Arte e democrazia

Certo è che, sottoposto al giudizio altrui, ci si sente più vulnerabili, soprattutto nell’attesa.

Così mi sento, da quando ho spedito il libro all’editor, ed è in un certo senso una bella sensazione.

Però non mi lego a questa schiera, detto con parole non mie.

Ho riflettuto a lungo sul “se” e come sottoporre le mie parole al giudizio della “rete”, ovvero quella stupenda mistificazione di democrazia che da qualche anno a questa parte viene malintesa da gran parte delle persone.

È questa la grande illusione di democrazia, esattamente: internet.

Internet, e soprattutto i social network come Facebook, altro non fanno che livellare in modo orizzontale qualsiasi posizione intersociale, illudendo chiunque di contare quanto chiunque, in un’unica grande pianura culturale.

Questo non è vero, ma è una splendida scusa.

La verità è che la cultura, e di conseguenza la democrazia, hanno forme espressive oblique, né orizzontali (populismo fascista) né verticali (autoritarismo fascista).

La democrazia è una splendida via di mezzo, che non ammette vie di mezzo.

Questo perché la massa sub-acculturata (de-culturata) tende ad avere un’opinione e a sentire la necessità di esprimerla nelle sue forme più basse.

Il social network non fa altro che dare un palco ed un microfono, ma non impone un’attribuzione di responsabilità (non solo legale ma soprattutto culturale) a chi parla.

Poter esprimere un’opinione ai quattro venti non è manifestazione o garanzia di democrazia, e questo sfugge ai più.

L’opinione va “sudata”, il microfono va preso in mano solo quando si ha realmente qualcosa da dire e si conoscono approfonditamente i contenuti su cui si esprime un’idea, e questa è democrazia.

Esprimere un’opinione informata in modo libero, e far breccia nelle menti e nei cuori dell’auditorio in cui si parla: questa è democrazia.

Quindi, in base a queste convinzioni, ho deciso di non sottoporre il mio testo a Facebook, perché sarebbe come entrare in un bar, tra amici e sconosciuti, e mettermi a decantare le mie poesie.

e, poi, fare il giro dei tavoli a chiedere, a persone che magari non hanno ascoltato neppure due versi, che ne pensano di ciò che scrivo e recito.

Che valore potrebbe avere un parere espresso in questo contesto?

Veramente scarso, penso.

Allora è giusto che, democraticamente, si crei un dialogo artistico tra me e le persone a cui la mia arte parlerà.

La democrazia, come l’arte, va meritata, e spero e sono sicuro che tanti amici “meriteranno” il mio libro con una semplicità assurda e terribile, e io “meriterò” i loro commenti positivi e negativi.

Ma so anche che dovranno cercarmi, ed io li cercherò, e ci cercheremo.

Non voglio che sia un caso che ci trovi a discutere di me, voglio che sia volontà, voglio che sia amore.

Sperando di non esser frainteso, preciso che non è una smania presuntuosa di selezione dell’auditorio, ma una volontà di moderazione dell’opinione nel primo modo possibile, ovvero obbligando al ragionamento.

Le mie parole non ti scorreranno davanti in modo casuale, te le sarai andate a cercare, le avrai lette e avrai cercato di capirle.

Solo alla fine, mi dirai che ne pensi, e sperabilmente ne discuteremo davanti ad un bicchiere di vino.

Editore permettendo.

One Response to “Arte e democrazia”

  1. Enrico says:

    Hai perfettamente ragione!

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