffusione locale per ragioni di carattere semplicemente strategico: e perché esporrei il fianco a critiche strumentali verso cui non mi sarebbe concessa alcuna contro-replica, e perché vivo il problema con ragioni personali per le quali è veramente troppo semplice crearmi imbarazzi sociali.

Il mio sfogo è tuttavia dovuto e mosso dal giusto disgusto, soprattutto per il senso di impotenza che provo ogni giorno constatando che il mio punto di vista è una voce completamente inascoltata; tra l’altro più volte mi è stato ripetuto, in un eccesso di focalizzazione del fenomeno su una sfera personale, che chi veramente ama deve “accettare”.

Con assoluto spirito cristiano rispondo che invece chi ama ha l’obbligo di “aiutare”, ed il confine tra questi due concetti è diametrale.

Tra l’accettazione passiva e l’aiuto attivo ho scelto la seconda linea, e la mia coscienza mi impone di combattere ideologicamente la prima.

E ciò che ho scritto è stato il modo con cui ho trasformato nuovamente il senso di fastidio, impotenza, disgusto, in Amore.

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Lettera a “La Voce di Iglesias” 22-12-2008

Thursday, December 25th, 2008

“Mister Giovani Marcou Priuna?” No: sono Giovanni Marco Pruna, e da un anno a questa parte aspetto le occasioni giuste, le vacanze, i momenti di pausa, per poter tornare ad Iglesias e sentire il mio nome pronunciato come si deve.

Già, perché il senso di “nuovo” che dà, un Paese come l’Inghilterra, non compensa comunque la sensazione di spersonalizzazione che ti infonde; e uno dei modi con cui ciò si manifesta è non riuscire a sentire pronunciato adeguatamente neppure il proprio nome

Vivo a Southampton da ormai un anno, e sono attualmente iscritto e frequento il secondo anno di un Dottorato in Fisica delle Alte Energie grazie ad una borsa della Regione Sardegna; dopo pochi mesi di ricerca mi è stato chiesto di entrare a fare parte del NexT Institute, di recente formazione, e assieme ai colleghi partecipiamo, in una rete di estensione mondiale, alla ricerca di frontiera nel nostro campo.

Un mondo dinamico, ottimo per i rapporti lavorativi, ma veramente insoddisfacente dal punto di vista dei rapporti umani, completamente superficiali ed effimeri.

E ancora una volta, mentre rifletto su cosa mettere in valigia quando mancano ancora dieci giorni al mio volo, davanti a me ho il dualismo, la scelta eterna tra ciò che devo fare, perché spinto dai sogni che mi ostino a non abbandonare, e il come vorrei farlo, attorniato dal calore umano della mia famiglia (che ormai estendo agli amici più cari).

I limiti e l’inerzia della mia città, dove le mie radici affondano, sono un problema più mentale che fattuale: quante volte mi sarà capitato di sentire qualcuno affermare che “Iglesias è una città morta”, e quante volte mi sarà capitato di pensare “per forza, cretino! è abitata da morti viventi come te, che non fanno altro che lamentarsi, non si sanno mettere in gioco, e fanno della loro vita un’enorme scusa.” In parole semplici: soffriamo l’ignoranza riguardo alle nostre potenzialità.

Abbiamo paura della nostra cultura, di riconoscerci in essa, di difenderla dal degrado che le classi politiche e le pessime manovre economiche (completamente inadeguate rispetto ai problemi che tristemente inverminano la nostra Città) nel corso degli anni hanno fomentato.

Però, per quanto sembri strano leggere ciò che scrivo, soprattutto per gli autoctoni che sognano “la California” senza neppure avere il coraggio di prendere la macchina nel fine settimana per mangiarsi una pizza a Siliqua ;) , a casa mia c’è un calore e un rispetto umano capace di toccarmi il cuore; a casa mia scopro ogni volta nuovi esempi di come devo essere, e imparo come gestire le nozioni relazionali che solo anni di carezze, abbracci, strette di mano, scherzi, litigi, sanno dare; ad Iglesias trovo le persone che sono come me, e ogni volta mi prendono in giro perché dopo un anno di Inghilterra del Sud, non ho ancora perso un frammento di accento sardo. E allora con calma bisogna spiegare agli amici che il modo in cui parliamo è indicativo del modo di relazionarci alle realtà sociali che ci circondano, e il non aver perso l’accento significa che non mi riconosco in quel mondo, e non sono disposto a fare alcuno sforzo linguistico per venire accettato, ma anzi mi sento forte della dis-tin-zio-ne che o-gni mia sil-la-ba scan-di-sce, anche quando parlo il mio orribile inglese. Sa chistioni esti simplici: non seu cummenti cussusu; seu strangiu, seu Sardu, e s’inglesu du chistionu a sa manera sarda. Comincino loro, per primi, a pronunciare bene il mio nome!

