Archive for April, 2007

Sabbie mobili (David Bowie)

Thursday, April 26th, 2007

Sono più vicino all’Alba Dorata,
immerso nell’uniforme di Crowley
del simbolismo visuale.

Sto vivendo in un film muto
che rappresenta il regno sacro di Himmler
della realtà ideale.

Sono spaventato dall’obiettivo totale
mentre mi trascino sull’orlo frastagliato dell’abisso
e non ho più potere.

Sono il nome intrecciato negli occhi della Garbo,
la prova vivente delle menzogne di Churchill,
sono il destino.

Sono lacerato tra la luce e le tenebre,
dove gli altri vedono i loro obiettivi.
Simmetria divina.

Dovrei baciare la zanna della vipera
o proclamare tonante
la morte dell’Uomo?

Sto affondando nelle sabbie mobili del mio pensiero
e non ho più potere.

Non credete in voi stessi!
Non illudetevi con la fede!
La conoscenza arriva con la liberazione della morte.

Non sono un profeta o un uomo delle caverne
ma solo un mortale col potenziale di superuomo:
continuo a vivere.

Sono incatenato alla logica dell’Homo Sapiens,
non posso distogliere gli occhi dalla Grande Salvezza
di quella cretinata della Fede.

Se non spiego ciò che si suppone che dovreste sapere,
mi potrete parlare di tutto questo
nel prossimo Bardo.

Sto affondando nelle sabbie mobili del mio pensiero
e non ho più potere.

Non credete in voi stessi!
Non illudetevi con la fede!
La conoscenza arriva con la liberazione della morte.

Lettera dal bunker

Thursday, April 26th, 2007

Niente di veramente nuovo sull’Invasione.
Gli ultimi dei nostri sono barricati all’Università, ormai trasformata in bunker, armati fino ai denti, e attendono.
“Cosa” non si sa.
Ho visto un collega morire al mio fianco, gli ho visto la mascella frantumarsi davanti ai miei occhi, in una pioggia di schegge e frammenti ossei, perforata da un proiettile pesante.
Prima di morire mi guardava, senza mascella, e sembrava avesse una specie di sorriso da squalo.
Non penso che ci sia modo di uscirne vivi, da tutto questo: ieri sono stato in superficie, ed è un inferno.
Nessuno ci dà supporto, la Superficie è la Morte.
Qualche anno fa, quando cominciò la Guerra Finale, non pensavamo potesse arrivare fino alle nostre case, poi le ha distrutte, schiacciate come un elefante le formiche, bruciate come il fuoco la paglia, devastate come un uragano un canneto.
E il mondo ha cominciato a morire, nel piombo.
Ieri ho provato a salire, ma nei corridoi dovevo sparare, e non sapevo nemmeno bene a chi.
Non si riesce più a capire il senso delle cose, so solo che ormai sono giorni che non tocco acqua, sono disgustato dal mio odore, mangio cibo in scatola da mesi, non riesco più a trovare neppure scarafaggi da succhiare, come nel primo periodo. Ormai nemmeno loro vanno più in superficie.
All’inizio quando qualcuno veniva tirato giù, c’era modo di nutrirsi con la carne di qualche cadavere, ed erano mangiate che ricordo sempre con piacere. Ora penso di essere sulla via, presto sarò io il cibo per qualcuno.
Come disse mio padre, prima di saltare in aria su una mina, durante il periodo della Fuga, sono tempi in cui vi è l’urgenza di conservarsi una pallottola per se stessi. Per dire addio al mondo in modo dignitoso.
Mia madre invece se ne andò nel Primo Periodo. Colpita da un proiettile pesante, le vaporizzò mezzo busto. Non perse neppure tanto sangue.
Ieri provavo il forte bisogno di uccidermi, sono arrivato anche a puntarmi la pistola alla tempia; vorrei avere una bella dose di veleno, vorrei morire all’istante.
Domani ci sarà nuovamente l’estrazione: i soliti due, estratti a caso, dovranno andare in superficie, sparare, e controllare se è arrivato qualcuno a prenderci… se si sono ricordati di noi… speranze vane…
Siamo già morti, il nostro Paese ha altro a cui pensare.
Se proprio devo morire, voglio morire col mio proiettile, per mano mia.
Non voglio morire in quell’inferno, non voglio morire in una pioggia di proiettili.
Non voglio che parti del mio corpo vaporizzino in decimi di secondo, ed il calore coaguli il mio sangue.
Non voglio cadere in terra come la caricatura di me stesso, come un foglio di carta strappato.
Dovrò morire, e morirò, ma non così: non voglio andare in Superficie, e che dicano che sono un ratto, un codardo, un vile.
Non è un problema per me, non ragiono più in questa logica: non interpreto le cose col metro della codardia.
Non ho paura della morte, ho paura solo del fatto che la mia morte sia inestetica, e che coroni l’assenza totale di un senso, del senso delle cose.
Se mai, domani, dovessi essere estratto, mi pianterò la pallottola che ho sempre con me, conservata, nel taschino del giubbotto, nel cuore.
E dite pure che sono un vigliacco, ma ciò che è vero è che vorrei, almeno in punto di morte, avere il potere di deciderla per me.
È la mia ultima occasione di compiere una scelta genuina.
Penso che uscire di qui sarebbe un miracolo degno dei Santi del Paradiso.
E penso che il Paradiso non esista.
Addio.

