Archive for September, 2008

Danza dello Scarabeo Stercoraro

Monday, September 29th, 2008

Se bene non so come avviare il lavoro,
sospeso tra strati di sterco e di oro,
mi gioco la carta che più mi si addice:
senza complicanze, “lo piace e lo dice”.

Per questo io passo giornate non vuote:
del ciclo vitale io giro le ruote.
Spingendo lo sterco qualcosa accadrà:
senza complicanze, “lo dice e lo fa”.

Non perdo il mio tempo fra antiche altalene
di gioia e tristezza, non penso a carriere,
non penso a riempirmi di grappa le vene.

Non storcere il naso con fare mendace,
schifato dal nostro ancestrale mestiere:
senza complicanze, “lo dice e lo piace”.

Non dormire

Saturday, September 27th, 2008

Camminava in uno stato stordito. Sentì uscire le parole in ritardo dalla sua bocca, come un film doppiato male.

“… sempre più spesso. Non so perché, si vede che qualcosa non va. L’unica cosa che so è che sonnambulismo e insonnia sono disturbi del sonno.”

“Dovresti rivolgerti ad un dottore. Chi è il tuo medico di famiglia?”

“E che cazzo ne so, non dormo da giorni e secondo te so… cioè, non riesco nemmeno a pensare, riflettere. Mi fanno male gli occhi, la luce mi infastidisce.” Gli scappò un singhiozzo.

“Ma perché?”

“Ti potrei dire tante cazzate, che ho visto l’orrore in faccia, che ho stress, che ho preoccupazioni e pensieri. In realtà penso che tutto sia legato al fatto che mi sento solo. Solissimo. Non mi sono mai sentito così solo. Ero abituato a dormire con lei vicino, da quando lei non c’è più semplicemente non dormo.”

“E da quanto tempo è che lei non c’è?”

“Un po’ meno di due anni.”

“Ma Cristo quanto tempo è che vai avanti così?”

“Da un po’ meno di due anni.”

“Ma come fai a vivere?”

“Allora ti spiego, è semplice: ci sono momenti in cui la stanchezza è insopportabile, altri in cui è sopportabilissima, ed in quei momenti concentro la mia attività. Quando è insopportabile è un po’ difficile da spiegare. Inizialmente provavo a fronteggiare il problema, andare a letto e prender sonno alle 5 del mattino, leggere, sopportare. Sbagliato, non c’è niente di più stupido che cercare di sopportare qualcosa di insopportabile. Quello che bisogna fare è allenarsi a capire come arrivare a sopportarlo. E io l’ho fatto, anche se mi è costato tanta fatica ed energie. Distraggo la stanchezza in diversi modi: meditazione, riflessione, scrittura, musica, cucina. Ho imparato a cucinare cose fantastiche, dovresti assaggiarle, devo cucinarti qualcosa. Una cosa che mi esce bene è il risotto alla cantonese. Lo cucinavo sempre per lei, ora non lo faccio più, la tengo come una cosa speciale nostra, che è nata e morta con noi. Non so se mi spiego.”

“Sì, ti spieghi, anche io e il mio compagno abbiamo alcune cose… diciamo così… speciali, solo nostre, cose che non potrei condividere con nessuno.”

“Ad esempio?, dimmene qualcuna.”

“Non so, ad esempio una volta abbiamo fatto un viaggio stupendo ad Ales, ed era una cosa nostra, non l’abbiamo detto a nessuno, come una specie di fuga dalla realtà, ed è stata la prima volta in cui veramente ho sentito di amarlo. Ecco, per assurdo, non potrei ripetere quel viaggio con nessuno, non riuscirei mai a passeggiare per quelle vie, per quelle strade, con nessun altro che non sia lui.”

“Ho capito, vedi, diciamo che non so se hai capito quello che ho detto, ma dall’esempio mi pare che tu ci sia, sembra che forse ci si stia capendo, ok?” Strascicando queste parole si appoggiò al muro. Poi continuò: “vedi a questo punto ti devo cucinare qualcosa, posso farlo? Posso?”

“Il frigo è tuo.”, lei gli rispose.

Aprì il frigo, la luce penetrò dentro, sentì una sensazione di gonfiore, come di malessere indolore, il gonfiore che una convalescenza da banale influenza può provocare. Quelle sono zucchine, gamberi precotti, cipolla, avrà riso sicuramente. Arance, mele, speriamo.

“Hai arance o mele?”

“No.”

Si va avanti comunque, avrà un po’ di riso.

“Hai riso?”

