Un lupo mannaro sardo a Southampton
Non è affatto semplice scrivere un diario di viaggio, specie in tempi come i nostri, in cui i viaggi sono tanti e brevi. Cercherò quindi di focalizzare l’attenzione su alcuni particolari particolarmente significativi che rendono questa permanenza lavorativa un vero e proprio “viaggio”.
Come sempre non sono riuscito ad essere completamente entusiasta di ciò che sto facendo e vivendo, e questo può essere in parte un bene: volare troppo in alto implica cadute dolorose; ma c’è qualcos’altro: un morbo da cui ormai non riesco a guarire. Si addormenta per giorni ma poi, ogni notte di luna piena si fa sentire; è la malattia di chi non ha bisogno di esperienze, ma di esperienze serene.
Ciclicamente, torna fuori tutto quello che è nascosto dentro, e questo sarà il luogo giusto in cui sfogarlo.
La giornata di oggi è cominciata la mattina del 28, alle 8 del mattino, fra le braccia del mio amore.
Valigia.
Poi gli ultimi saluti da parte degli ultimi amici che sono riuscito a salutare, e il primo aereo, 20+50 minuti di ritardo (a terra, ritardo di imbarco + sull’aereo, ritardo della partenza). A Pisa il supporto di alcune persone che mi hanno fatto il grande favore di ospitarmi, 3 ore di sonno agitato, volo per Londra Stansted, arrivo alle 8 della mattina.
I facchini devastano la valigia, distruggono le maniglie, anche il trolley, quindi proseguo il resto della giornata tra treni, autobus, metropolitane e taxi, spingendo un cubo di 16 chili con 4 ruote scassate.
Arrivo a casa mia, buone notizie, connessione 24 ore su 24, almeno non perdo i contatti con le persone lontane. Bus gratis, mi regalano una penna USB da 256 Mb, i colleghi sembrano tranquilli, la stanza è bella, la cucina è abbastanza pulita e abitabile.
Ogni cosa ha un codice, o si apre con chiavi e tesserini magnetici; mi invitano alla festa di accoglienza, ma sono stanco morto e decido di non andare.
Cambio idea, ci vado, mi chiedono soldi.
Dico che non spendo soldi per andare ad una festa in cui non conosco nessuno, ma loro rispondono che se dò i soldi mi danno la maglietta.
Mi hanno quasi convinto, ma poi, dopo 3 millesimi di secondo, rifletto sul fatto che una maglietta non mi serve a niente, al massimo voglio (non è vero nemmeno questo) conoscere persone, quindi declino l’invito e torno in camera.
Apro questa pagina.
Oggi mentre usufruivo gratuitamente del servizio pullman, riflettevo sugli sprechi di questa città: i servizi sono sovrabbondanti in ogni circostanza e contesto.
Ad esempio: il bus della linea universitaria (gratuito per tutti gli studenti) ha al suo interno un assistente del viaggio, che discute con chiunque abbia qualsiasi problema e cerca di risolverlo, come una specie di stuard/hostes.
Tutto è grande, dispendioso, eccessivo, disponibile.
Però è anche vero che i servizi ci sono per chi studia, produce cultura, fa grande questa città, e diventa grande con essa. Che questo sia sbagliato?
Forse no, ma continuo a preferire la via di mezzo.
Tuttavia, pensiamo che l’Italia spende QUATTROMILIARDI l’anno per rifornire le banche vaticane. Se l’Italia spendesse più razionalmente quei (e non solo quei) quattrini, i servizi che il popolo inglese ha “di default” sarebbero normalissimi anche qui.
E comunque, migliorare la qualità dei servizi pubblici significa fidelizzare la gente al loro utilizzo, e questo è molto utile all’economia nazionale.
A tal proposito ti dico che una corsa in autobus, anche se di 10 minuti, ha un costo di 1,20 pounds, che la gente è CONTENTA di pagare perché gli autobus viaggiano in orario, con l’assistente a bordo, e con un personale che ti tratta come se tu fossi un re.
Ho fatto viaggi di 20 minuti godendomi il paesaggio, invece che dolendomi per il culo spaccato dai buchi per strada.
Appena arriva Babaiola ce ne andremo a Stonehenge…
Un pregiudizio mi coglie: gli Spagnoli non fanno altro che rompere i coglioni ad ogni ragazza che respira, parlare in spagnolo, fare mafia e comunella, non si spostano quando passi col carrello al supermercato, si ubriacano e fumano continuamente.
Adoro questa città, peccato per la pioggia…
gli spagnoli romperanno anche i coglioni, faranno pure comunella, però si lavano il culo e per questo dovresti ringraziare.
Non è vero: non esiste il bidet in Spagna.
bene, allora una passata di fiamma ossidrica pure a loro!
Certe volte mi chiedo perché le persone che ci amano (o dicono di farlo) abbiano la smania di controllarci e, perdipiù, cercare di limitarci.
Probabilmente perché vedono in una nostra evoluzione un pericolo per la relazione che (è umano) vorrebbero mantenere “ghiacciata” in un certo istante.
Non si rendono conto però che qualsiasi tentativo di limitare il prossimo (e a maggior ragione il partner) è una violenza, ed in quanto tale lede alla relazione.
Tra l’altro, questo tipo di violenza, tutta basata sull’idea egocentrica di possesso, è una fra le peggiori che si possano immaginare in una relazione, e spesso ne accelera la fine.
