Archive for October, 2008

20 cose da fare se un Testimone di Geova suona alla porta

Thursday, October 30th, 2008
  1. Aprire nudi e con indosso solo uno “scherzapreservativo“.
  2. Aprire e urlare “VAI COL LANCIAGRANATE!”.
  3. Aprire e pronunciare la frase “Tempto fempto stazione?”; alla risposta stupita “Ah?!”, far seguire un sonoro “POBA!”.
  4. Aprire e con voce altisonante sentenziare: “Il problema della fame nel mondo l’ho risolto ieri, oggi è il turno dei pozzi d’acqua in Africa… scusate ma ho troppo da fare.”
  5. Aprire, infilarsi un dito nel naso, ravanare con forza, tirare fuori una caccola e con candore chiedere: “ne vuole un po’ anche lei?”
  6. Aprire e dare le spalle, ignorando qualsiasi cosa dicano.
  7. Come nel punto 6, ma indossando una gonna succinta.
  8. Aprire e, come rivolto a nessuno, dire: “Scusate ma non sono in casa, quando tornerò dal mio viaggio astrale potremo anche ciarlare di questioni terrene.”
  9. Aprire tenendo con la bocca la collottola del gatto/cane.
  10. Aprire perché possano constatare che dietro alla porta ce n’è una più piccola, poi una più piccola ancora, e ancora, ed infine, dopo 20 porte, l’ingresso è così piccolo che non ci possono passare.
  11. Fargli pronunciare qualsiasi frase e poi rispondere: “Secondo me è più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che dalla figa di tua mamma.”
  12. Uscire e odorare con forti snasate, senza mai distogliergli lo sguardo di dosso.
  13. Uscire dalla finestra e dire, con tono di giustificazione: “Ho sofferto da piccolo!”.
  14. Non aprire ed urlare al citofono: “SIETE CIRCONDATI!”.
  15. Aprire, avviare il discorso, e poi cercare di deviare la discussione verso una tematica quale “l’utilizzo degli anellidi nel giardinaggio”.
  16. Aprire e poi dire: “Scusate, non posso trattenermi tanto, la mia tenia ha bisogno di essere sfamata!”.
  17. Aprire con indosso abiti da Elvis, sostenere di essere J. F. Kennedy, e far loro giurare che “non c’entrano nulla con l’affare di Dallas”.
  18. Aprire e parlare l’alfabeto farfallino: “Sal-fa-ve-fe, co-fo-sa-fa po-fo-tre-fe-i-fi fa-fa-re-fe pe-fe-r vo-fo-i-fi?”.
  19. Aprire puntando la pistola alla tempia di un ostaggio.
  20. Aprire e defecare davanti all’ingresso mentre vi parlano.

Eja, sto cliccando… credici: te lo giuro…

Thursday, October 16th, 2008

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The little chicken

Monday, October 13th, 2008

A small, tiny, delicate, short, silver sound came from the black mouth of the cave.
“Here I am, please, here I am…”
Well, it’s ok, it could be anything.
“In principle I could just go there and take a look”, the chicken though… “but it’s so dark, so even if I go there and take a look, I will only see black…”
“Help me!”
That suffocating voice was calling, insisting, pricking…
“Ehm… let’s go there and check what’s happening, maybe it really needs my help.”
The chicken started to jump toward the big hole.
“Help me!”
The sound of the voice was really weak at that point, and the chicken suddenly stared in front of the entrance.
“How could it be that the voice I was hearing loud and clear, now is fading so quickly? Is it an urgency or what? maybe I should try and listen to it a bit better.”
“Help me!”
The sound of the voice was quite strong now. How could it be ever possible?
Usually chickens are very brave animals, but our little not-flying bird was starting to be scared, because that urgent situation was quite bizarre.
“Someone needs my help, but it’s definitely near the entry of the cave… the cave is dark, outside is bright, so it means that it can see me now.”
A shiver run down the spine of the chicken.
Whatever was there, it was able to see the little chicken position. Why wasn’t it saying nothing but “help me”?
And why was it changing so fast the pitch of the voice?
“Help me!”
Now it was a rough scream.
But after that one, a very big roar followed.
A lot of noise and screams, into the cave, the little chicken was petrified.
After a while a bear come out, grabbing a fox in its hand.
The bear look down to the little bird, and said loudly: “this fox yelled so much that woke me from my winter hibernation; now it really needs help…”

It doesn’t matter if you’re fox or chicken; if you’re chicken try to act as a fox, if you’re a fox don’t act as a chicken.