“Certo, secondo ripiano. Che mi prepari?”

“Non si dice. Preoccupati solo di mangiare.”

Preparò il soffritto di cipolla, e mandò in cottura, dieci minuti, o forse più. Vediamo un po’ come va. Si sedette al tavolo, lei si sedette, anche. Le diede una pacca sulla spalla, lei sorrise, e gli sfiorò le guance, lentamente, le sopracciglia… il sonno sopraggiunse. Come una coltre nebbiosa, come un gonfiore diffuso.

Almeno 10 minuti, li trascorse senza sapere che gli accadeva intorno.

Una voce immediatamente vicina disse qualcosa di amichevole in una lingua incomprensibile. Si svegliò di scatto, la guardò. “Hai bisogno di dormire, vuoi sdraiarti nella camera degli ospiti?”

Tutta la forza del mondo per formulare la risposta: “il risotto…”

“Me lo cucini la prossima volta, vai a sdraiarti adesso…”

“No, torno a casa.” E se ne andò.

Colpo da sogno

Friday, September 19th, 2008

“Mi raccomando, il più è fatto. Non guardarli in faccia: siamo in una lavanderia, ed in una lavanderia le persone lavano panni sporchi, non socializzano.”

“La patente di volo è pronta, mi prendo quella lavatrice laggiù, ok?”

“Sì, può andare, mi raccomando… io penso alla borsa. Confermami che sei pronto.”

La borsa è all’entrata, quell’idiota è tanto abile come ladro, tanto superficiale nel rifinire i dettagli: il manufatto apparentemente ben nascosto fra la roba sporca è come un bracciale d’argento preda per gazze ladre, facile e disponibile.

“Matteo, ho individuato la borsa, confermami che sei pronto. Dalla conferma, dammi 30 secondi e poi fai partire le danze.”

“Posso confermare.”

Comincia a camminare in quella realtà sporca e pulita di panni e di detersivi. Il beota è a poche lavatrici di fronte a loro, importante non dare nell’occhio. Avevano lavorato su questo piano per giorni, mesi. Per un colpo del genere serviva uno come quel ladro di galline: agile, svelto, forte, e incurante della propria vita.

A rubare quel manufatto si rischiava veramente tanto.

Avevano seguito tutto il colpo, avevano simulato una proposta di scambio; le regole erano chiare: borsa dei panni per non dare nell’occhio, prima sarebbe dovuto passare in lavanderia, fare una lavatrice, e al termine di quei venti minuti, si sarebbero dovuti incontrare a cinquanta metri da quel punto, alla fermata del bus.

La borsa, l’ultimo sopralluogo.

Problema: è vuota, quell’idiota dall’aria agitata ha appena fatto la cazzata di infilare il manufatto in lavatrice.

Segnale per Matteo, che immediatamente ed impercettibilmente compie una leggera deviazione verso la macchina automatica delle bevande.

Sguardo veloce al programma: niente centrifuga, lavaggio gentile… forse si riesce portare il colpo a buon fine. Dieci minuti alla fine del lavaggio.

È il momento: nuovo segnale, Matteo porta il suo caffè con sé, verso l’ultima lavatrice.

Marco nel frattempo si porta verso la porta a vetri.

Matteo infila la roba, sorridente, cordiale, si intrattiene con brevi parole con le signore che gli ruotano attorno, e pochi sanno che ben impacchettata fra i panni sporchi c’è una miscela esplosiva incendiaria a basso potenziale a base chimica, si innesca con semplice acqua.

Fa partire il lavaggio e si allontana, tra i nove e gli undici minuti all’esplosione.

Otto minuti di non-pensiero.

Marco rincomincia a camminare verso il centro della lavanderia, il lavaggio dell’idiota ha praticamente finito, prepara il fumogeno che ha in tasca.

Un’esplosione, fumogeno innescato, dall’ultima lavatrice escono fiamme e fumo, in 10 secondi non si vede più ad un palmo.

Marco e Matteo indossano la maschera antigas, Matteo si muove rapido all’ingresso, Marco verso la lavatrice; può sentire la presenza del grosso corpo davanti a sé: è l’idiota. La siringa lo addormenta in modo rapido e veloce. La confusione intorno copre qualsiasi suono sospetto. Il corpo crolla, fra i panni umidi c’è effettivamente il manufatto, sembra integro. A sinistra l’uscita, chiude gli occhi, si toglie la maschera, un passo oltre la coltre di fumo, Matteo lo copre alla vista dei curiosi accorsi. Si leva la maschera, Matteo finge agitazione, anche Marco.

