Rapidi come mosche-tigre impazzite, questa volta un compito ingrato attendeva me ed il buon Frank.
L’invasione di maiali volanti faceva da contrappunto all’invasione di topi di fogna giapponesi, quando l’agenzia delle entrate ci chiamò rivelando i suoi bisogni inconsulti di entrate.
Una piccola filiale Unicredit in Liechtenstein applicava avanzatissime tecniche di signoraggio, drenando soldi dalle tasche degli italiani direttamente in quella grossa vena cava rappresentata dal circuito bancario.
Ed ecco che, mentre Frank cercava di respingere con uno scacciamosche un maiale alato che tentava un’improbabile arrampicata sul parapetto della finestra dell’ufficio, scoprimmo che gli italiani, per un vizio del sistema fiscale, non pagavano più le tasse allo Stato, bensì alle banche…
Il problema pareva insormontabile.
Talmente insormontabile che Frank, facendo spallucce, si limitava a schiantare al suolo i maiali volanti più impacciati, che fra grugniti si spiattellavano sull’asfalto con gran gioire dei topi e di Frank, da sempre sostenitore del maiale a crudo.
Ebbi un’idea: il vizio del gioco è qualcosa a cui nessuno può resistere, nemmeno le banche.
Così, come avrete già capito, rimettemmo insieme la vecchia squadra di poker, strappando i vecchi membri alle loro rispettive famiglie.
In un’occasione fu addirittura necessario utilizzare il pene di Frank come sfollagente, grosso e venoso al punto di impaurire anche le donne più vissute, anche se mai abbastanza per respingere le over-sessanta.
Non farò i nomi dei componenti della banda, perché me ne vergogno.
Così conciati, pronti e debosciati al punto giusto, partimmo verso il Liechtenstein.
La strada è facile: Cagliari, Olbia, Livorno, Trieste, Bratislava, Ankara, Baku, San Pietroburgo, Dubna, Vaduz.
Mazzo nuovo, whisky, mezzo toscano bagnato nel caffè.
Chi può mai resistere ad una combinazione simile?!
Tutto il paese fu trascinato in una samarcanda di puntate, e gli Ovest-Europei, in tale occasione, si rivelarono dei veri e propri porci.
A coronare il tutto, i maiali volanti ci raggiunsero anche lì, avvisandoci che i ratti giapponesi sarebbero arrivati a breve, facendo apologia per il loro ritardo dovuto al trasporto via terra.
Frank ne colpì qualcuno, poi però il poker lo portò via dalla discussione coi suini.
Sapete com’è Frank, quando comincia non riesce più a smettere, esattamente come i cittadini di quello stato di cui non ricordo ormai più il nome.
A breve le banche furono informate di quanto fosse piacevole il gioco d’azzardo, ed abbandonarono subito le rischiose operazioni di stock marketing sulla compravendita di maiali volanti e ratti giapponesi… questo, in sé, sarebbe da considerare una parziale risoluzione del caso.
A breve sbancammo le banche, che non facevano altro che rilanciare in modo scriteriato, fino a puntare tutti i proventi dalla truffa del sistema-tasse italiano.
Quando li lasciammo in mutande, ci implorarono qualche fiches di consolazione, che sdegnati gli negammo (da pessimi giocatori quali siamo).
Nel frattempo arrivarono i ratti, che fecero un sol boccone di tutto il personale della banca, dal direttore fino alla donna delle pulizie, giustamente.
Riportammo i soldi a Roma, in una salva di applausi, coperti solo dal ronzio dei maiali, che per festeggiarci decisero, per quel giorno e solo per quel giorno, di non defecarci in testa durante il transito al Viminale.
Per sdebitarsi, lo Stato Italiano, ci propose un condono sui proventi in nero che la nostra agenzia investigativa accumula ormai da anni, e decise inoltre di aumentare il debito nei confronti della Regione Sardegna, drenando le tasse dei lavoratori sardi in Sicilia.