Memories – Ricordi – Ammentusu

Tuesday, October 7th, 2008

She said “hi” without giving a care to me, but in fact she meant.
She did so because it’s so difficult to act naturally when you know you’re writing the “end” of a middle-book chapter of your autobiography.
That’s the answer. I must accept this, without avoiding her sad smile.
So why I’m suffering so much?
Is the projection of this moment that makes me suffer?
Is my planning addiction that nails me down?
Reality shifts the future in your head, that’s a pain.
When the scent of her skin pulled me beneath the blanket I was disarmed.
I was a baby, I was a dumb old man, I was a brainless foetus.
I started to care about the moment wherein I was, and not about myself.
She told me that everything was perfect.
Even if it was a month since she stopped to say “I love you”.
At least she was calling my name.
At the end she told me “I love you”, and probably it was the temporary truth of that ruthless moment.
I fell asleep as a tired fallen angel, I fell for the very last time.

Lo so bene, è l’ultima notte.
Lei lo ha deciso, ha stabilito che lo è. E non c’è niente da aggiungere. Non ci sono speranze che non sia finita.
Eppure sono qui, a cenare con lei, a guardarla come l’ho guardata la prima volta, a volerla, a desiderarla, ad aspettarmi che tutto questo non finisca mai.
Lo vedo come un atto di autolesionismo, come un pallido tentativo di far finta che ciò non porti ad alcuna sofferenza, per godere di un istante.
Ma questo istante è illusione.
Un teatro di immagini e suoni, che la mente può solo catturare e distorcere col tempo, e rendere migliori.
La mente è un alchimista, che mescola il tempo ed i ricordi per creare un presente di malinconia, e rinnovarlo nella ricerca del nostro passato.
Così non potrò mai dire che quell’istante non l’ho mai dimenticato, o che non lo dimenticherò mai, perché in realtà è stata la mia mente a forgiarne il ricordo. E mi torturerà con esso, per sempre.
E durante la notte ancora mi chiedo come sia stato possibile, quel giorno.
Come sia stato possibile dormire come un angelo caduto e stanco, per l’ultima volta.

S’ammentu esti stranu; no esti cosa ca si pori pigai e scavuai cummente si olliri.
Sighiri a ti tormentai candu sesi solu, candu a sa notti ti croccasa in su lettu, candu sturasa sa luxi.
Sesi solu e non c’è nudda annanti e nudda appallasa, ma s’ammentu c’esti e non ti lassara in paxi.
Ti d’arricordasa, cummente si movviara, cumente ti toccara, cumente ti chistionara. Beru esti?
Su fragu de is piusu, cumente si sezziara in cussa manera nervosa e sigura.
Sa boxi fiara poesia, candu ti chistionara de calincunu artista maccu, e tui atturasta inguni firmu a d’ascurtai, chenza e nai unu mesu fueddu.
Ti mancara giai, e da tenisi annanti: da tennisi annanti e ti mancara, poitta scisi ca esti s’urtima notti. Scisi ca issa ari giai dezziru ca tottu deppiri accabbai immoi.
E non bollisi, ma non porisi scioperai.
Deppisi scetti bivi su chi custu momentu di donara, cittendi sa conca.
Porisi scetti firmai custu momentu in sa memoria, e lassai ca su tempu ti pozzara sciacquai sa vida da is pensamentusu.
Porisi scetti gosai, e pustis circai de drommiri.
Drommiri cummente un angelu arruttu e stancu, po s’urtima borta.

Confessione dell’uomo vissuto

Thursday, October 2nd, 2008

Se affanno a quel pensiero che mi assale,
quando scopro che donna ha già marito,
non è perché dell’atto viva il male
dell’insinuar chi ha già l’anello al dito.

Che io non me ne curi, anzi, è ben noto,
e ancor che questo accresca in me la voglia
di dare al fausto meccanismo moto
che getta i matrimoni oltre ogni soglia.

Perché ripudio l’insoddisfazione
dell’altrui spose, e il loro triste sguardo.
Eppur c’è chi mi tratta da codardo,

perché non intravedo istituzione
nel rendere una donna non felice;
e infine faccio quel che mi si addice:

le dò un po’ del mio mondo da godere,
e in due ci promettiamo di tacere.