Scappano via con la borsa e il manufatto, che la nebbia del fumogeno comincia già a diradarsi.

A cinquanta metri dalla lavanderia, fanno giusto in tempo a prendere il bus verso l’aereoporto.

“Pensavo peggio.”

“Il peggio verrà quando salirò su quell’aereo con te… odio il tuo modo di volare!”

Anche questa volta è andata.

“Odio quest’odore di fumo che ti rimane addosso…”

“Non preoccuparti, appena si atterra, cerchiamo una lavanderia…”

Dominiga, in sa vida chi ollu.

Tuesday, September 16th, 2008

S’urtima borta ca appu castiau a fora de sa bentana, m’arrigordu cummenti chi fessiri ariseru, femu in domu mia, sa vera.

Non custa, custa non esti domu mia. Tottu custa genti chi chistionara in linguas istrangiasa e non cumprendiri, e non mi cumprendiri, non mi permitti de zerriai custus quattrus murus domu mia.

Domu mia esti un’attra cosa, esti prena de serenidari, de bella genti, de arrisusu e de bellus fragusu de cosa de pappai.

E puru in sa vira chi ollu annanti de mei, in domu mia, a sa dominiga, su fragu de mustazzeddu e de pezza de procceddu deppiri preni s’aria; su fragu de acina e de pressiu deppiri fai girai sa conca e allirghiri sa femmina mia, is amigusu, e su sanguini de aundi bengu: sa famiglia mia.

E su sonniu miu immoi esti scetti de bivi una dominiga cumenti custasa chi appu immaginau, a coxinai pezza in sa cardiga cun su pizzu in fora de sa basca, in istari o beranu, cun su sonu de una chitarredda e su cantu de sa genti chi mi amara.
Poriri essi una tontiralli, ma immoi custa esti s’unica idea chi mi donara sa forza de sighiri a cumbatti sa tristezza.

Ma chi cazzo ti ha invitato?

Sunday, September 7th, 2008

Mai come in questi giorni di tremenda sottoculturalità, è necessario sradicarsi da qualsiasi contesto pseudo-spirituale.

Ci sono tante ragioni per sostenere ciò: dall’ingerenza continua della metafisica autoconservatrice in politica, alle ricorrenti fasi di controllo delle masse, messe in pratica ogni giorno da preti e prelati.

Ma come se ciò non bastasse, per la prima volta dopo tanto tempo la Chiesa Cattolica sta cercando di operare un controllo esplicito e vivo direttamente sul Territorio Italiano.

Le manifestazioni di ciò sono, ad esempio, i viaggi che il Papa compie nella Penisola (Isole comprese, purtroppo…), e le dichiarazioni che proferisce, leggibili cliccando qui.

Secondo il Papa c’è bisogno di una nuova generazione di politici cattolici e competenti. Per fare cosa? Per ripristinare una teocrazia di tipo medievale? Senza valutare il fatto che alle ultime elezioni hanno spudoratamente appoggiato un branco di criminali che non fa altro che danneggiare l’Italia da ormai 15 anni…

Ma perché non pensano all’amministrazione del proprio e unico potere che gli dovrebbe essere concesso, ovvero quello temporale? O al peggio, se proprio vogliono fare del bene alla società, perché non pensano a punire quel 4% (sottostimato) dei loro sottoposti che, sparsi per il territorio mondiale, passano la loro vita tra prediche e violenze sui minori (invece che fornire loro copertura)?

Ancora, perché lanciarsi in dichiarazioni sulla lotta al relativismo scientifico (che non esiste), quando in realtà l’unico relativismo di valori è proposto dall’incertezza sociale che da decenni impiantano nel territorio per mezzo delle loro gerarchie?

Inoltre, perché ad un papa ex-ufficiale nazista è permesso far dichiarazioni sul nichilismo dilagante e sulla crisi dei valori morali, quando ne è intrinseca espressione?

Infine, ma chi cazzo l’ha invitato? Come si permette di ingerire in modo così pesante sulle nostre vite? Come si permette di pretendere di insegnarci di cosa abbiamo bisogno per il bene della nostra società?

Il 25 Ottobre “Giornata dello Sbattezzo“. Io non mancherò, e voi?

25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo

LHC (-5)

Friday, September 5th, 2008

“Siete spaventati, ed è giusto così: state spostando in avanti l’orizzonte della Scienza.

Siete spaventati perché avete scelto di partecipare ad un’impresa epica che sarà ricordata per sempre.”