Fammi Sapere (Bacio)

Wednesday, April 25th, 2007

Ah fammi, fammi
fammi essere il tuo autista della Domenica,
fammi essere il tuo uomo del Lunedì.
Ti porterò ovunque tu voglia
più velocemente che posso.

Non importa cosa vuoi fare,
non importa dove vuoi andare:
Hai solo da decidere, ragazza,
e poi farmi sapere!

Oh, ti è capitato di voler amare? quindi chiami
il tuo ragazzo e lui perde tempo coi vicini,
e la notte si fa lunga,
e il desiderio si fa sempre più forte!

Quindi provi e ci muori
e ti chiedi se lui ti ami…
Qualcuno ti bussa alla porta…
“Fammi entrare dolcezza!”

Fammi
fammi essere il tassista del Martedì,
fammi essere il tuo ragazzo del Mercoledì.
Sarò il tuo amante,
sarai il mio fagotto di gioia!

E oh
Non importa cosa vuoi fare,
non importa dove vuoi andare:
Hai solo da decidere, ragazza,
e poi farmi sapere!

Kiss (1973)

Mente sul Corpo

Tuesday, April 24th, 2007

Il peso delle sue braccia lo stava sfiancando. Sentiva che difficilmente avrebbe retto per qualche minuto ancora.
“Non devi cedere, se cedi è il fisico a vincere la mente.”
Ma quelle braccia, semi-tese in quella posizione così poco naturale, sembravano dei pezzi di piombo, sembravano mattoni, zavorre, le sentiva quasi al di fuori del corpo.
Cominciava a sentirsi al di fuori del corpo.
“Concentrati sul tuo Tan Tien.”
Non ce la faceva, la visualizzazione si spostava, non riusciva a soffermarsi appena sotto l’ombelico, sentiva le gambe tremare.
Pacche sulla schiena, prima delicate, poi sempre più pesanti…
“Concentrati sul Tan Tien, ho detto.”
Lungo, lungo, lungo respiro addominale.
Eccolo lì, il Tan Tien.
Un fremito al braccio.
“Tieni il braccio in avanti, non far vincere il corpo. Prova a far leggermente oscillare le braccia.”
Ci provò, sentiva il calore diffondersi intorno, alle braccia alle gambe, alla testa. Le mani andavano a fuoco.
Il dolore si trasformava in fuoco.
“Sorridi, non tradire lo sforzo col volto.”
Sorrise, il calore gli avvolse anche la faccia.
Tan Tien, respiro, ma non ce la faceva ancora.
“Non ce la farai mai, senza l’intenzione, il terzo elemento. Sei concentrato, la respirazione va bene, ma lo sguardo è ballerino: stabilizzalo sulla tua intenzione.”
Guardò un punto all’orizzonte, nella direzione del busto.

Camminata in cerchio del Pa Kua

Il calore divenne quasi insopportabile, e contemporaneamente sentì le braccia alleggerirsi, sentiva di poterle “appendere” nel punto in cui scaricava la propria intenzione.
“Adesso hai tutto, sei tutto: causa e fine del tuo gesto, della posizione; hai realizzato la posizione e sei realizzato nella posizione, non hai necessità d’altro.”
Con quella frase il Maestro si congedò: adesso era lì, solo.
Sentiva l’esigenza di scaricare, in qualche modo, la propria energia, ma provava anche l’urgenza di non rompere assolutamente l’armonia della posizione.
Lasciò il campo aperto alle sensazioni vorticanti.
Dopo qualche ora sentì dei passi e avvertì una perturbazione nei vortici all’interno del suo corpo. Il Maestro era nuovamente lì.
Rimase in silenzio per qualche ora.
“Bene, la giornata è quasi giunta al termine, puoi rompere la posizione.”
Inizialmente provò un’inerzia sconvolgente, come se le articolazioni si rifiutassero di reagire al comando mentale, poi riuscì a spostare gli arti con tanta, tanta lentezza, e ad ogni minimo moto dei vortici sembravano avvolgere il corpo.
“Maestro,” chiese, “perché tutto questo? Qual è il senso della pratica?”
Ed il Maestro rispose:
“Oggi non hai potuto ammirare le nuvole. Erano belle e mutevoli, allo stesso tempo.”
Sentì immediatamente, per qualche secondo, una soggezione immensa: il Maestro stava usando il Qi su di lui, per sondare chissà cosa.
Era ora di cena, e poi di respirare e di riposare.
Avrebbe capito quando sarebbe arrivato il momento per capire.