Ieri sono stato ad un raduno di messicani.
Mi sembrava di essere in un film. Brutto.
Sono andato in giro per la città con una valvola di rubinetto svitata dal bagno della Hall, che se lo sapessero mi butterebbero fuori a calci nel culo.
Tutto questo per trovare una prolunga-doccino.
Tutto questo per costruirmi artigianalmente una specie di bidet.
Mi manca.
non ci posso credere. lo stai facendo sul serio? :°°°°°°°°°°°°D
Oggi primo tentativo, tubo da 1,5 metri, compatibile con tutti i tubi da mezzo pollice, TRANNE QUELLO DEL MIO RUBINETTO..
Appuntare il fallimento.
ma scusa se il tubo è da un metro e mezzo non puoi collegarlo alla doccia anzichè al rubinetto?
In questo giorno di silenzio sei riuscito a trovare un modo per lavarti il culo? Io cmq proporrei una bacinella…meglio d niente!
No. La doccia non ha filettatura: è un bocchetto attaccato al muro.
Oggi mi sono chiesto chi sono, dopo tanto tempo. Chi sono a parte le sensazioni, fin troppo umane, chi sono a parte la carne, i tessuti, gli organi, e le ossa.
A parte la mia storia.
A parte il mio futuro e ciò che sarà di me.
Chi sono? è possibile identificarmi con ciò che voglio, riproponendo il quesito sotto forma di “che cosa voglio veramente”?
Sento di vivere a metà.
Kid A.
Tutto al suo posto.
Ieri mi sono svegliato succhiando un limone.
Tutto al suo posto.
Ho due colori nella mia testa.
Cosa stai cercando di dirmi?
Cosa stavi cercando di dirmi?
Tutto al suo posto.
Ogni tanto vedo un uomo, handicappato, che fermo alla fermata dell’autobus di Portswood non fa altro che sputare materia perlacea per strada.
Oggi lui non c’era, ma dove lui si ferma sempre era pieno di saliva brillante e sputi grigio-perla.
Tra i sacchi di sale,
tra il vento feroce,
tra reti lontane,
tra onde leggere,
tra esili gigli,
tra i miei nascondigli,
tra il nostro sapere,
tra ciò che rimane,
tra il canto e la voce,
tra il bene ed il male,
ancora mi sorridi
e ci dividi…
Questa tempesta tonante,
quest’onda di marea,
questa valanga,
non mi fa paura.
Nessuno può vedermi piangere.
Oggi ho letto un’articolo che ricordava la morte di Feynmann, ovvero uno dei più grandi fisici del secolo passato.
Come se ci fosse solo la Fisica: dimenticavo di dire che è stato anche attore, suonatore di bongos al carnevale di Rio de Janeiro, e chi più ne ha più ne metta…
Mi ha assolutamente affascinato pensare di poter calcare un centesimo solo della strada che ha calcato Feynmann: è una di quelle persone a cui vuoi bene, conoscendola solo per le sue formule che hai dovuto studiare durante i corsi.
Eppure a detta di tutti Feynmann era così: una persona amabile, divertente, un grande amico ed un grandissimo collega allo stesso tempo.
Ti avrei tanto voluto conoscere, Dick! Buon viaggio.
Mentre passeggiavo per Langhorne Road, ho avuto la stessa sensazione che ricevevo da bambino quando andavo alle giostre.
Alle giostre, l’ultima volta che andai, fu per vedere Roberta, perché ne ero innamorato, e ricordo che quel giorno ci incontrammo ma stava coi suoi amici, e non mi considerò più di tanto, e ci rimasi molto male.
Avevo paura che non mi amasse, ed allo stesso tempo ero incredibilmente sicuro di amarla.
Ero molto triste, quel giorno.
Quanto ho pianto in questi mesi.
Quanto fluido è uscito dal mio corpo, non pensavo di poter piangere così tanto. Eccezion fatta per la prima giovinezza, penso di aver pianto più in quest’anno che in tutto il resto della mia vita.
Mi manca, l’ “Io” di un anno fa, mi manca tanto: la felicità, il sorriso, quegli occhi: nelle foto vecchie ho degli occhi molto belli. Perché ero felice.
E quando io senza capire ho detto “sì”…
Mi sento solo, incompreso, abbandonato. Ed è una sensazione molto marcata, rispetto a come la potevo provare, molto attenuata, molti mesi fa.
In più sono stanco, tanto stanco.
Di fatto sono solo, e attendo l’abbandono.
Vorrei dirti ora le stesse cose: ma come fan presto ad appassir le rose… così per noi…
Che bella canzone…
La cosa più pesante, la cosa che è più difficile da affrontare, è il conflitto tra come sono e come ero.
Non è una questione di preferenze, è solo che prima ero felice, e adesso non so più dove guardare per trovare uno scampolo di felicità.
Sono meglio o peggio? Il vuoto è sempre lo stesso, solo che ora non c’è più nessuno che possa riempirlo. Quindi sono sempre lo stesso.
E non ho voglia di usare le solite scuse, le cazzate: “non sono ancora pronto, sono insicuro” e altre cazzate del genere.
Non sono mai stato pronto, e sono una delle poche persone sicure di ciò che fanno che conosco.
Ho avuto solo un po’ di sfortuna, e ora la chiamo evoluzione. Quando la chiamo col suo nome, le lacrime rispondono al richiamo.
Da novembre non vedo la luna piena.