Archive for December, 2006

Elegia (Miguel Hernández)

Thursday, December 28th, 2006

Vorrei essere, piangendo, il giardiniere
della terra che occupi e concimi,
compagno dell’anima, tanto presto.

Nutrendo la pioggia, le conchiglie
e gli organi il mio dolore senza significato.
Agli scoraggiati papaveri

darò il tuo cuore come cibo.
Tanto dolore si accumula nel mio costato,
che soffro fino all’aria che sospiro.

Un duro schiaffo, una percossa ghiacciata,
un colpo d’ascia invisibile ed omicida,
una spinta brutale ti ha fatto cadere.

Non c’è estensione più grande della mia ferita,
urlo per la mia disgrazia e i suoi congiunti
e sento più la tua morte della mia vita.

Cammino sopra campi di morti,
e senza il calore di nessuno e senza consolazione
vado dal mio cuore ai miei pensieri.

Presto la morte prese il volo,
presto albeggiò l’alba,
presto stai rovinando al suolo.

Non perdono la morte innamorata,
non perdono la vita disattenta,
non perdono la terra ed il nulla.

Con la mano sollevo una tormenta
di pietre, raggi ed asce stridenti
assetate di catastrofi ed affamate.

Voglio scavare la terra con i denti,
voglio separare la terra da parte a parte
a morsi secchi e caldi.

Voglio bucare la terra fino ad incontrarti
e baciarti il nobile cranio
e sbavagliarti e riportarti indietro.

Tornerai al mio orto ed al mio fico:
per alte geometrie di fiori
fluttuerà la tua anima, alveare

di cera angelica e travagli.
Ritornerai alla stasi degli stipiti
dei contadini innamorati.

Rallegrerai l’ombra delle mie ciglia,
e il tuo sangue scorrerà in ogni luogo
disputato fra la tua donna e le api.

Il tuo cuore, già velluto frantumato,
richiama in un campo di mandorle schiumose
la mia golosa voce di innamorato.

Alle anime alate delle rose
dal mandorlo della crema ti richiamo,
perché dobbiamo parlare di tante cose,
amico del cuore, compagno.

L’ultimo sogno

Sunday, December 24th, 2006

Rompo il silenzio di questo mio periodo tremendamente infelice per esprimere la mia personale opinione su quanto accaduto a Piergiorgio Welby in questi giorni.

Per chi non avesse seguito la vicenda televisiva che negli ultimi giorni ha invaso i media, riassumo ciò che è accaduto in poche righe: Piergiorgio Welby è andato incontro ad una morte inevitabile, scegliendo però di morire tra le braccia di Morfeo, invece che durante una crisi respiratoria.

Un medico anestesista l’ha quindi sedato (secondo le sue volontà), ed ha sospeso le inutili e arificiose cure, che ormai, per tanti aspetti, erano diventate una sorta di tortura per il paziente.

Purtroppo la sclerosi amiotrofica non lascia scampo: uccide. Per ritardare la morte, a spese di uno sprofondamento abissale della qualità della vita, esistono dei metodi medici artificiali (che di confacente alla “legge naturale” non hanno nulla) che permettono di ritardare la morte anche di diversi anni. Ma appunto in seguito ad un indebolimento dell’organismo e ad una progressione della malattia, la qualità della vita peggiora al punto da ridurre il paziente ad un vegetale sofferente: “vegetale” perché è costretto su un letto di ospedale senza alcuna capacità di alcun tipo, se non quella di comunicare in modo indiretto, “sofferente” perché il corpo comincia a piagarsi e ad infettarsi con frequenza sempre crescente, e va incontro alla morte attraverso tutta una serie di crisi respiratorie, l’ultima delle quali non lascia scampo.

Di questa crisi finale aveva paura Welby, che ha chiesto, con invidiabile coraggio e dignità sociale, di essere lasciato morire nel sonno, senza spasmi e senza convulsioni respiratorie e soffocamento. Ha chiesto perciò la sedazione e la sospensione delle cure ormai inutili e dolorose.

Welby ha fatto scalpore, ma non è l’unico caso mediatico che contempla una morte in tali circostanze: seppur con il “focus” concentrato su altri aspetti, un altro malato “nobile” è stato lasciato morire, secondo le sue volontà, sospendendo l’inutile assistenza medica. Il suo nome era Karol Wojtyla, al secolo Giovanni Paolo II.