Quanto a noi, che del sistema monetario ormai siamo esperti, continuiamo a nutrirci di maiali volanti e talvolta di ratti giapponesi.
Doveste sentire il casino che fanno: VROOOAAARRR!
Archive for July, 2010
Io e Frank (2)
Thursday, July 29th, 2010Io e Frank
Sunday, July 18th, 2010Quella volta, il Governo chiese all’Agenzia di indagare su un’invasione di vampiri etiopi.
Io ed il mio aiutante Frank attendevamo con ansia il giorno di una prova simile, giocando a freccette ed eliminando, una ad una, le bolle da un bicchiere di acqua gasata.
Pochi sanno che i vampiri etiopi sono dannosi solo se di sesso maschile, in quanto quelli di sesso femminile continuano ad avere le mestruazioni (spesso abbondanti) fin dopo la trasformazione, e questo implica la possibilità di autoalimentarsi senza pratiche di caccia.
Coi vampiri etiopi di sesso maschile, invece, la questione è parecchio più delicata: odiano il sangue mestruale vampiro, e cacciano durante le ore notturne.
Contrariamente a ciò che si pensa, trovando repellente il mestruo, si concentrano su prede maschili, spesso vergini.
Essendo, in epoca moderna, la verginità maschile una condizione frequente, potete immaginare cosa significò per un’isola come Cipro, una tale e nefanda, riprovevole epidemia…
Fatte salve le donne, tuttavia, io e Frank ci concentrammo sul piano di viaggio.
Ambedue stabilimmo che uno studio preliminare in Etiopia avrebbe rappresentato certo una perdita di tempo… ma piacevole!
Quindi, sorseggiando un nero caffè, affrontammo la solitudine del deserto collinare in cerca di qualche serpente raro e velenoso, e verso sera pianificammo il viaggio a Cipro.
Appena sbarcati ci attaccarono, denti aguzzi e acuminati, il pilota morì sul colpo, salvo poi attaccarci anch’esso.
Non si aspettavano però la sorpresa che io e Frank gli propinammo: dei fucili ad acqua caricati con mestruo, utilissimi contro quella particolare specie di vampiro, ed efficaci pure contro i testimoni di Geova.
Schizzando sangue mestruale ovunque, ci facemmo largo verso il secondo aereo, su cui salimmo lasciando Cipro alle nostre spalle.
Il mestruo non era abbastanza, sarebbe stato necessario pianificare una tecnica molto più elaborata, qualcosa di scacchistico, ma senza arrocco corto.
Trovammo una soluzione semplice e geniale: organizzare trasfusioni clandestine di sangue mestruale nei corpi dei maschi adulti ciprioti.
Così, sicuri del fatto nostro, ci inabbissammo nelle fogne di Barcellona per rispuntare, non visti, da un tombino in Cipro.
Io, Frank, e Caracalla Rotterdam (un dottore di nostra conoscenza) passammo una mattina ed un pomeriggio infernale, pompando sacche di sangue dentro vene ignare.
Era facile, tuttavia, in quanto la scusa era banalmente attraente: le nostre cavie erano distratte da canti gregoriani e vodka, e facilmente allargavano le braccia non curanti dei nostri aghi.
Quando fu notte, ci tenemmo la mano in attesa dell’attacco, che non tardò ad arrivare.
I vampiri mordevano le vittime, per poi esplodere.
Le vittime, tuttavia, diventavano vampiri, ed il sangue mestruo nel loro corpo, da noi innestato, generava una seconda esplosione.
Quella notte… oh, sì! Quella notte festeggiammo alla grande, in un mare d’esplosioni mestruali.
Fu così che io e Frank portammo a termine quella difficile missione, ed il Governo, in cambio, ci permise di tenere i flaconcini avanzati che utilizzammo per dei gustosi cocktails.
Cin cin! Tling!