Archive for October, 2006

Diario

Monday, October 30th, 2006

Poiché non riesco ad entrare in nessun tipo di chat o servizio di messaggeria istantanea, apro questo post per comunicare con voi, tramite il quale potremo tenerci tutti in contatto.

Lo aggiornerò man mano che accade qualcosa degno di rilevanza.

A presto.

Sienda mia (Sa Danza – Maria Carta & Tazenda)

Thursday, October 26th, 2006

“[...]Anninora ‘nninnora frade meu,
attentu a cando tancas sos chizos
chi totu passat e andat a buleu,
liande intro ‘e su coro sos disizos.

[...]A disora deo canto, sienda mia,
antigos gosos, dillos e ditirambos
pregatorias, muttos e strambottos.
Tue faghes in pache sa ninnia.”

Come vedo il mio futuro

Tuesday, October 24th, 2006

Il 28 di questo mese partirò per Trento, e sono felicissimo. Non vedo l’ora di essere lì, con i colleghi europei, per imparare, vedere e conoscere un sacco di cose nuove.

Tra un mesetto avrò il concorso per il dottorato a Cagliari, e per la prima volta sono realmente felice di fare qualcosa e spero fortemente di passare il concorso.

Il mio non è fare buon viso a cattivo gioco o adattarmi alle esigenze: io sono realmente felice di fare il dottorato a Cagliari e delle cose che mi stanno succedendo, comunque vada l’esperienza, e non vedo l’ora di lavorare con i relatori della mia tesi.

Sono motivato per la prima volta da Aprile ad oggi, spero con tutto il cuore di passare l’esame. Questo mi fa sentire positivo nei confronti della mia visione del futuro, che certamente sarà difficile, ma le difficoltà si possono superare se si prendono le cose col giusto equilibrio.

Mi sono pure comprato il valigione, e ho speso un casino di soldi.

Speriamo bene, adesso.

Prova inconfutabile dell’esistenza di Dio

Sunday, October 22nd, 2006

Dio esiste perchè l’uomo lo crea e creandolo, (…magari nel deserto della sofferenza…. dove la speranza ti fa gridare “IO SONO”), …a sua volta viene creato da DIO: cioè dall’ “IO SONO”.

Ringrazio Dario per questo delirio.

Benedetto il giorno in cui sta zitto

Saturday, October 21st, 2006

Oggi il Papa si è lasciato andare in un discorso reazionario ed anti-scientifico sulla crisi culturale e di identità (senza avere la consapevolezza di esserne la causa, probabilmente).

Mi chiedo: il problema è quello di dover per forza dire qualcosa oppure di non saper cosa dire?

Sondaggi

Saturday, October 21st, 2006

In base ad un recente sondaggio, pare che le donne in Italia preferiscano il Lavoro all’Amore.

Evidentemente scopano in ufficio.

Il Precariato come “Strategia della Tensione”

Wednesday, October 18th, 2006

Mai come in questo momento è drammaticamente necessario adottare una visione marxista della realtà sociale che ci circonda.
Ciò che stiamo vivendo, infatti, è esattamente il prodotto di un processo di “sviluppo” che si porta avanti da diverse ere generazionali.
Ahimè è difficile constatare la realtà delle cose con occhio obiettivo, tantopiù che l’animo umano è incapace di accettare la cruda realtà per quello che è, ma lavorando probabilisticamente su elucubrazioni fantastiche cerca sempre di edulcorarla, per evitare la consapevolezza della nevrosi soggettiva ed oggettiva.

