Il 22 Giugno 1633, Galileo Galilei pronunciava di fronte al Santissimissimo Tribunale dell’Inquisizione della Santissimissima Chiesa Cattolica Romana Apostolica:
[...] Per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il Sole sia centro del mondo e che non si muova e che la Terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura… [...] Con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione [...].
Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Nel Marzo del 1990, l’allora Cardinale Ratzinger pronunciò, durante uno dei suoi discorsi (che sanno sempre essere un esempio di civiltà e manifestazione di libertà sociale, come ad esempio ne è testimonianza il documento discriminatorio e violento nei confronti degli omosessuali) pronunciò, estrapolandola dal contesto, una frase di Paul Feyerabend: “Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto.”
Con tale frase il Cardinale giustificava la violenza della Chiesa nei confronti di una delle prime menti scientifiche, e in senso lato nei confronti della Scienza stessa, sin dai primordi. Le ragioni di tale violenza sono molteplici: la “filosofia” (in minuscolo e fra virgolette) sottesa dalla Chiesa Cattolica è in aperta antitesi col pensiero scientifico, in quanto mira ad imporre una superstizione che occluda in ogni modo ogni stimolo al Sapere e alla Libera Conoscenza, promosse invece dalla Scienza. Non potendo assorbire in sè la trasgressione del pensiero scientifico dei primordi (non potendo quindi omologarlo), la Chiesa lo combattè in modo serrato con la violenza della famigerata Inquisizione.
Ratzinger si dimenticò, in tale occasione, di dire che pensiero di Feyerabend è critico nei confronti della Scienza in quanto essa potenzialmente potrebbe assumere la portata di una nuova religione con tanto di Tribunale dell’Inquisizione scientifico (e quindi in questo modo critica implicitamente anche la Chiesa e la sua violenta “imposizione di Verità”), come si può appunto leggere anche in testi divulgativi come “Il Dialogo sul metodo”, ed il suo linguaggio è denso di ironia e non asservito a tali affermazioni apparentemente superficiali e retrograde.
Vivendo noi in uno Stato laico, ed essendo investite di tale laicità anche le pubbliche Istituzioni, è normale che dopo una puttanata del genere (detta in malafede, in quanto Ratzinger non è ignorante in materia) i rappresentanti della cultura scientifica (tra cui anche il nostro vanto internazionale Parisi… Giorgio, non Heater!) si sentano offesi e ritengano opportuno far presente al Rettore di un’Università come “La Sapienza” che tali posizioni siano incompatibili con la promulgazione del Sapere e della Libera Conoscenza.
In secondo luogo, visto che ormai il danno era stato già fatto (ovvero Ratzinger era stato già invitato a parlare) le norme di buona educazione hanno imposto che il naturale dissenso di persone che nella vita lavorano, e si guadagnano il pane con lo studio e la ricerca invece che facendo il segno della Croce davanti a folle dalle menti intorpidite, fosse messo da parte a favore di un dialogo col Pontefice e che ci fosse eventualmente lo spazio per una lecita manifestazione di dissenso, come vogliono le norme della democrazia.
In tutto questo non si capisce come la Repubblica possa dar spazio a grassetti altisonanti che proclamano una inesistente “censura sul Papa”, quando quest’ultimo si è rifiutato di partecipare all’inaugurazione dell’Anno Accademico solo per motivi di Visual Marketing e di immagine per la sua multinazionale.
Se c’è una figura che non viene censurata nemmeno quando con le sue parole e omissioni viola la Costituzione o il Codice Civile o Penale è proprio quella del Papa.
Per quanto riguarda i giornali, in special modo la Repubblica, sarebbe forse il caso che si autocensurassero prima che la “libertà di parola” si tramuti sottilmente in “libertà di sparare cazzate e spargerle ai 4 venti attraverso un’impostura mediatica”.
Vergogna!