Archive for September, 2007

Invito a non rompere i coglioni

Friday, September 21st, 2007

I primi dieci minuti forse potrete farmi venire un piccolo nodo in gola, forse anche per quindici minuti.
Potrete riuscire a farmi dubitare della bontà e normalità dei miei gesti, ma giusto per pochi attimi, giusto il tempo di ricordarmi una cosa molto importante: io sono una persona equilibrata.
Qualsiasi vostro tentativo di colpevolizzarmi intorno a cose assolutamente normali non può funzionare, perché so bene che non è altro che una valvola di sfogo per i vostri complessi.
Meditate, riflettete, migliorate, evolvete, ed evitate soprattutto di cercare in me la causa dei vostri problemi relazionali col mondo che vi circonda.

Grazie.

Fuga

Thursday, September 13th, 2007

“Non è come quel romanzo di Pirandello?! Prendo queste carte e cambio vita!”
“No, coglione, non è come quel romanzo di Pirandello: in quel romanzo il protagonista faceva una scelta, tu invece non hai scelta. Tu devi prendere questi documenti e sparire, perché altrimenti ci lasci il culo, in questa città di merda.”
“Non esagerare, dai, lo sai anche tu che se dovessero far fuori tutti i quelli come me sarebbe un’ecatombe…”
“Allora non hai proprio capito un cazzo. Tu non sei un rompipalle come gli altri: tu sei la classica testa di cazzo che quando ha tre strisce di cocaina da vendere se le pippa tutte e tre e poi prova a vendere borotalco. Hai giocato con persone che non giocano… e quando giocano vogliono divertirsi, specie con gente come te.”
“Senti, adesso non parlarmi così… ricordi quando faticavi a mettere la minigonna perché tutti ti facevano sentire puttana? Chi è che ti ha spiegato che dovevi stare bene solo con te stessa? Chi è che ti ha aiutato a non sentirti più schiava del tuo ruolo? Non sono un fesso, Clara: sapevo bene a cosa andavo incontro…”
“No che non sapevi un cazzo di niente, perché non avresti fatto quello che hai fatto: i topi che legano campanelli al collo dei gatti, sono roba per favole… questa è la realtà, capito?! Se non te ne fossi reso conto questa è la realtà, e io, maledetta me, ti voglio bene e vorrei che lo capissi…”
“Ma io lo capisco e apprezzo il tuo gesto, so quanto hai rischiato per darmi una nuova identità, e so che lo fai perché mi vuoi bene, però sai anche che dovevo rischiare, altrimenti avrei fatto una fine veramente vuota…”
“Non pensi che sia meglio la galera che farsi scuoiare?! Non pensi che sia meglio affrontare le cose con un po’ più di calma e freddezza, piuttosto che con questo tuo modo di fare egocentrico, che non fa che creare problemi a te e a tutti quelli che ti stanno intorno e che ti vogliono bene?”
“Senti, Clara, tu vuoi che io ammetta a me stesso di aver fatto un errore, ma io non ho sbagliato: io dalla polizia ci sono andato, e non solo per collaborare con loro o tradire gli altri. Ci sono andato perché non ne posso più: voglio una vita serena, normale, lo capisci questo? Non ne posso più di essere qualcosa a metà tra Uomo e Bestia, qualcosa sempre al di là dei regolamenti, qualcosa a metà tra ciò che si può fare e ciò che non si può dire: voglio vivere in serenità.
“Ascolta, smettila coi discorsi, qua non si tratta di esistenzialismo: l’ultimo che ha fatto la metà di ciò che hai fatto tu si è ritrovato il cazzo a Parigi, le palle in Cina, e la testa in Australia. Io invece ti voglio intero, voglio che ci arrivi intero in Bolivia, capito Mario?! Non puoi fare queste cazzate, non voglio che tu muoia giustificandoti in un mare di parole inutili: ti voglio vivo!”
“Ma non hai capito ancora niente?! Io adesso non sono vivo, sono vivo a metà, e se questi documenti mi restituiranno un po’ di vita, sarà sempre meglio di vivere a metà: voglio sorridere alle persone, voglio fare all’amore con te senza dovermi preoccupare di non poterlo fare l’indomani. Vorrei sentirti mia, non solo “averti” mia, e questo finché non avrò ripreso in mano la mia vita non è possibile.”
“Ma io sono già tua…”
“Ma di che parli? Del sesso? Quello non mi interessa: non mi interessa fare finta che ci sia una passione fra noi, finché penseremo solo a come perpetuarci, rovinando ogni cosa. Ciò che cerco io è altro: uno scampolo di presente, in cui non ci si senta “l’uno dell’altro” ma “l’uno per l’altro”, un sublime rapporto in simbiosi, essere tutti e due la stessa cosa, e senza l’altro non essere… cerco questo, e non solo con te, ma con ogni aspetto della mia vita…”
“Ma vaffanculo! ma ti senti come parli?! Qua si parla delle tue palle che stanno per svolazzare via, e che io voglio che restino ben attaccate al resto del corpo, solo perché ti amo, non c’è altro di mezzo, fra me e questo desiderio: solo amore. È troppo pretendere che tu adesso te ne vada finché non si calmeranno le acque? È troppo chiedere che tu abbia la pazienza di aspettare che fra qualche mese io ti raggiunga? È troppo pregarti di non fare cazzate nel frattempo?!”
“Se tu ami questo me, allora non ami il vero me. Aiutami a tornare me stesso, non impedirmelo, e io saprò che mi ami veramente. Questi documenti non sono nulla, senza la promessa che assieme al nome cambierò anch’io, ritornerò com’ero prima di sporcarmi e di rotolarmi nel fango. E ho bisogno della promessa che tu farai altrettanto.”
“Dio mio, che futuro avremo?”
Il futuro non mi interessa, è il presente di cui voglio aver cura, da adesso in poi…
“…”
“Hai ragione, non è come quel romanzo di Pirandello…”

Avvolto dal crepuscolo

Wednesday, September 12th, 2007

-         Appoggia l’occhio nell’oculare, e dimmi cosa vedi.
Il Maestro mi aveva condotto sin là chissà per cosa.
-         Non aver paura, poiché non devi. Dimmi solo cosa vedi.
Appoggiai l’occhio e lo vidi.
Attraverso il telescopio, Giove.
E poi qualcos’altro: spostando il telescopio sull’oggetto, il bianco sporco nella parte sud, e poi nella parte nord le vidi.
Erano le ali del corvo.