Mentre penso questo, chiudo la valigia che ho nella mente, praticamente vuota (tanto è una di quelle cose che si possono portare a casa senza spese di viaggio aggiuntive); so che l’unico posto in cui la potrò riempire sarà Iglesias, e una volta tornato nella “Perfida Albione” ne distribuirò il contenuto ovunque, nella speranza di portare a coloro che non hanno mai avuto l’onore di provarlo, il calore di casa mia; senza dimenticare mai che la differenza tra il viaggiatore e il profugo sta nel fatto che il viaggiatore porta se stesso nei posti dove va, e per questo non abbandonerà mai se stesso.

E la casa la porterà sempre nel cuore.

E s’Ichnusa puru, ca innoi non s’accattara mancu a da circai a perda furriara…

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Ma chi cazzo ti ha invitato?

Sunday, September 7th, 2008

Mai come in questi giorni di tremenda sottoculturalità, è necessario sradicarsi da qualsiasi contesto pseudo-spirituale.

Ci sono tante ragioni per sostenere ciò: dall’ingerenza continua della metafisica autoconservatrice in politica, alle ricorrenti fasi di controllo delle masse, messe in pratica ogni giorno da preti e prelati.

Ma come se ciò non bastasse, per la prima volta dopo tanto tempo la Chiesa Cattolica sta cercando di operare un controllo esplicito e vivo direttamente sul Territorio Italiano.

Le manifestazioni di ciò sono, ad esempio, i viaggi che il Papa compie nella Penisola (Isole comprese, purtroppo…), e le dichiarazioni che proferisce, leggibili cliccando qui.

Secondo il Papa c’è bisogno di una nuova generazione di politici cattolici e competenti. Per fare cosa? Per ripristinare una teocrazia di tipo medievale? Senza valutare il fatto che alle ultime elezioni hanno spudoratamente appoggiato un branco di criminali che non fa altro che danneggiare l’Italia da ormai 15 anni…

Ma perché non pensano all’amministrazione del proprio e unico potere che gli dovrebbe essere concesso, ovvero quello temporale? O al peggio, se proprio vogliono fare del bene alla società, perché non pensano a punire quel 4% (sottostimato) dei loro sottoposti che, sparsi per il territorio mondiale, passano la loro vita tra prediche e violenze sui minori (invece che fornire loro copertura)?

Ancora, perché lanciarsi in dichiarazioni sulla lotta al relativismo scientifico (che non esiste), quando in realtà l’unico relativismo di valori è proposto dall’incertezza sociale che da decenni impiantano nel territorio per mezzo delle loro gerarchie?

Inoltre, perché ad un papa ex-ufficiale nazista è permesso far dichiarazioni sul nichilismo dilagante e sulla crisi dei valori morali, quando ne è intrinseca espressione?

Infine, ma chi cazzo l’ha invitato? Come si permette di ingerire in modo così pesante sulle nostre vite? Come si permette di pretendere di insegnarci di cosa abbiamo bisogno per il bene della nostra società?

Il 25 Ottobre “Giornata dello Sbattezzo“. Io non mancherò, e voi?

25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo

25 Ottobre: io mi sbattezzo, e tu?

Wednesday, August 20th, 2008

Sulla scia di Maledict, ho deciso di sbattezzarmi… e non solo: ho deciso anche di rendere nota la meccanica dello sbattezzo, attraverso un link al sito che promulga l’iniziativa.

Mi sbattezzerò il 25 Ottobre, data che corrisponde alla Giornata dello Sbattezzo.

Chiunque voglia aderire a questa iniziativa, può renderlo noto con un piccolo commento in coda a questo post.