La musica che ascolto

Monday, April 23rd, 2007

Ho deciso di postare un’altra pagina, sempre nella speranza di capire come aprire, con questo tema, le pagine ai commenti.
A partire da oggi aggiornerò una lista con tutta la musica che ascolto, giorno per giorno.

Battle Royal

Monday, April 23rd, 2007

Ségolène, spaccagli il culo!

Nicolas, sai dove ti infilerò questo dito, vero?!

Fagli vedere chi ha gli attributi!

Il nero delle cose – 2 (La soluzione)

Sunday, April 22nd, 2007

[...]

“Oggi mi sento strano, scusami. Mi dispiace.”
Lei si girò sull’altro lato del letto.
Non aveva tanta voglia di creare quell’atmosfera di complicità comprensiva che spesso gli aveva evitato inutili discussioni dalle immense volumetrie di fiato sprecato.
E non lo fece, vaffanculo. Se non era neppure in grado, nella semplicità meccanica della sessualità maschile, di stimolarlo, o anche solo di cancellargli per un attimo i pensieri di morte, che se ne andasse pure a farsi fottere.
“Pensavo di fare qualcosa di carino, per noi due…”
E allora uccidimi, non perdere tempo a strapparmi l’anima a morsi, a frustrarmi, a farmi sentire peggio di come ora sto: smettila di condurmi al suicidio, prenditi la responsabilità di ammazzarmi, di tuo pugno.
Lo pensò ma non lo disse.
“Tu fai ogni giorno, ogni istante, qualcosa di carino per noi due.”
Le parole che uscivano dalla sua bocca erano supportate da una mimica facciale pressoché perfetta, sviluppata in anni di repressione e di riflessione, ma erano brutalmente tradite dalla sua totale mancanza di erezione.
“Grazie, sei sempre comprensivo.”
Fottiti.
Lo pensò ma non lo disse.
Si girò dall’altra parte, anche lui, e coronò col silenzio quel momento di abissale lontananza.
“Oggi mi sono data alla cucina per te…”
Aggiunse lei, con un tono di voce sterile ma tendente alla riappacificazione.
“Ah sì? E cosa hai preparato?”
“Ma… te l’ho già detto!”
Ma che cavolo succede? Partecipo inconsapevolmente alla fiera dell’imbarazzo? Non ne posso più… non ora… non oggi…
“Ho fatto tutto questo per noi, per creare qualcosa di… positivo…”
Smettila, ti prego, non posso farcela, non posso farcela questa volta…
“Lasagne, patate, agnello… solo per te… per noi… ore trascorse davanti al forno, solo per vedere un tuo sorriso…”

La soluzione ed i suoi colori

Forno.
Mangiare, introdurre cibo nella bocca, sputare cibo dalla bocca, la bocca era la chiave.
Se non è in attività, cioè se dorme, è freddo. Di pietra, dentro è vivo, il fuoco.
Forno.
Fece un balzo e la scavalcò, fuori dal letto, con un’energia nuova, alzò la cornetta del telefono, compose freneticamente un numero…
“Pronto, Mario, controllami immediatamente se nella lista delle persone scomparse abbiamo qualcuno con problemi legati all’alimentazione, ma soprattutto, qualcuno che possieda un forno a pietra in casa, magari inutilizzato da tempo… cosa significa “che cazzo di richiesta è?!”, tu controlla e basta, non rompere le palle, abbiamo poco tempo…”
Sentiva tornare l’erezione, lei se ne accorse, e prontamente gli prese il glande fra le labbra.
“Ok, resto in attesa, ma ti prego, fai in fretta, non abbiamo tanto tempo…”
Sentiva la carezza della lingua che si muoveva sull’asta, e finalmente, in quel momento di attesa, riusciva ad esprimersi sessualmente.
Dall’altro capo della comunicazione, una voce:
“Sembra che tu abbia fatto centro: proprio ieri notte abbiamo ricevuto una denuncia da parte della famiglia di un pizzaiolo; pare che manchi di casa da due giorni, dalla descrizione ci risulta che sia obeso e l’attività sta attraversando il periodo di chiusura per ferie.”
Troppo tardi.
“Recatevi immediatamente alla pizzeria, controllate nel forno, il corpo è lì…”
Sorrise tristemente a sua moglie.

