Mangio di tutto, sputo il tuo cibo,
sono di pietra ma dentro son vivo.
Dormo e son freddo, e per magia
nella mia bocca tu trovi la via.
Ormai era il terzo, nel giro di due mesi, ed ancora si chiedeva come fosse possibile: quelle parole gli rimbalzavano in testa, senza senso.
Ma un senso lo doveva trovare, ed anche in fretta, non era una banale caccia al tesoro, quella.
Sua moglie gli accarezzava la coscia, con gesti capaci di soddisfarlo e metterlo a disagio allo stesso tempo.
Tempo, aveva poco tempo.
La sfida era lanciata, e l’ispettore aveva l’ingrato ruolo di capire.
I lavori erano sempre abbastanza puliti, tracce quasi assenti, poteva essere chiunque a compiere quegli assurdi omicidi… tanto assurdi che c’era veramente da chiedersi se ci fosse dell’arte dietro tutto ciò, e se fosse quasi il caso di arrendersi alla genialità di quel bastardo, che uccideva senza senso apparente, in un turbine dadaista di follia ed ispirazione.
Mangio di tutto, sputo il tuo cibo…
Mangiare e cibo, mangiare e cibo, i due riferimenti iniziali, qualcuno che mangia di tutto, onnivoro, e che sputa qualcosa di commestibile.
La mano saliva, dalla coscia fino a sfiorargli i testicoli, sensazione strana.
Gli enigmi presentavano una difficoltà sempre crescente; i primi due cadaveri l’avevano lasciato senza parole e senza fiato: non pensava che fosse possibile niente del genere.
Ora sì, sapeva di doversi aspettare di tutto.
Una strofa con riferimenti continui al cibo, probabilmente la vittima aveva problemi con l’alimentazione, forse obesità, bulimia, anoressia.
Quanti ce n’erano in città, profili del genere?
…sono di pietra ma dentro son vivo…
Quel qualcuno è di pietra, ma dentro è vivo, ovvero è un Maciste, un Marcantonio, ha un fisico “scolpito”, come si suol dire, ma allo stesso tempo è una persona molto attiva, allegra, vitale…
No, non funzionava.
“Non vuoi sapere cosa ti ho preparato per cena?”
E la mano saliva ancora, sui testicoli, ora sull’asta del pene, fastidio.
“Dimmi, cosa mangeremo?”
Cibo, era un’ossessione.
Dormo e son freddo…
Un morto, dorme ed è freddo.
Morto, mangia, sputa cibo, fisico scolpito, quand’era in vita era una persona attiva.
Non funzionava.
“Lasagne, patate, agnello…”
Gli accarezzava il pene con delicatezza, per cercare di stimolarlo, ma non c’era modo di raggiungere ed eventualmente mantenere uno stato di eccitazione… semplicemente la testa vagava altrove: vagava alla ricerca di una potenziale vittima, un uomo da salvare, qualcuno con problemi legati al cibo, qualcuno che…
…nella mia bocca tu trovi la via.
Bocca.
“Tutto bene, caro? C’è qualcosa che non va?”
Sì, ci sono principalmente due cose che non vanno: mi stai mettendo a disagio nel maldestro tentativo di eccitarmi, questa è la prima; la seconda è che non ho abbastanza controllo sulla mia fantasia, in questo momento, per compensare la tua inettitudine sessuale, e questo perché sto pensando ad un uomo che sta per essere ucciso e che non avrò potere di salvare.
Lo pensò ma non lo disse.
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