Archive for March, 2010

8 Marzo – 10 battute

Monday, March 8th, 2010

La caccia? Agli italiani piace sempre meno. Solo uno su dieci a favore, ma è abbastanza per mettere in fuga gli altri nove.

La caccia? Agli italiani piace sempre meno. Solo uno su dieci a favore. A Rosarno, tuttavia, la percentuale dei favorevoli è maggiore, ma solo quand’è “stagione”. Di arance.

Napolitano: «Diritto di voto va garantito, senza “se” e senza “a che ora”.»

Riammesse le liste della Polverini e Formigoni. Per festeggiare, il PDL fornisce i bagni di ogni sede nazionale con rotoli di carta igienica suddivisi in quattro sezioni e 139 articoli.

Trattativa tra Stato e mafia? Il generale Mori nega: nessuna trattativa, solo dei vecchi vinili che Riina mi doveva indietro.

All’Asinara, la protesta-reality dei cassa-integrati in diretta dal web. Non trova spazio in TV per la difficoltà nella gestione del televoto.

8 Marzo, Napolitano esorta le donne: “Esigere sempre rispetto della dignità”. Curioso invito, da uno per cui una Clio e una moglie sono la stessa cosa.

Fragalà, dalle analisi dei RIS scagionato l’unico indagato. A questo punto diventa veramente oscuro il movente per l’omicidio dell’avvocato penalista ex-difensore di mafiosi al maxi-processo che dopo aver voltato le spalle a Cosa Nostra ha ricevuto minacce dai boss carcerati in regime di 41-bis.

Notte degli Oscar. Una cerimonia talmente noiosa che la statuetta mostrava segni di cedimento al sonno.

Per Renato Vallanzasca la foto del primo giorno fuori dal carcere. È talmente fotogenico che ricordo i suoi omicidi con simpatia.

Arte e democrazia

Monday, March 8th, 2010

Certo è che, sottoposto al giudizio altrui, ci si sente più vulnerabili, soprattutto nell’attesa.

Così mi sento, da quando ho spedito il libro all’editor, ed è in un certo senso una bella sensazione.

Però non mi lego a questa schiera, detto con parole non mie.

Ho riflettuto a lungo sul “se” e come sottoporre le mie parole al giudizio della “rete”, ovvero quella stupenda mistificazione di democrazia che da qualche anno a questa parte viene malintesa da gran parte delle persone.

È questa la grande illusione di democrazia, esattamente: internet.

Internet, e soprattutto i social network come Facebook, altro non fanno che livellare in modo orizzontale qualsiasi posizione intersociale, illudendo chiunque di contare quanto chiunque, in un’unica grande pianura culturale.

Questo non è vero, ma è una splendida scusa.

La verità è che la cultura, e di conseguenza la democrazia, hanno forme espressive oblique, né orizzontali (populismo fascista) né verticali (autoritarismo fascista).

La democrazia è una splendida via di mezzo, che non ammette vie di mezzo.

Questo perché la massa sub-acculturata (de-culturata) tende ad avere un’opinione e a sentire la necessità di esprimerla nelle sue forme più basse.

Il social network non fa altro che dare un palco ed un microfono, ma non impone un’attribuzione di responsabilità (non solo legale ma soprattutto culturale) a chi parla.

Poter esprimere un’opinione ai quattro venti non è manifestazione o garanzia di democrazia, e questo sfugge ai più.

L’opinione va “sudata”, il microfono va preso in mano solo quando si ha realmente qualcosa da dire e si conoscono approfonditamente i contenuti su cui si esprime un’idea, e questa è democrazia.

Esprimere un’opinione informata in modo libero, e far breccia nelle menti e nei cuori dell’auditorio in cui si parla: questa è democrazia.

Quindi, in base a queste convinzioni, ho deciso di non sottoporre il mio testo a Facebook, perché sarebbe come entrare in un bar, tra amici e sconosciuti, e mettermi a decantare le mie poesie.

e, poi, fare il giro dei tavoli a chiedere, a persone che magari non hanno ascoltato neppure due versi, che ne pensano di ciò che scrivo e recito.

Che valore potrebbe avere un parere espresso in questo contesto?

Veramente scarso, penso.

Allora è giusto che, democraticamente, si crei un dialogo artistico tra me e le persone a cui la mia arte parlerà.

La democrazia, come l’arte, va meritata, e spero e sono sicuro che tanti amici “meriteranno” il mio libro con una semplicità assurda e terribile, e io “meriterò” i loro commenti positivi e negativi.

Ma so anche che dovranno cercarmi, ed io li cercherò, e ci cercheremo.

Non voglio che sia un caso che ci trovi a discutere di me, voglio che sia volontà, voglio che sia amore.

Sperando di non esser frainteso, preciso che non è una smania presuntuosa di selezione dell’auditorio, ma una volontà di moderazione dell’opinione nel primo modo possibile, ovvero obbligando al ragionamento.

Le mie parole non ti scorreranno davanti in modo casuale, te le sarai andate a cercare, le avrai lette e avrai cercato di capirle.

Solo alla fine, mi dirai che ne pensi, e sperabilmente ne discuteremo davanti ad un bicchiere di vino.

Editore permettendo.