Amigdala?

Sunday, April 22nd, 2007

“Estirpare l’amigdala?”
“Non esageriamo, suvvia, non ho parlato di estirpare…”
e aggiunse, subito dopo,
“dico solo che, se ce lo permette, potremmo rimuovere la funzionalità che le dà quella spiacevole sensazione di essere… su di giri, diciamo… infatuato, innamorato, come preferisce. Basta un suo permesso, e noi le solleveremo questo peso.”
“Ma… e il sesso?”
“Che c’entra il sesso? Lei parla come se il sesso e l’amore fossero due cose che si compenetrano, mentre recenti studi a campione dimostrano punto per punto che non è così.”
“Cioè, lei mi vorrebbe far credere che l’amore ed il sesso sono due cose separate?”
“Separate, sì, per quanto confondibili e fraintendibili l’un l’altra.”
“Mi scusi ma non capisco, lei è il medico, perfetto, ma provi almeno a spiegare…”
“Ottimo, allora mi stia a sentire: quando lei sente il sacrosanto e naturale bisogno di infilare il suo pene all’interno di un corpo femminile, quello è sesso; quando lei avanza un’ipotesi di futuro con quel corpo femminile di cui si parlava poc’anzi, immaginando lei e la sua futura compagna come nucleo fondatore di un’unione stabile e duratura, quando insomma sente dentro di sé le seguenti sensazioni…”
Il medico passò a Mario un foglietto in cui vi erano elencate le sensazioni “spia” dell’innamoramento:

1) che l’unione possa durare in eterno (nonostante la limitata contestualizzazione temporale degli individui, primo assurdo);
2) sensazioni di felicità e stimoli alla vita immotivati (essendo di natura chimica, non possono essere in alcun modo collegate con uno/a specifico partner, secondo assurdo);
3) che l’unione sia esclusiva (per le ragioni precedenti, intrinsecamente assurdo);
4) desiderio di procreare, di creare un nucleo familiare per potersi ammirare nella propria discendenza (l’istinto deve essere indirizzato all’atto e non al fine, quarto assurdo);
5) …

E la lista continuava, e continuava, tra un assurdo e l’altro.
“Quindi lei, senza amigdala, mi garantisce la cancellazione, in sostanza, di tutte queste situazioni contraddittorie legate all’amore, per così dire, giusto?”
“Ha capito perfettamente: basta casa, basta famiglia, basta focolare, tutte le energie dedicate ai bisogno fisiologici ed al lavoro, che ne dice?”
Sembrava tutto molto bello, ma il punto era che aveva bisogno di pensarci: forse il periodo più felice, durante la sua storia con Marta, era stato quello in cui aveva a lungo sognato di costruire una famiglia, esattamente la famiglia tanto etichettata come “assurdità” dal dottore.
Aveva fallito, e aveva sofferto.
Ma perché no?
Perché, per evitare quella forma di sofferenza, si sarebbe dovuto privare di una potenziale rinascita di tali sensazioni?
Per cosa?
Per diventare un animale?
Bisogni fisiologici e lavoro?
E la morte come l’avrebbe combattuta?
Che idea avrebbe potuto frapporre tra se stesso e la falce della Trista Mietitrice?
La morte non si combatte col lavoro, né coi bisogni fisiologici; ci si deve poter illudere di qualcosa di immortale che ci appartiene, anche se è effimero.
Ed è la sensazione che qualcosa di nostro possa durare per sempre, è la sensazione di un sentimento, l’unica cosa che può vincere la morte.
E l’amore è l’unica chiave che ci permette di leggere l’eternità in senso progressivo.
“Non mi interessa, dottore; grazie comunque.”
Tornò a casa e pianse la sua eterna solitudine interiore.

“I pensieri sono un cattivo cane da guardia: lasciano entrare i mostri cattivi e si mangiano tra loro.”

.nebbia

Saturday, April 21st, 2007

Oggi, 21 Aprile, i .nebbia hanno tirato fuori una bella canzoncina intitolata “Sara non sa”.
Cliccando sul collegamento potete sentirla, per poi concordare con me che è proprio una bella canzone: il testo, come loro solito, è veramente bello, il riff è particolarmente riuscito ed anche la scelta di alcune sonorità è molto interessante.