Cerchiamo di agire con metodo induttivo, per non costruire l’analisi con metodo piramidale, dall’alto, e rischiare così di essere liquidati in modo rapido e superficiale con etichetta di “teorici puri”.
Le categorie in cui è divisa la società “giovanile” odierna richiamano facilmente (ed in modo drammaticamente caricaturale ed innaturale) alcune correnti artistico-musicali che hanno investito la società piccolo-medio-borghese internazionale negli ultimi 35 anni circa: dark, punk, metal, cremini, ippoppettari, discotecari, e chi più ne ha più ne metta.
“Caricaturale” perché spesso, la scelta (nei casi più consapevoli, ed allo stesso tempo più conformisti) di appartenere ad una determinata “corrente”, è completamente avulsa dalle motivazioni socio-culturali che ne hanno portato alla nascita, progressione, ed infine sviluppo decadente (durante il passaggio, ormai canonizzato in questi anni, da “controcultura” a “sottocultura”); quando inoltre al conformismo si aggiunge una consapevolezza intuitivamente superiore, si rischia di giungere anche a forme di nevrosi, che producono l’estremismo tanto squilibrato di cui ogni giorno ci si può rendere conto e dolere.
“Innaturale” perché è un tentativo irrazionale di scostarsi dalla propria essenza, cercando una conformazione sociale schematica precostituita, forte solamente di una scelta (anche nei casi in cui sia consapevole) esclusivamente “quantitativa”: è un tentativo di sfuggire alla conformazione omologandosi (per assurdo) a realtà aliene (e spesso alienanti) di massa, in nome dell’accettazione o del rifiuto (per aderire ad una forma di sotto-edonismo, ramo della stessa pianta) dell’ideale mercificato di “edonismo di consumo”.
Questo atteggiamento si riscontra in modo squisitamente estetico: si può riconoscere un cremino dalla camicia bianca sbottonata, distinguerlo da un ippoppettaro soltanto guardando il cavallo basso dei pantaloni, e così via. Talvolta la differenza si può manifestare in sottili differenze linguistiche o culturali di cui ci si può render conto esclusivamente dall’intercalare fonetico o, anche meno, da uno sguardo.
Ma il punto cruciale è che, al di là della fuga dalla conformazione, ambedue gli stereotipi sono espressione e prodotto dell’omologazione sociale. È difficilissimo infatti, nonostante mai come in questi anni la divisione in classi si sia tanto acuita (in termini pratici ed oggettivi di reddito e di status sociale), riuscire in questi atteggiamenti di massa a distinguere il figlio di un operaio dal figlio di un notaio o un industriale, omologati allo stesso stile di vita, ma ancor peggio, alla stessa vita, in una maschera sociale tesa ad “ingannare” sul prodotto della divisione e lotta di classe, per edulcorarla e renderla eterea, e nei casi più consapevoli appetibile (il che è di una gravità immensa nella sua reazionarietà, soprattutto quando si manifesta, unilateralmente, nello stridere tra classe meno abbiente e più abbiente: un figlio di operaio che nell’omologazione dei suoi atteggiamenti crea un utopistico parallelo tra il suo stile di vita e quello di un figlio di notaio, ad esempio).
In questi anni si è arrivati ad un’ulteriore esasperazione di questo conformismo, con la nascita, a mio avviso, di una nuova classe sociale: il “precariato”.
Come ogni fenomeno sociale, da 35 anni a questa parte, il precariato si è manifestato inizialmente come processo di trasformazione “interclassista”, in cui sono state coinvolte tutte le classi sociali dalla medio-borghese in “giù”, ed inizialmente, salutato con delle salve festanti da tutti i Poteri e dalle Istituzioni, si è insinuato nel cosiddetto “mondo del lavoro”.
In costante e incontrollabile trasformazione, da “fenomeno sociale” si è trasformato in vera e propria classe sociale; per l’adesione di massa all’edonismo di consumo, infatti, se anche fino a pochi anni fa non era così, oggi ci è difficile distinguere un assegnista di ricerca precario da un cameriere precario, indipendentemente dall’estrazione sociale, ma ci viene tragicamente semplice accomunarli nella categoria di “precari”.
Ed i precari, estratti da quelle che un tempo erano le loro classi, oggigiorno combattono tutti per gli stessi diritti, indipendentemente dalla “funzione” che hanno nella società (ciò che può arrivare a stupire è la necessità di constatare la presenza di una fetta di Intellighenzia nella Classe Precaria), pur conservando la differenziazione nelle antiche classi legata a doppio filo con tale funzione.
Il precariato nel mondo del lavoro precarizza quindi anche l’appartenenza stessa alle vecchie classi sociali!
Il chiaro risultato è che, nel dubbio di appartenere o meno ad una determinata classe, il precario perde di vista l’obiettivo primario della lotta di classe, già mimetizzato dai radicati usi consumistici di questi anni, dedicando le proprie energie alla “progettazione della fuga” dal Precariato.
Introduciamo così l’idea della fuga di classe, ovvero il tentativo di ricondursi alle proprie radici sociali, rifuggendo il precariato.
Chi vuole tutto questo? perché lo vuole?
Poiché lo scopo principale è quello di distogliere ulteriormente le masse dalla lotta di classe introducendo bisogni e necessità fittizie (millantando un progresso inesistente), il responsabile di tutto questo non può che essere quel Potere che dal dopoguerra in poi agisce in Italia in modo sistematico e trasversale, senza guardare in faccia nè la Destra, nè la Sinistra, e che ha tutto l’interesse di mantenere le masse in questa sorta di “stasi sociale”, in cui il quadro generale si riconduce tristemente ad un ribollire nel grande minestrone del conformismo.
Tutto questo è il prodotto dello “sviluppo in assenza di progresso”, nel nome di un modernismo astratto e dannoso, secondo il quale le vere necessità delle persone sono pesantemente mascherate da falsi bisogni di consumo ed in essi mimetizzate.

In questo senso vedo la precarizzazione, e conseguente nascita del Precariato come CLASSE SOCIALE, come una sorta di continuazione della “Strategia della Tensione”, nella grande opera di “distrazione di massa” che sempre più sfacciatamente gambizza la nostra società.

Istuda sa luche e sonnia…

Tuesday, October 17th, 2006

Oggi è morto Andrea Parodi, per i profani l’ex-cantante dei Tazenda.
Ricordo ancora quando, da ragazzo, rimasi affascinato dall’ascolto di Tazenda (1988), il disco omonimo.
Ricordo il fascino di canzoni come “Sos ojos de sa jana”, “Carrasecare”, “S’urtima Luche”, e via discorrendo.
Ripensare al disco mi fa due volte male: perché mi ricorda Andrea e le emozioni che mi ha dato, ma anche Feiez, fac-totum degli Elio e Le Storie Tese, morto anch’egli qualche anno fa, che ha collaborato con loro in questo primo disco assieme a Jantoman.
Adesso li immagino tutti abbracciati, assieme a Fabrizio, Pierangelo e agli altri, che cantano ancora le loro canzoni.

Finisce la Tarda Estate

Saturday, October 14th, 2006

Comincia una nuova storia.