“Provo a spiegartela così: è come se ogni giorno che passa perdessi la metà di ciò che eri, e al posto di quel te stesso che manca ci sono esperienze che riempiono il vuoto.”
Tra l’incredulità James rispose:
“Forse è proprio quel vuoto, il problema: come si fa a riempirlo?”
Ancora due passi nel Common Place, gli scoiattoli e i cigni.
“Non esiste una vera risposta: milioni di libri non ti spiegano come riempire quel vuoto; l’esperienza è una sabbia grossolana: basta muoverla nel secchio, e ti rendi conto che al bordo ne manca sempre un po’. Farmaci, amori rubati. Riempiono, ma alla prima scossa lasciano un vuoto che cresce, di giorno in giorno.”
Bimbi che giocano.
“Ma è sin da bambini che ci portiamo questo vuoto dentro?”
“Certamente no, c’è un’età dalla quale in poi cominciamo a svuotarci di noi stessi, ed è l’età dell’adolescenza.”
“Cosa accade di preciso in quell’età?”
“Non te lo so dire con precisione: penso semplicemente che si smetta di diventare se stessi, e si cominci ad essere se stessi. C’è una grande differenza.”
“Quale?”
Ancora pochi passi, ancora l’acqua scorre.
“Che mentre diventi non è necessario che tu ti chieda chi sei. Quando smetti di divenire, ti chiedi che cosa tu sia diventato.”
Due bimbi: un maschietto ed una femminuccia.
“L’amore aiuta?”
“L’amore non è un cazzo di niente, non vale un cazzo.”
“Ok.”
Archive for November, 2007
La metà di ciò che ero
Monday, November 19th, 2007Inverno (Fabrizio De Andrè)
Tuesday, November 13th, 2007Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti;
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.
Ma tu che vai, ma tu, rimani!
vedrai, la neve se ne andrà domani;
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.
Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire,
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.
Ma tu che vai, ma tu, rimani!
anche la neve morirà domani;
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.
La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve;
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.
Ma tu che stai, perché rimani?
un altro inverno tornerà domani;
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
Un anno fa
Thursday, November 1st, 2007Un anno fa partivo per Trento, ricco di sogni. In pratica è cambiata tutta la mia vita, ed io con lei.
Ho cercato di autoconvincermi di aver vissuto una evoluzione, ma non è vero: sono rimasto sempre lo stesso di sempre.
Sono pronto ad illudermi di nuovo.
Cara Marta,
Thursday, November 1st, 2007sapessi com’è cambiata la mia vita da quando hai deciso di andartene… sai che ti ho sognata tante volte in questi anni? nei sogni eravamo quasi sempre bambini, e giocavamo come abbiamo giocato tante volte: alle costruzioni, a calcio, a “Brivido” o a “Carriere” (che ridere, ti ricordi?). Certe notti ho sognato anche che uscivi e venivi ad abbracciarmi piangendo, e dopo aver pianto tutti e due andavamo a casa e ti offrivo un bicchiere d’acqua, e poi mi chiedevi di raccontarti qualcosa di me.
Non so bene qual è il motivo che mi impedisce di venire a trovarti: ci ho pensato tantissime volte, e tutte le volte non trovo ragione; forse semplicemente non ci riesco, perché emotivamente sono bloccato, sono più debole di quanto io stesso creda (e sicuramente credano gli altri), o perché mi ritengo in parte responsabile del conto in sospeso che c’è tra te ed il Mondo, e mi fa male non essere riuscito a starti vicino. Comunque non ci riesco, ma sappi che è qualcosa che voglio superare: prima o poi verrò da te, e se non potrò abbracciarti, per via delle sbarre, proverò ad immaginarci mentre ci abbracciamo.
Non so se sai che ho finalmente deciso di fare il PhD, ed in effetti sto seguendo il corso con profitto e sono anche parecchio soddisfatto; ho preso la decisione definitiva di andarmene dall’Italia, rinforzata dal fatto che è finita la mia lunga storia di 7 anni; il dottorato come “fuga dal Presente e dal Passato”… ognuno si sceglie la sua, di fuga, ne sai qualcosa anche tu, vero? Ora sto meglio, tuttavia, e ho riniziato una nuova vita che tende a migliorare ogni giorno.
Tra pensieri, difficoltà, conflitti e casini vari vado avanti.
Anche se negli ultimi anni il rapporto tra noi due era quasi completamente deteriorato, mi manchi, mi manchi come se mi mancasse una sorella, mi manchi tanto e nel mio cuore, in un angolino nascosto, ho sempre lasciato un posto necessario al pensiero che tu un giorno possa cambiare idea e ritornare a ciò che hai rifiutato. Spero che tu possa conoscere il mondo in modo più “panico”, immergerti nelle cose, vivere il Presente con la consapevolezza degli attimi, e meditare su ciò che Qualcuno/Qualcosa ci ha offerto e che tu hai deciso di toglierti.
Vorrei dirti tante cose, ma vorrei dirtele di persona, e confido nel fatto che un giorno quel momento arriverà per volontà tua, e non mia.
Un abbraccio da chi ti vuol bene come se fosse un fratello,
Marco.