Il brano dovrebbe essere il 2ndo del loro progetto primaverile che ha come titolo “Spera“; il 21 Marzo di quest’anno è uscito infatti il primo brano, dal titolo “Prima volta” (molto carino anch’esso).
Se non ho capito male, ogni 21 di ogni mese, per tutto l’anno, dovrebbe uscire una canzone che andrà a comporre i 4 progetti stagionali di un anno di produzione, ognuno costituito da 3 canzoni.
Dovremo avere un po’ di pazienza, per ascoltare la conclusione di “Spera”; per quanto mi riguarda l’avrò, conscio che l’attesa impreziosisce la soddisfazione. Buon lavoro!

“…accetta in dono questa ballata
ma che non ti faccia illudere
perchè ben presto sarà cambiata
la percezione che avrai di me

vorrei poter leggerti i pensieri,
sapere tutto dei tuoi amori
dillo che ci giocheresti ancora,
ti capitasse la volta buona
oppure ad esempio se
faresti mai all’amore con me…”

Sara non sa – .nebbia

Il nero delle cose – 1 (L’enigma e l’impotenza)

Saturday, April 21st, 2007

Mangio di tutto, sputo il tuo cibo,
sono di pietra ma dentro son vivo.
Dormo e son freddo, e per magia
nella mia bocca tu trovi la via.

Ormai era il terzo, nel giro di due mesi, ed ancora si chiedeva come fosse possibile: quelle parole gli rimbalzavano in testa, senza senso.
Ma un senso lo doveva trovare, ed anche in fretta, non era una banale caccia al tesoro, quella.
Sua moglie gli accarezzava la coscia, con gesti capaci di soddisfarlo e metterlo a disagio allo stesso tempo.
Tempo, aveva poco tempo.
La sfida era lanciata, e l’ispettore aveva l’ingrato ruolo di capire.
I lavori erano sempre abbastanza puliti, tracce quasi assenti, poteva essere chiunque a compiere quegli assurdi omicidi… tanto assurdi che c’era veramente da chiedersi se ci fosse dell’arte dietro tutto ciò, e se fosse quasi il caso di arrendersi alla genialità di quel bastardo, che uccideva senza senso apparente, in un turbine dadaista di follia ed ispirazione.
Mangio di tutto, sputo il tuo cibo…
Mangiare e cibo, mangiare e cibo, i due riferimenti iniziali, qualcuno che mangia di tutto, onnivoro, e che sputa qualcosa di commestibile.
La mano saliva, dalla coscia fino a sfiorargli i testicoli, sensazione strana.
Gli enigmi presentavano una difficoltà sempre crescente; i primi due cadaveri l’avevano lasciato senza parole e senza fiato: non pensava che fosse possibile niente del genere.
Ora sì, sapeva di doversi aspettare di tutto.
Una strofa con riferimenti continui al cibo, probabilmente la vittima aveva problemi con l’alimentazione, forse obesità, bulimia, anoressia.
Quanti ce n’erano in città, profili del genere?
…sono di pietra ma dentro son vivo…
Quel qualcuno è di pietra, ma dentro è vivo, ovvero è un Maciste, un Marcantonio, ha un fisico “scolpito”, come si suol dire, ma allo stesso tempo è una persona molto attiva, allegra, vitale…
No, non funzionava.
“Non vuoi sapere cosa ti ho preparato per cena?”
E la mano saliva ancora, sui testicoli, ora sull’asta del pene, fastidio.
“Dimmi, cosa mangeremo?”
Cibo, era un’ossessione.
Dormo e son freddo…
Un morto, dorme ed è freddo.
Morto, mangia, sputa cibo, fisico scolpito, quand’era in vita era una persona attiva.
Non funzionava.
“Lasagne, patate, agnello…”
Gli accarezzava il pene con delicatezza, per cercare di stimolarlo, ma non c’era modo di raggiungere ed eventualmente mantenere uno stato di eccitazione… semplicemente la testa vagava altrove: vagava alla ricerca di una potenziale vittima, un uomo da salvare, qualcuno con problemi legati al cibo, qualcuno che…
…nella mia bocca tu trovi la via.
Bocca.
“Tutto bene, caro? C’è qualcosa che non va?”
Sì, ci sono principalmente due cose che non vanno: mi stai mettendo a disagio nel maldestro tentativo di eccitarmi, questa è la prima; la seconda è che non ho abbastanza controllo sulla mia fantasia, in questo momento, per compensare la tua inettitudine sessuale, e questo perché sto pensando ad un uomo che sta per essere ucciso e che non avrò potere di salvare.
Lo pensò ma non lo disse.

[...]