Non so se durante la sedazione il cervello riesca a sognare, ma spero che un piccolo regalo Piergiorgio l’abbia avuto, da questa vita crudele: spero che abbia sognato, e nel suo ultimo sogno abbia potuto vivere qualche istante felice, degno di essere vissuto.

“Vorrei che i sogni perduti o abbandonati al mattino vicino al dentifricio, o quelli traditi per vigliaccheria o per calcolo cinico o per timore degli altri, ritrovassero la strada e rimanessero al mio fianco per farmi compagnia.

E vorrei morire all’alba insieme a loro”

Addio Piergiorgio, grazie di tutto!

Museruola (Spaccando Zucche)

Wednesday, December 13th, 2006

Ho paura di essere mediocre, proprio come tutti;
mentire (restare) qui e morire tra la sofferenza;
alla deriva fra i giorni
per tutto ciò che ho sempre detto,
e tutto ciò che ho sempre fatto
è ormai andato al diavolo;
come tutte le cose che devono per forza avere una fine
e i grandi amori che un giorno devono farsi da parte,
so di essere fatto per questo mondo.
La mia vita è stata straordinaria,
benedetta e maledetta e conquistata a fatica.
Il tempo cura, ma io ne sono distrutto
e tra l’altro…

Hai mai ascoltato le parole che canto in questa canzone?
Sono per la ragazza che ho amato in tutto questo tempo.
Può il gusto dell’amore essere così sbagliato?
come tutte le cose che devono per forza avere una fine
e i grandi amori che un giorno devono farsi da parte,
so di essere fatto per questo mondo.

E nella mia mente mentre galleggiavo
in alto sopra le nuvole
qualcuno rideva di me dicendo che sarei caduto sicuramente
perché pensavo di poter resistere per sempre.

Ma io sapevo ESATTAMENTE DOV’ERO,
e conoscevo IL SIGNIFICATO DI TUTTO QUESTO,
e sapevo CHE DISTANZA C’ERA TRA ME E IL SOLE,
e ne conoscevo L’ECO CHE È L’AMORE,
e conoscevo I SEGRETI DEI TUOI MEANDRI,
e conoscevo IL VUOTO DELLA GIOVENTÙ,
e conoscevo LA SOLITUDINE DEL CUORE,
e conoscevo I BISBIGLI DELL’ANIMA,
ed il mondo è disegnato (trascinato) nelle tue mani,
ed il mondo è inciso nel tuo cuore,
ed il mondo, così difficile da capire,
è il mondo senza il quale non puoi vivere,
e ho conosciuto IL SILENZIO DI QUEL MONDO.

Perché taccia (Ugo Foscolo)

Wednesday, December 13th, 2006

Perché taccia il rumor di mia catena
di lagrime, di speme, e di amor vivo,
e di silenzio; ché pietà mi affrena
se di lei parlo, o di lei penso e scrivo.

Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,
ove ogni notte amor seco mi mena,
qui affido il pianto e i miei danni descrivo,
qui tutta verso del dolor la piena.

E narro come i grandi occhi ridenti
arsero d’immortal raggio il mio core,
come la rosea bocca, e i rilucenti

odorati capelli, ed il candore
delle divine membra, e i cari accenti
m’insegnarono alfin pianger d’amore.

La marcia dei colitici (Giorgio Gaber)

Tuesday, December 12th, 2006

“All’oppressione, allo sfruttamento, alla violenza, ognuno reagisce come può.
C’è chi soffre, chi si dispera, chi si ribella.
A me…

… è venuta la colite
ho lo spasmo intestinale
forse non ci crederete
ma non è un caso personale.
Non digerisco nemmeno il Sistema
non so se capite l’urgenza
siamo già in molti
è un grosso problema
la nostra colite che avanza.

E noi colitici
che siamo tutti un po’ psicosomatici
sensibili ai problemi più drammatici
degli stomaci
non con la mente
ma visceralmente abbiamo i nostri slanci.

[...]E noi colitici
un po’ individualisti ma simpatici
insieme diventiamo più politici
ma democratici.
Ci organizziamo ed uniti marciamo
sicuri del successo.

[coro]: Sicuri del successo… al cesso!”

È tutto un magna magna

Monday, December 4th, 2006

Dopo che ho passato quasi un mese e mezzo circondato da una insana dose di nichilismo-passivo ho deciso di aprire questa pagina in cui ognuno di noi potrà postare e commentare tutti i luoghi comuni più fastidiosi possibili.

Scatenatevi!